Tre poesie di Fabio Dibenedetto da "L'antico appena nato"

 



Nella mia casa un vecchio
serba un uovo
che stringe in petto con
smania d’amore.
Se m’avvicino dice:
Attento!
Se cade questo
tutto il mondo muore.
Di notte se lo posa
in mezzo agli occhi
e tanto pesa
che gli vanno a sangue.
La mattina s’ubriaca
e per la via
lo ingiuriano i passanti
e i bambini
lo percuotono
a sputi e a sassate.
Non piange mai, né ride
e quando è sera
nella sua stanza
lo vedo pregare,
mentre ai suoi piedi
depone corona
il sovrano che lo viene a trovare.



***


La mia nicchia
è nelle mattine
vocate al Signore
quando in preghiera
spargevi gusci vuoti
nel bagno di fuoco
d’una Santa bambina.
Mi raccoglievi nel tuo grembo
di pietra incavata,
incantata,
per mostrarmi
quale mandorla dolce
il cuore preserva
dai topi.



***



M’affligge in versi, dice:
orbite in spalla,
d’ampollose stelle.
Oro t’ammicca, “poeta”?
È pozzo antico e forno
su cui rinnovi verbi a fonte?
Bocc’arsa da cui fuggi
in notti a cui non tendi il collo.
È d’una vita almeno, il prezzo
d’assestar poesia
avverso al
baloccar parole.

II

“Novo poeta”, già dissi
oltr’anche scarcassate
in che t’ostini a prode,
sopr’ogni canto in carne
sta
l’antico appena nato.
Bel dire d’occhi e fiamme
in stracotte frattaglie,
poesia mai disse niente
al cieco ricco in fede.





Fabio Dibenedetto è nato su un orlo di Mediterraneo estremo, mentre nevicava. Attualmente abita in Toscana, tra Siena, Firenze e Pisa. È in grado di potare un ulivo, accendere un fuoco e custodirlo; nello sforzo di accompagnare Grazia e mestiere, senza vanagloria.

L'antico appena nato (Ensemble, 2022) è la sua prima raccolta poetica.

Nessun commento: