Inediti di Simone Lago


Sai a volte vorrei salire in camera il lampadario di Murano
e starci appollaiato come il gufo dondolando, gettando
iettature sotto il cono della luce contro i gins appesi
all'appendino verso il grigio del cappotto che sbrilluccica
di forfora, all'alone del sudore fuoriuscito la notte la pista il sabato
quando ballo con a terra paciuga di birra che lubrifica le suole e allora
mi riesce quella mossa un po' speciale che m’accresce l'autostima;
poi però mi scopro impresso in ambigue filigrane
fotostatico
sul letto mezzo nudo e vedo nero, sì del nero sulle braghe troppo lunghe e smerigliate
e penso, oddìo, penso -a questo verbo un po' speciale un monumento ci vorrei fare -
dicevo penso alle feste alle emozioni sì violente (che detta francamente poi
non restano che macchie sugli arredi personali, niente affatto sublimate.)

E non dire che non tengo la ragione d'incazzarmi quando vedo - e sì
l'ammetto che pentirsi arriva sempre
col treno dei coglioni, sempre dopo -
quando vedo che di ventine d'euro spesi non mi resta che lo sporco sotto i piedi
e la coscienza no, non dico sporca, ch'è banale, ma almeno batte_ allora sento
presente un vago impegno; così monto sulle luci dei perdenti
sui lampadari provinciali e faccio luce sul senso degli unti universali.

***

A La Fede

Verrò con te, Camillo, stasera, perché penso
di non aver più voglia dei giochi di rimessa
che ritornano miei dopo aver vissuto in altri,
per questo paradigma immobile che declina tragedie.

Siamo in questa stanza, un sottotetto con le muffe
riviste in terra che parlano d'inediti design, al plasma
un documentario sulla vita primitiva... molti commenti
sonori, minimali, in pulsazioni quattro quarti, come il cuore
quattro spazi, in due tempi principali, sistole, diastole, e poi
un progetto videoarte sulle gesta coordinate di Zidane; è così
che va la vita, ludoteca, semplici bioritmi e sei un sopravvissuto;
le cose inutili richiedono complessi logaritmi per essere accettate.

Vengo con te Camillo, stasera, penso, a lanciare palloni da basket per aria
senza disegni e misure, senza alcuna pretesa vi siano rimbalzi
per uno spazio esente da x,y,z e patti per un percorso della storia;
ci ritroveremo a bere birra sulle panchine al parco di Moebius dove
infinita sarà la nostra ubriacatura e senza via d'uscita, dove gli alberi
ci cresceranno fra i polmoni e non sarà più utile tirare alcun respiro.

È la sera un nostro sogno o siamo un segno della sera? E cosa facciamo?
Caro Camillo, a volte penso lo stipendio giustificazione del lavoro,
avere figli una famiglia giustificazione del lavoro,
e per tutti gli anni in cui non ho lavorato
non sia stato degno d'essere amato.

Ho sentito Dio l'altra sera e m'ha chiesto in sacrificio
un laccio delle scarpe con cui essere impiccato. Manderà
poi Isacco e il nunzio angelicale a staccare il corpo dalla trave.
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