2 poesie da “I sepolti” (di Sergio La Chiusa)


LietoColle, 2005

La caduta dei ciechi

chi l’avrebbe detto che quell’inciampo
quella caduta del primo della fila
sarebbe stata per tutti una rovina:
abbiamo sentito l’abisso a uno a uno squarciarsi
sotto i piedi la spalla amica cedere sotto la mano
e il cielo e la chiesa e la campagna fermi nel silenzio
prima e dopo il precipizio
non badano a quella frana di corpi disarticolati
come noi neppure immaginiamo l’orrore d’uova
sgusciate che ci hanno ficcato al posto degli occhi

- non dovevamo fidarci di quella guida
cieca come noi solo più sicura, presuntuosa -


La salita al calvario

chi di noi vedeva
che il cielo s’addensava sopra il Golgota
che i corvi andavano volteggiando sulle croci
non eravamo che un’unica massa di gitanti
era il vento o cos’altro a sbalzarci a sballottarci
come mille pagliuzze cartacce su su
che il sangue del giustiziato è miele per le api
così andavamo in tanti giocando azzuffandoci
come a una fiera di paese
e in mezzo - invisibile - un Cristo in miniatura
tra noi Cristi in miniatura
chi lo vedeva chi

il crocifisso dipinto e ridipinto e scolpito
e appeso su tutti i muri delle scuole se a volo
d’uccello non c’è primo piano e non c’è sfondo


nota: i due testi prendono le mosse dalle opere di Pieter Bruegel il vecchio
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