Mario Fresa. Ritratti di poesia (18)



 Giacomo Cerrai



Si sarebbe tentati di parlare, a proposito della poesia di Giacomo Cerrai, di una costante calma inquietudine; o anche, meglio, di un sofferto rigore: perché la guerra interna che muove le dense e tese immagini della sua scrittura ondeggia, senza sosta alcuna, tra il desiderio di un abbandono inconsapevole, «fanciullesco», alla selva dei misteri quotidiani e la pervicace volontà di sfuggire alla febbre dell’interrogazione e dell’analisi di quei segreti, consegnandosi a una vigile e scientifica impassibilità emotiva, il cui proposito è il raggiungimento di un’assoluta, liberatoria atarassia. In ogni caso, il pensiero dominante che invade con insistente ossessione il teatro poetico di Cerrai è costituito dall’incalzante martellamento di una propensione al  dubbio e all’insoddisfazione; l’incontenibile pulsione a una diramazione delle nebbie dell’esistenza costruisce un andamento formalmente molto ben controllato, in cui l’esatta e moderata proporzione dello stile e il ricorso a uno spirito di «volterriano» distanziamento dagli affetti non nascondono, comunque, improvvisi scatti gonfi di oblique dissidenze, di eversivi sussulti che fanno emergere una struttura ansiosamente irregolare. Lo sguardo appare malsicuro e franante: e, perciò, continuamente reclama, benedice, protesta, condanna e si acquieta, movendosi in un cerchio drammaticamente lontano dal chiudersi, e i cui smozzicati e imprecisi contorni non fanno che irridere, confutare e  sbriciolare qualsiasi ipotesi di ricomposizione e di pacificante salvezza.
Il verso diventa, allora, sapienza che manca sempre di qualcosa; il suo furore di chiarezza coglie, sì, d’istinto, preziosi e incalcolati barlumi: ma seguono pure, con altrettanta forza, spegnimenti e sottrazioni, smarrimenti e cancellazioni che inducono il poeta ad affrontare un cammino fitto di strappi e di ricuciture, di lesioni e di risarcimenti.
La scrittura impaziente di Cerrai si rivela, dunque, un indocile gioco di perdite e di ritrovamenti, che vuole finalmente assegnare allo strumento della parola la possibilità di una speranzosa resistenza di fronte al caos e all’indeterminatezza del «nucleo duro, perfettamente sferico» della maschera del mondo.








il cielo come imballato,
e unto, e l’umore con cui
glissi via evitando il contagio
della parola, chiusa in una tua
sordità fanciullesca...
Nessuno convince nessuno: c’è sempre
un nucleo duro, perfettamente sferico,
su cui accanirsi è esercizio – al più -
di retorica. Opponi
linee di forza nelle pieghe della fronte,
e l’occhio all’occhio
come a pescare una mosca di dubbio
nel bicchiere. Oppure disegni con le spalle
un arco e non resta che ammirarti la nuca,
come se fossi a teatro terza fila.
Finita la logica, finite le strategie banali:
rimarrebbe il corpo o il linguaggio dei segni
o corpuscoli elettrici epiteliali
o altre cose incapaci di mentire.
Io di questo non so. Tuttavia
sommare questa stanchezza a quella dell’età
presenta fin troppi rischi,
la necessità del silenzio, la rinuncia, sedersi
su una panchina ad osservare
il cielo come imballato e unto,
indecidibile
come un male tardivo...



(inedito)






Giacomo Cerrai è nato a S. Giuliano Terme (Pisa). Ha studiato a Pisa, dove abita e lavora, e dove si è laureato in Letteratura Italiana Moderna e Contemporanea con Silvio Guarnieri, con una tesi sulla rivista letteraria fiorentina «Solaria». Ha pubblicato una piccola raccolta, Imperfetta ellisse, negli «Opuscoli di Primarno» della Accademia Casentinese di Lettere, Arti e Scienze, ora introvabile. Suoi testi sono stati ospitati dal blog collettivo «Via delle Belle Donne», di Antonella Pizzo & C., compreso l'unico, per ora, esperimento di poesia multimediale intitolato Flash poem. È disponibile su Lulu.com una versione a stampa (scaricabile anche gratuitamente) de La ragione di un metodo, silloge di testi risalenti agli anni '80-'90. Inoltre una silloge di quattordici poesie appartenenti a periodi diversi è stata ospitata dal blog di Francesco Marotta «La dimora del tempo sospeso». È presente nell'antologia Vicino alle nubi sulla montagna crollata, a cura di Luca Ariano e Enrico Cerquiglini. Ha pubblicato il poemetto Sinossi  dei licheni, in ebook. Un altro poemetto, Camera di condizionamento operante,  è uscito nel Luglio 2009. Ha in preparazione un’altra silloge dal titolo Diario estivo e altre sequenze.

1 commento:

Stelvio ha detto...

La poesia di Cerrai qui pubblicata, vede riflessa in se stessa l'immagine partecipata ed esperta della vicenda del poetico dataci da Mario Fresa, illuminante e acuminato come ci ha abituato nei suoi "Ritratti di poesia". Ci troviamo di fronte a vere esperienze di critica letteraria e quindi non ci resta che ringraziare, di questa esperienza, l'autore. Con un saluto particolare, Stelvio.