Gentile Poeta,
ne toglie un po’ gli anni di dosso
forse ancora incastrati in un tempo
che lento non chiude la corsa.
Dunque prova a strapparmi di peso
dal vento che immobile mi resta
appiccicato come colla aderente
e mi tiene ancorato alla vita
di una stupida sagoma terrestre.
Solo allora finalmente starò
nel volo che tuttora mi aspetta
a contare quanti metri davvero
mi serviranno da crollare di netto
per poter rimanere l’avanzo
di assurda gioventù a mezz’aria
che degli altri rapisce lo sguardo.
*
Il silenzio che porta la pace
arriva
di notte, e mi spaventa
è
la voce della tua assenza
imminente
che cambia il tono,
non
il ritmo del tuo tornare.
Ora
vorrei confondere il pianto
fra
quei rumori infinitesimi
con
cui si scontrano gli atomi
mentre
diventano materia ignorata
dei
sorrisi che in questa stanza
appesa
al niente hai smesso di darmi.
*
A metà della mia finestra
si
guardano un pezzo di cemento
e
un ramo senza dirsi la natura
di
come li hanno creati, si sfiorano
timidi
sanno che non dovrebbero
appartenere
allo stesso spazio
una
forma impassibile nel vento
e
l’altra che non gli resiste mai,
ma
continuano a stare, si toccano
per
impostazione involontaria
come
pezzi difettosi di materia scartata
nel
silenzio di tutti si scoprono
vivi
nell’altro che non sono.

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