Battute d'arresto di Julio Pavanetti . Prefazione di Claudia Piccinno


 




 PREFAZIONE

La poetica di Julio Pavanetti si colloca tra il canto d'amore per le proprie radici e la propria terra e le rivendicazioni di diritti civili, sulla scia del mio amato Neruda. Non a caso in questo volume troverete quattro sezioni.

I componimenti della prima parte sono poesie legate alla parola e alla poesia in generale, si legga ad esempio:

Cavalcando nella tempesta / ho sguainato la parola.

La seconda parte presenta poesie d'amore e di crepacuore:

Vorrei disegnare l'orizzonte / nelle tue pupille (petali di luce che illuminano le erbacce della notte) / per trasformarci in un sogno eterno.

La terza parte raccoglie poesie socio-politiche e di memoria:

La voce del paese Hazara / è quella di tutti noi / i poeti che lottiamo / con la penna e la parola / per i diritti umani / per la pace e la giustizia / per un mondo in libertà.

Infine la quarta sezione comprende poesie esistenziali:

È che per caso sono un altro quando scrivo? / O è solo allora che io sono me stesso?

Questo vasto repertorio Julio non lo mutua solo dalle sue letture, ma dalla vita che lo ha messo davanti a un bivio: dar seguito all'immaginazione, sognando un futuro migliore o forse rinunciare al sogno e accontentarsi?

Julio per fortuna non si è accontentato, altrimenti non avremmo mai letto questi versi, ma vi è un risvolto pesante della medaglia:

la nostalgia dei tempi / dei notturni gelsomini del paese.

Questa raccolta rappresenta un viaggio verso il ricordo, un mare di ricordi…

Resta come inconscia paura la ricerca di un posto, anche là dove il posto non c’è, permane in questi versi, l’eco di un vento lontano che ricorda le origini e la terra natia, ma il poeta sa aprirsi anche al mistero di una canoa che levita sul lago di Como ed è in questa straordinaria capacità di stupirsi ch’Egli trova la forza di neutralizzare il dolore.

Vi è in questo libro una ricca varietà di figure retoriche, dalla metafora all'ossimoro, dalla similitudine all'asindeto.

Altra peculiarità di Pavanetti è l’equilibrio tra una parola che esplode, un dolore annunciato ed il suo Muoversi a tentoni, sempre a tentoni / e rimanere, alla fine, solo in attesa.

Del resto in alcuni versi, il Nostro ci svela le contraddizioni della sua esistenza: Sei cresciuto all'ombra dei limiti / dove pullulava la censura liberamente: Che ossimoro!

Egli continua ininterrottamente il dialogo col proprio sé, perché pensare ad alta voce l’ha tenuto in vita nei momenti di sconforto:

Sei maturato come un vino di riserva

in barilotti ermetici di rovere

...

Comprendi che è già tardi, non c'è uscita.

Rispetti con decoro il tuo destino

e ti accomodi nel tuo chiostro.

Il poeta dunque, malgrado il peso di un addio lo tormenti da sempre, malgrado sappia che quello che predomina sempre / sono le battute d'arresto che accadono, una dietro l'altra, / come un lungo preambolo fino all'ultima sconfitta, / conclusiva e infinita, approda saggiamente a una visione fatalista che lo riconcilia col proprio passato, e lo fa semplicemente ricordando:

Mi connetto con le anime del silenzio, / quelle che il mio cuore non dimentica mai, / nel posto dove io venni al mondo: / la casa delle mie ore più belle.


il poeta premiato a Roma, alla società Dante Alighieri  giovedì 14 ottobre 2021 col premio d'eccellenza alla carriera Città del Galateo

https://www.ibs.it/battute-d-arresto-libro-julio-pavanetti/e/9788894879896?lgw_code=1122-

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