AIΩN di Mario Fresa (9)

AIΩN di Mario Fresa

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Matteo Zattoni

Vogliono tutto  






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L’uccello a bocca in su
aspetta qualcosa dal cielo
un’imbeccata di luce
    e risolini
gorgheggi di foglie
morte, in attesa
della resurrezione
filtri di notte tra i rami
presenze spettrali
vogliono tutto
nel becco.
 


Commento.

Questi versi inediti di Matteo Zattoni (Forlimpopoli, 1980), tra i più validi e sicuri poeti della sua generazione, si presentano con una duplice e inquietante natura. Lo squarcio iniziale evoca l'atmosfera di un mondo in apparenza dolce e sfumato, placidamente immerso in una indefinita e fiduciosa aspettazione: è l'immagine della stessa vita che si apre all'attesa di una risposta o di una chiamata superiore, alla continua richiesta di ascolto profondo e di conoscenza, di ricerca e di attenzione. Poi, come trasformati da una violenta e impreveduta modulazione musicale, i colori del racconto s'incupiscono: l'aria si gela d'improvviso, le promesse della vita e il desiderio di rinascita o di rifiorimento svaniscono nella sopraggiunta disillusione, nella greve resistenza dell'insignificanza e del dolore; e appaiono, come sinistri fantasmi annunciatori del nulla e della fine, angosciosi "filtri di notte tra i rami" e streghesche "presenze spettrali" che ci fanno, di colpo, intendere quanto sia facile passare dalla dolce visione di una gioia immaginata all'inatteso aprirsi dell'irreparabile crepuscolo di ogni chimera, di ogni desiderio: la "resurrezione" è negata dallo stesso invincibile appressamento del male, sinistramente inciso in ogni evento e in ogni cosa. 



In alto, un’opera di Anselm Kiefer: Jesse Tree (1987).