Michela Zanarella, Eterna creazione, peQuod 2026, Collana Portosepolto, volume a cura di Luca Pizzolitto, Prefazione di Dante Maffia
Le poesie di questa raccolta sono echi a me cari di passeggiate solitarie in montagna, di incontri vivificanti, di legami e affetti imprescindibili nel qui e nell’oltre, di sguardi che si aprono a panorami infiniti e sanno penetrare nell’anima e nel cosmo con la perspicace empatia di un Teilhard de Cardin. I versi scorrono come acque argentine dalle rocce, il ritmo è al contempo sostenuto e pacato come quello di un ruscello che salta e riposa, trascina e riflette: “Era ieri l’aria fedele della montagna / la conquista con lo sguardo di una cima / ora è la stessa stanza / ad assomigliare ad un sentiero.” (p. 58); “Nel silenzio della montagna / s’impara la voce dei sentieri / fino a credere nei cambi di umore della natura.” (p. 57); “Novembre inizia col silenzio dei morti nel ricordo / dei vivi.”; “Io e mia madre parliamo con lo sguardo / allunghiamo il passo e il fiato / abbiamo tutto il tempo per avvicinare mondi lontani / ora che l’amore si muove con noi / e al cielo fa piacere restare in ascolto.” (p. 55).
Ho citato dalla quarta e ultima sezione “Quartetto veneto”, preceduta da “Quartetto calabro” da cui estraggo questi splendidi passaggi: “A Placanica qualcuno fronteggia i secoli / fa come i fichi d’india / tra le spine trattiene il succo della vita” (p. 51); “Qui l’assenza è nei silenzi irreparabili / negli addii già resi al tempo / consegnare la voce agli oggetti / è l’unico sussulto” (p. 49).
Passiamo ora alla seconda e più ampia sezione intitolata ”Stagioni”: “L’infinito è tutto ciò che esiste oltre noi / antica epifania / nuovo altrove.” (p. 44); “la vita è ciò che il cielo / guarda con innocenza” (p. 43); “Stasera l’anima è uscita / a cercare vita / il corpo è rimasto in silenzio / a pregare il buio di coprire il tempo.” (p. 41)
Non percepiamo forse in Michela le vibrazioni di un cuore weilianamente attento, di voce poetica autentica e capace di raggiungere con acuta leggerezza gli angoli sorprendenti? come “erba fuggita dai fianchi dell’asfalto” (p. 37), “mentre riflessi di luce / indicano repliche di cielo / sul soffitto / e il silenzio è in ascolto di un silenzio / più profondo” (p. 35); “Appoggiata al destino / siedo felice” (p. 33); “La città è un’abbreviazione del mondo” (p. 31); ”mentre imparo dalla pelle / cosa significhi abbracciare l’aria” (p. 19). Nella bella Prefazione Dante Maffia scrive giustamente: “I versi di questi raccolta (…) lasciano nel lettore una pienezza di emozioni e lo strascico di un sentimento che ha accenti universali” (p. 6).
Siamo arrivati alla sezione incipitaria ”Trittico sulla guerra” argomento a quanto pare di estrema attualità anche nel 2026. Trovo intensissimi questi versi a p. 15: “Non ci sono che guerre / e lacrime indifese / (…) / le nuvole hanno decimato i sogni / la notte è luce senza meta / tra destini in attesa.”

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