mercoledì 10 luglio 2024

«tutto è breve, tranne la paura»

Alessio Brandolini, Il fuoco della luna, Edizioni Fili d’Aquilone 2024, p. 85


recensione di Giancarlo Baroni



Il fuoco della luna (stampato nel 2024 dalle Edizioni Fili d’Aquilone) è l’ultimo libro di versi (esattamente il decimo) del traduttore, editore e poeta Alessio Brandolini. 

Il volume si divide in quattro parti intitolate Sulla soglia del sonno,  Le radici delle nuvoleTutto sembrava così facile e Nella terra di nessuno. Ogni capitolo ha delle caratteristiche che lo contraddistinguono e lo differenziano dagli altri, per esempio il primo è composto da poesie  con due strofe rigorosamente di nove versi, il secondo è formato da prose poetiche, la terza sezione da poesie con due strofe di sei versi e l’ultima da testi poetici tassativamente di undici versi. 

Ciononostante il libro si rivela coerente, omogeno e coeso non tanto nel suo aspetto formale quanto in quello tematico e di contenuto. Nelle pagine ricorre frequentemente il tema amaro e doloroso della separazione da chi amiamo e da chi ci ha amati, dell’abbandono e della scomparsa, dell’addio, della distanza e del distacco («vi svelerò le ferite del distacco, del cuore / chiuso in una morsa ma contento di vedervi prendere / la vostra via». Ogni abbandono causa inevitabili dolori, affanni e ansie, paure («tutto è breve, tranne la paura»), fragilità; ogni separazione provoca traumi, ferite e cicatrici, soprattutto quando è accompagnata da incomprensioni, rimproveri e rimpianti («l’onda del rimpianto abbatte le pareti»; «quante cose avrei dovuto fare / e non ho fatto!»), malintesi ed errori («ho sbagliato a non dire quel che pensavo / quando era il momento giusto»), omissioni e silenzi («non è vero / che tutto si ripara, si avanza solo verso il silenzio»).

Altro tema rilevante de Il fuoco della luna è quello del ricordo («non cadere nella palude / dei ricordi, veri o inventati»; «sono molte le cose che vorrei dimenticare»; «ricordare è un abisso») e della memoria («l’affilata / memoria non lascia scampo»). 

Un argomento, quello del ricordare e del dimenticare, che si ricollega inevitabilmente al fluire del tempo e alla sua tripartizione in passato («ridurre il passato al minimo necessario / dare spazio a ciò che resta»), presente («lasciarsi alle spalle il passato / […] / riuscire a mettere assieme i pezzi  / smarriti […] / Mani piene di tagli però devi uscire […]. Di notte ti scalderà il fuoco della luna») e futuro («sembrava davvero tutto così facile ma è sempre più / duro macinare passi e pensieri nella giusta direzione»; «occorre una visione che trasporti / il più lontano possibile, mostri la sponda dove / ormeggiare»). 

Dobbiamo evitare che il vuoto e l’isolamento si impossessino delle nostre giornate, che il silenzio azzeri le parole, che la solitudine della notte generi fantasmi e non fantasie, che il buio ci conduca sulle soglie dell’incubo e non del sogno, che le frustrazioni e le insoddisfazioni prevalgano su progetti e aspirazioni. «Nulla resta se abbandoni la speranza» afferma con icastica essenzialità l’autore.

La natura («l’aria al mattino nell’imperturbabile / serenità degli alberi, su ogni singola foglia»), gli affetti («incido dei nomi / sulle pareti del cuore, della mente: figli, nonni / amici, fratelli, zii, padre e madre») e la scrittura («scrivere / è un respiro lento che dona linfa al cuore, a mani / e piedi»), ci orientano nell’accidentato percorso della vita. 

Nessun commento: