IL VOTO DI PENELOPE, di Milica Jeftimijevic Lilic, cura e traduzione di Claudia Piccinno, Edizioni Il Cuscino di Stelle. Segnalazione di Gianruggero Manzoni

 IL VOTO DI PENELOPE, di Milica Jeftimijevic Lilic, cura e traduzione di Claudia Piccinno, Edizioni Il Cuscino di Stelle.


Milica Jeftimijevic Lilic (Милица Јефтимијевић Лилић - Lovac, 1953) è una scrittrice, editrice e critica letteraria serba. Si è laureata nel 1977 presso la Facoltà di Filosofia dell'Università di Pristina, Dipartimento di Letteratura e Lingua Jugoslava, quindi, nel 1995, ha conseguito un master presso l'Università di Belgrado. Nel 1986 ha iniziato a lavorare presso l'Università di Pristina che, come sappiamo, è la capitale della Repubblica del Kosovo. È stata la segretaria dell'Associazione per la Lingua Serba in Kosovo e la segretaria dell'Associazione Scrittori Serbi del Kosovo. Quindi, per anni, ha lavorato presso la Radio-TV di Pristina, seguendo i programmi culturali. A seguito del conflitto 1995-2000 tra serbi e albanesi kosovari, dopo essere stata espulsa dal Kosovo perché, appunto, serba e vedova dal 1992, si è stabilita a Belgrado dove ha fatto grandi sforzi per sopravvivere, avendo lasciato lavoro, casa ed averi a Pristina. Infine, riconosciuto il suo valore, è divenuta redattrice presso la Televisione della Repubblica di Stato Serba a Belgrado. Nel 2003, seguendo, sempre, le trasmissioni inerenti cultura e arte, ha girato la serie "Disperso dal destino", inchiesta sugli scrittori e sui poeti serbi espulsi dal Kosovo dagli albanesi; tra di loro importanti sono da ricordare: Pera Stefanović, Radoslav Zlatanović, Aco Rakočević, Radosav Stojanović, Danica Andrejević e Mirko Žarić. In diverse occasioni ha partecipato ai lavori della Scuola Filosofica e Letteraria di Kruševac, quindi è membro del Consiglio di Amministrazione della Società Letteraria degli Scrittori Serbi (già) del Kosovo ed è vicepresidente dell'Associazione degli Scrittori della Serbia. Al suo attivo ha un’infinità di pubblicazioni in poesia, in prosa e di saggistica.
Claudia Piccinno è nata a Lecce, ma, attualmente, vive e insegna in Emilia-Romagna. Presente in più di cento antologie, anche all'estero (India, Malesia, Singapore, Turchia, Usa, Polonia, Cina), è membro di giuria in numerosi premi letterari nazionali e internazionali. È Direttore per l’Europa del Word Festival Poetry, ambasciatrice culturale di Istanbul Sanat Art Association, quindi è riconosciuta "World icon for peace" per WIP nella città di Ondo, in Nigeria, ed è membro della consulta immigrazione italiani all’estero per AIM. Ha ricevuto premi in importanti concorsi di poesia nazionali e internazionali, nonché l’Ape d’Argento 2019, una benemerenza civica per meriti culturali assegnatale dal Comune di Castel Maggiore (BO). Dal febbraio 2018 è membro redazionale del centro culturale indiano Sahitya Anand. È stata ospite speciale per l'Europa a vari Festival Letterari e Convegni per Traduttori. Al suo attivo ha oltre venti raccolte di poesie e altrettanti volumi tradotti dall’inglese.
Nazario Pardini così ha scritto di questo interessante libro in versi: “L’amore per l’uomo e il terrore della guerra, di quella che 20-25 anni fa ha martoriato le popolazioni dei Balcani, formano i contenuti e gli abbrivi di uno stile scattante, sincopato e movimentato atto a reificare gli input del pathos che trova posto in un logos fatto di finezze e articolazioni espressive”. Di seguito ecco le parole del prof. Orazio Antonio Bologna, prefatore del libro: “La poesia di Milica Jeftimijevic Lilic, nutrita dalla cultura e dall’amara esperienza di vita, si leva potente contro i soprusi della violenza e contro quanto un conflitto armato porta necessariamente con sé, per trascinare nella rovina borghi, paesi, città; per distruggere campi, case e ogni forma di vita; per alimentare odio tra uomini, causare stragi di innocenti, infierire senza distinzione contro bambini donne anziani. Nella guerra l’uomo perde ogni freno e si abbandona al libero sfogo degli istinti più bassi, alimentati dalla ferocia della barbarie”. Quindi calda e, nel tempo stesso, dolorosa è la riflessione di Milica sulla guerra, che chiama alle armi giovani mariti per imprese indegne di un essere dotato di intelligenza e di cuore. Il suo Paese, il Kosovo, nel quale ha trascorso gli anni più belli della vita, gronda sangue e i morti si aggiungono ad altri morti. Per avere una pallida idea di quanto dolore alberghi nell’animo delle persone sensibili, di quanti odiano la guerra, la riflessione si può fermare sulla breve, ma intensa, lirica “La maledizione di Penelope”, con la quale, qualche tempo addietro, la nostra poeta ha posto le basi per la presente raccolta che già nel titolo, “Il voto di Penelope”, invita il lettore a una più profonda e ampia riflessione sulla sua origine, sulla sua presenza in questa vita e sul suo fine ultimo. Un libro da leggere, oltremodo toccante per chi, come me, ha vissuto in prima persona quella tragedia.


Gianruggero Manzoni

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