Benedetto sei tu lunedì e altre poesie

di Adeodato Piazza Nicolai
A cura di Ilaria Brandi



BENEDETTO SEI TU LUNEDÌ


Tuba la colomba sul tetto
innevato, l’aurora disseta
le brame, fiori sui balconi
si spalancano alla luce. Vieni
tu benedetto lunedì. Andiamo
al lavoro, motori rombanti.
Bambini alquanto irrequieti
vanno alll’asilo. Un campanile
promette il paradiso mentre 
l’arrotino chiama le donne all’aperto.
Una canzone dei Mamas & Papas
un po’ condannava il primo giorno
settimanale; sembra banale tuttora ...

© 2018 Adeodato Piazza Nicolai



ARBEIT MACHT SLAVE


Senza cuore e senza coscienza

l’uomo è il peggiore animale ...

Nei lager il lavoro rendeva tutti

liberi di morire lentamente.

Arbeit Macht Frei ... schiavizzati fino

alla soluzione finale, orrenda, fatale.

Schiavi rinchiusi come capri espiatori

nei capannoni maledetti, freddi, affollati

finché le ciminiere sputavano le ceneri

rosso-sangue. Schiavi visitati dal dolore

dalla fame e dalla paura senza confine.

Arbeit Macht Sklave: capelli, anelli, 

scarpe, vestiti, scheletri raggrinziti

ammucchiati

sono le preghiere al cielo grigiomuto--

imbuto di vite bruciate nel nulla, culla

del mare/male...


© 2017 Adeodato Piazza Nicolai
Vigo di Cadore, 28 agosto, ore 11:47



EL PASO DOBLE DELLA LUNA

Temi quel ballo così atteso,
oppure l’ora dello sconforto?
Ma che sorpresa, sai bene

il termine del mio contratto.

Quando stai bene ti senti

Immortale, quando stai male
cerchi la fuga, un bel caprone

espiatorio che prenda

Il tuo posto mentre tu entri

l’amata pineta dove la serpe

striscia tranquilla. Abbracci

la tua betulla preferita:

ti parla di cose segrete.

Ascoltale tutte con pari umiltà

anche se non saprai evitare 

il sorriso agroamaro

della luna che balla 

un fantastico suo paso doble.


2017 Adeodato Piazza Nicolai

Vigo di Cadore, 5 giugno, ore 3:30



FORSE PIU’ ROMANTICO


Scrivimi lettere poesie cartoline,

non voglio instagrams foto su facebook. 

Non desidero messengers e neanche 

massages iper-reali: la fantascienza

sul web è surreale, poco a che fare

con sentimenti reali, un po’ romantici

come una volta. Romanzi dell’ottocento

e primo novecento includevano lettere

sentimentali private, sensuali, un poco osé;

inviavano bouquets di rose e altri fiori,

gioielli e qualche gingillo. L’internet mette

sigilli sul quotidiano, cancella emozioni

con rimozioni. Amore virtuale non sa

soddisfare, lascia un vuoto senza petit 

mort che sa ristorare l’elan vital. Inviami

cartoline da ogni parte del mondo

con la tua firma che posso guardare,

accarezzare, perfino baciare: quell’antico

romanticismo che sa far vibrare anima

cuore, capelli. Scrivimi. Risponderò

con sentimenti sentiti e vissuti. Spedirò

le foto scattate recentemente che

forse non mentiranno. Se puoi, mandami

al massimo una e-mail, però preferisco

toccare la tua calligrafia, la quasi-magia.


© 2017 Adeodato Piazza Nicolai

Vigo di Cadore, 28 giugno, ore 4:25





I AM THIRSTY FOR LIFE


An unpublished poem by Stafanie G.

It is not a verse and this is not a poem.
It's the phrase of a man seated in front
of a store window that sells expensive shoes.
Milan is raining, who would be at the heigth
of such thirst? He paints stones with nail
gloss. A woman sings in low tones a sixties
song. The four points of the compass are
a great illusion, art is not made to please
someone but because it is raining, because
it just doesn't stop raining.


Copyright 2017 for translation by A. P. Nicolai




I RAGAZZI PALERMITANI DELL’ANTIPIZZO

In memoriam di Libero Grassi


Loro la nuova speranza di una migliore
città. Giovani forti con grinta e coraggio.
Uomini freschi, la schiena dritta; 25 anni
dopo l’umana riscossa della gente paler-
mitana, imprenditori e venditori ora più
liberi dopo il martirio e la morte di Libero
Grassi. Il figlio prosegue sull’orma del padre:
audace libero e veritiero, la schiena dritta
la mente illuminata che nega i pizzi mafiosi.
Coraggio di dire mai più alla barbarie mala-
vitosa di una certa Sicilia. E i politici muti
corrotti menefreghisti e compiacenti? Topi
da fogne, schifosi scarafaggi. Quando saranno
incarcerati nel carcere duro? Mai, credo pur-troppo: mai e poi mai la mafia legale cullata
su grasse poltrone con intoccabili paracaduti.
Mai moriranno? Mai marciranno? No e poi no,
indegni della cittadinanza italiana …



Copyright 2016 Adeodato Piazza Nicolai
Vigo di Cadore, 29 agosto 2016, ore 23:10



È QUESTO L’UOMO?


Se Gesù Cristo è morto per noi, l’uomo
non può considerarsi creatura umana.

Come fa l’uomo a sacrificare Padre Kolbe
Anna Frank insieme a sei altri milioni

con il gas di Auschwitz? Perché uccide nei gulag,
le baraccopoli e le favelas—non è questo l’uomo.

Non è questo l’uomo: menefreghista incosciente
dell’Altro: l’emigrante, il barbone, il senza lavoro.

L’indifferenza, senza coscienza, senza carità.
Se questo è l’uomo, meglio la bestia nei boschi

nell’aria, nei mari. Chi si ricorda di San Francesco?Ascoltiamo e seguiamo Papa Francesco? L’umano

è nato per amare aiutare perdonare la gente
donare speranza e condividenza: è questo l’uomo!


© 2018 Adeodato Piazza Nicolai, Padova



I COLORI DELLA VITA


Aspasia raucaria agave ulivo
Narciso pesco noce gelso
stella alpina betulla barancio
larice abete pino biancospino
mughetti coralli stelle di natale
orchidee, rachele giuditta arianna
cassandra poppea alta marea
maria sofia la procellaria, teseo
agamennone ascanio ulisse alceo
platone cicerone, pitone attorcigliato
intorno al veggente troiano...
Sangue vermiglio, buco nero
blueverde marino, azzurro
stellare, grigio mentale bianco
del sale, sole dorato e luna
volturna; inferno glaciale, rosa
puerile, mano gentile che sfiora
una guancia, acciaio di lancia
e fuoco invernale che scalda
la notte. Anima bianca, angelo
nero luciferino, libellula; tremore
fecondo e dita incallite dal graffio
terrestre. Colore dell’ira che mangia
la carne fino alla morte ... Biancoviola
dei bucaneve, pallida stella dell’aurora.
Colomba immacolata, camaleonte nei
cavi dei sassi: arcobaleno multicolore,
fiamma mai promessa dal tramonto ...

© 2017 Adeodato Piazza Nicolai
Vigo di Cadore, 4 settembre, ore 22:15



I FIORI DI AUSCHWITZ

affaticati spuntano ancora
i fiori di Auschwitz,
troppe ceneri
sulle quelle lande polacche
ingrassate dalle morti
di tanti sotterrati.
Sorelle, fratelli venite
di nuovo
in questo mondo impazzito
da tenebre, pogrom
gulag e guerre, femminicidi
emigrazioni infinite/sfinite
Questa
non è poesia ma l’urlo
di chi
più non crede nell’uomo.

© 2018 Adeodato Piazza Nicolai


THE FLOWERS OF AUSCHWITZ

exhausted, again blossom
he flowers of Auschwitz too many ashes
in these Polish fields
made fertile by death.
of so many buried bodies.
Come, you sisters and brothers
in this crazy world
of darkness, of pogroms,
of gulags & wars, of femminicides
of tired, endless migrations.
This isn’t a poem but the howl
of one who cannot
any longer believe in man.

© 2018, English translation of the poem I FIORI DI AUSCHWITZ
by the author. All Rights Reserved.


SESTA DOMENICA DI PASQUA 2017

Dalle mani del Pievano Don Renato, oggi
sei giovani hanno fatto la Prima Comunione
a Vigo di Cadore … In quel tempo Gesù disse:
“Se mi amate, osserverete i miei comandamenti;
e io pregherò il Padre ed Egli vi darà un altro
Paràcleto perché rimanga con voi per sempre.”
Ai tempi/non tempi di Einstein nulla sembra
durare per sempre, neanche la fede. Giovani
carissimi abbiate il coraggio di dire no
al relativismo, alle tentazioni di vivere ricchi
e non felici. Credete in Lui e avrete la Luce
e la Vita Eterna perché ci ha detto: Non vi lascerò
orfani … Chi accoglie i miei comandamenti
e li osserva, questi è costui che mi ama.
Chi ama me sarà amato dal Padre mio
e anch’io lo amerò e mi manifesterò in Lui”. 

Copyright 2017 Adeodato Piazza Nicolai
Vigo di Cadore, 24 maggio 2017, ore 6:20


THE COURAGE TO SAY NO

Dedicated to Mario Rigoni Stern


As a prisoner in Dachau or Auschwitch
did you have the guts to say no
to the S.S. torturing you to discover
the names of your fellows in arms
fighting Hitler and Mussolini?
or where freedom fighters
were hiding before
a sortie against the Panzers?
It is too easy to be courageous
when nothing threatens your life;
it seems an act of courage
to go along with everyone else,
make the same easy choices
that all the world
seems to applause.
Ask Nelson Mandela,
ask Martin Luther King
ask Jesus Christ
how hard it is to say no
to temptation, how quickly
we find the easy way out.
It is so easy to say but hard
to act out and say no
when you know
how wrong it is to say yes…

Copyright 2017 Adeodato Piazza Nicolai
Vigo di Cadore, 13 May, 2017. All Rights Reserved.


IL CORAGGIO DI DIRE NO

Dedicato a Mario Rigoni Stern

Prigioniero a Dachau e Auswitch
avevi il fegato di dire no
alle S. S. che ti torturavano per scoprire
i nomi dei tuoi compagni d’armi
in lotta contro Hitler e Mussolini?
o dove si nascondevano i partigiani
prima di una sortita contro i panzer?
Troppo facile essere coraggiosi
quando non esiste alcun pericolo
per la tua vita, sembra un atto
di coraggio andare d’accordo
con tutti, prendere facili decisioni
che tutto il mondo
sembra applaudire.
Chiedete a Nelson Mandela
chiedete a Martin Luther King
chiedete a Gesù Cristo
quant'è difficile dire di no
a tentazioni, quant'è facile
trovare la scappatoia.
Troppo facile dirlo ma
difficile farlo e dire di no
quando sai
che è sbagliato dire di sì…

©2017 Adeodato Piazza Nicolai, traduzione italiana della poesia scritta in americano con il titolo THE COURAGE TO SAY NO.


SOGNANDO PER 3 MINUTI IN UNA NOTTE D’ESTATE


MAGGIO 29, ore 22:47. Sono stanco.
Sto male. La pressione venosa
è troppo bassa. Mi gira la testa.
Le gambe non reggono e neanche
la psiche: ira della sorte, gelosia
e la solita maledetta malinconia;
pidocchi e zanzare, zombies, la rogna
babbuini e qualche homo stupidensis.
Traduco, scrivo, faccio schifo ogni
momento con ogni strumento nelle
mie mani. Cristo Budda Maometto
sbilanciano i miei bipolarismi. Non
azzecco centrismi/estremismi. Dove
cavolo sorvolo? Come sono sommerso
nella melma del cosmo senza alcun buco
di uscita? La poesia di sicuro non salva
e non getta né àncora né chiatta per farci
crossare quel mare amaro … Che somaro
incagliato nell’illusione dei mulini a vento,
della biblioteca borghesiana, della lingua
madre ladin cadorina che trapassa qualche
minimo confine fra lingua e cosa …
Qualche volta rispondo alle e-mails più
banali. Travaso emozioni come nuove
condizioni d’essere e divenire mentre
Papa Francesco martella il messaggo:
“Fate bene fratelli, siate misericordiosi,
donate voi stessi; condividete un pezzo
di pane, un sorriso, una branda durante la
notte infinita…” Non capisco, non so tradurre
l’altruismo, troppo circondato dai menefreghismi
locali. Se perdo il mio ego, dove vado a finire?
Come farò a rìcostruire ponti, a demolire muri
e barriere? In mezzo al Sahara sepolto da sabbie,
correnti e tormente: da dove verrà il Gesù
desideroso di erigere una tenda nuova
per invitare certi discepoli/pescatori fedeli
incagliati nel caos del post-moderno? Mi pongo
in disparte, prigionero della sorte: solito Nemo
profeta in patria, figlio del famoso Capitano di Jules
Verne e forse nipote di qualche mulino a vento…
Aspetto in vano parole dai figli. Ripeto: vorrei
costruire ponteggi, pulegge, qualche lampeggio
ma lotto di continuo contro il serpente a sonagli
ri-divento bipolare, sono l’animale ferito e vicino
e tutti i suoi maligni bagagli. Mi sdoppio e raddoppio
al varco fetale. Miei figli amati, ancora non avete
compreso il significato della paternità? Non saprete
cos’è la maternità se non vi tufferete nel buco nero
dell’amore sacrificale…
L’amica Fabiola è permalosa. Tu, biblica Rebegolina
non mi scrivi. Raffaello, ti chiudi nel casato dei
Sanzio. Mia Maggiolina, sei stanca ma tranquilla.
Ognuno traballa e barcolla di sponda in sponda
in attesa dello zio Carofonte con la sua barca profonda
antica e piena di marmaglia … Sorpreso sul filo d’onda
cerco un tranello odisseiano, ma senza successo.
Sprofondo sempre di più verso l’orrendo Luciferamu,
angelo declassificato e soffocato nell’arroganza
dall’ego, specchiato sul ghiaccio del cerchio finale.
Non credo sarò mai capace d’indovinare il pertugio
spaziale per intravedere uno spicchio di sole, la stele …

©2017 Adeodato Piazza Nicolai
Vigo di Cadore, 29 maggio, ore 22,47 – 23,53








EVVIVA LA GIOVENTÙ


Benvenuti! Volate Ballate, Cantate, Sognate

con occhi aperti, con occhi chiusi, con cuori

strapieni d’amore, con liberi cervelli,

spiriti indomabili, ...bruciate l’oltranza.

Colmate le stanze della vita. Insegnate

con l’esempio, scartate lo scempio mafioso.

Annunciate voi tutti il futuro del cosmo.

Cancellate qualsiasi guerra. Portate la pace.

Spalancate le porte ai emigranti di ogni paese ...

Siate voi benedetti.


1Poesia ispirata dalla visione del martirio e morte di Libero Grassi, presentato la sera del 29 agosto 2016 dalla Rai canale 1.



I DOGI A VENEZIA



dormivano sulle doghe? “Dago” –
dispregiativo americano sputato verso
emigranti italiani. Ben pochi arrivati
da Venice-Venige-Venezia. La mia
spezia è l’ironia con tinte di fantasia
e malinconia. Che cavolata starò pure
dicendo? Non è la scribendi eloquentia
ma l’assurdo che sbocca da questa
brocca. Che cavolate saranno queste?
Meglio mangiare cavoli e crauti che in-
cavolarsi per certi mutismi di qualche
poeta, carissimo amico. Dai miei nemici
mi schiverò io ...

Al Lido son quasi morto a causa di una
pleurite fulminante. Purtropp son sopra-
vissuto alla tragedia ma poi una credenza
era caduta sulla mia testa; per quello son
Nemo, poeta nel bosco dei sogni, senza
bisogni particolari: una pagnotta appena
sfornata, una botte di acqua fresca e
qualche mela, con dei susini rubati
dal prete – per tutto il resto si tira avanti
senza gli avanzi per il tuo maiale ...

Solo soletto sotto il mio letto punterò
gli occhi sulla soffitta
dove si asciugano calzin ie mutande, con
le lenzuola lavate da mamma sempre
più stanca e rassegnatasi del quotidiano.
“Dammi una mano” sempre m’implora.
Farò del mio meglio se resto sveglio.


© Adeodato Piazza Nicolai

NOTA: “doghe”, “Dago” esistono delle assonanze foniche con la parola inglese “dog”, cioè “cane”, con la quale gioca il poeta.



SUL PONTE DEI FIORI

Per Luigina Bigon

Ogni scalino un vaso di fiori:
pansé blu gialle viola arancione
geranei rosati e rosso sfumato
le stelle alpine, un piccolo abete
mosche, farfalle, api, zanzare.
Petali soffiati dalla brezza di giugno
volano, cadono sull’erba bagnata
sulle sedie, sul davanzale: sorrisi
di bambini innocenti su biciclette
un po’ scassate. Sfonda la mente
nel vuoto; vorrei meditare per
neutralizzare il rombo del camion
che sosta nella piazza, sembra un
buco nero nell’arco del cielo turchino.
Sfrecciano rondini nel sottotetto
del vicino di casa, il nido dentro
la soffitta dove pigolano i piccoli
neonati. Il sole cala verso ovest
dietro al Col Baius, vicino al cimitero.
Larve di pensiero cadono nel nulla
cacciate dal soffio del ponentino,
lontane le montagne dove colgo
stelle alpine. Il rumore del camion
s’allontana, ritorna la pace ma ora
il cane abbaia; La fontana nella
piazza racconta passato presente
e forse il futuro. Sonnacchio
e sogno sotto il ponte dei fiori …

©2017 Adeodato Piazza Nicolai
Vigo di Cadore, 15 giugno, ore 13:53



UNA FIABA: CI RIVEDREMO DOMANI

Cantami del multiuniverso che ancora
non conosco; chiedimi allora domani
e ti racconterò di come l’avevo
scoperto sognando di te
per tutta la vita, fino
a tornare al principio
da dove eravamo partiti dopo
la separazione. Ho acquistato
un banco di frutta e verdura
in una borgata di gente anziana,
dove nessuno moriva
e ogni giornata
ti salutava: “ci rivedremo domani”.
Con le mie mani ho toccato
la sorte che non voleva fiorire
così ho lasciato ogni cosa
che possedevo.
Ho ritrovato la mia bambina
insieme all’ex-moglie vedovata.
Le ho riproposto
una vita infinita e siamo
partiti di nuovo per l’aldilà fatto
di altri domani a quattro mani
più due della figlia tornata a casa:
sembrava dentro alla bottiglia
gettata nell’alto mare.
Oggi sarà un’altra giornata
più bella di quella lasciata alle spalle
quando ti ho regalato un mazzo di fiori
che coccolavi stretto al tuo petto
mia dolce figliola
ora cresciuta e ormai madre.
Farò il nonno che guarda
oltre un nuovo futuro domani …

Copyright 2017 Adeodato Piazza Nicolai
Vigo di Cadore, 11 maggio 2017, ore 4:42



SORELLASTRA MIA LUNA

fra le antenne della casa di fronte
sembri una palla calciata
da qualche rugbista indifferente.
Più non sembri l’astro leopardiano,
adesso oggetto straniato, disperso
nel cavo del cielo nero.
Parlami, luna: da tanto t’ascolto
ti prego, guardo il tuo sguardo
appannato.
Sei diventata alquanto straviata.
Mi manchi tanto.
Eri la musa sorella, da tempo sei
mia sorellastra;
hai perso il mistero, lo smalto.
L’ultimo allunaggio ti ha forse
violentata?
Fa male perfino pensarlo
mentre
ti seguo nell’insonne mia notte.

© Adeodato Piazza Nicolai,


ABUSI PATERNI INFERNALI

Ius prima nocti. Tu padre maledetto
condanni la prole all’inferno quotidiano.
L’eros che abusa non è amore.
Lega una pietra intorno al tuo collo
e gettati nel mare in tempesta. Sei tu
l’inattesa bufera per la figlia quattordicenne
stuprata per tua libiditudine. ... Sii tu
maledetto per tutti i giorni della vita
e nell’oltranza.
Brucerai certamente all’inferno.

© 2018 Adeodato Piazza Nicolai, Padova



AND WHO WILL I MEET [1]

(dedicated to Jimbo)

if I go to heaven? My father Nando
already too old when I was born?
And what will I ask him? “Why didn’t he
shed one tear when I went near Chicago?
But maybe he’ll be the last on the list.
I’d like to meet my mom Marcella:
I’ve written so many poems to her
because I still miss her too much.
What will I ask my ex-wife Barbara?
How did our love waste away and a bit
later expire? Failures both ways with
our children who suffered the most.

Of Silvio, firstborn of my father and his
fist wife Giovanna, I knew very little until
I returned to Vigo 15 years ago. He them
spoke of being prisoner of the Germans in
the Second World War. Of his sufferings.
He then marryed Mari and moved out of
our parental home. They raised 4 children.

Then came to mind my sister Marialisa.
She couldn’t talk, she hardly walked
and dribbled a lot. She died too soon.
And brother Livio, what will I ask him?
Why was he so wild when still so young?
He loved to swing hatchets that caused
too much pain to many. He’s still a hunter
after 70 years of living in alpine woods.

Poor brother Giovanni, I have so few memories
of his long silences, his walks in the forest
searching for mushrooms and birds. He died
too young in a Swiss lake. Gigi, my brother,
you also were wild most days of your life.
You still walk on this side of the road …
at 80 you haven’t changed very much.

Beppino, the brother who followed Silvio, liked
to drink wine and walk in the woods in search
of peace and also mushrooms. He taught his sons
to love & respect all our natural life. Sister Cristina
my babysitter when mom went to work the fields
to pick potatoes and corn, to gather wood for the


winters. I never knew my grandparents. Maybe
I’ll see them if I go to heaven: so many things

I would love to ask. Then comes my sister Carolina,
the youngest of all: can’t ask her to tell me since
she still walks on this side of heaven. I wouldn’t like
to meet again Barba Tonin (who adopted me to my “exile”
in America). I still find it too hard to call him “father”.
And Theresa, my adoptive mother, might still not want to
answer the many questions hurting my mind and my heart.

I shall always remember, Rebecca, light of my mind
who guided my passion thorough volumes of love,
never quenching my thirst for more and more …

And last but not least Luigina B., spiritual mate along
the paths of eagle-like flights of exploration and jubilation
through tempest starlights and moonlights until death
shall not divide us. Enchantment of spirits united forever.

If I go to heaven I really don’t know whom I will meet:
I hope sons &grandchildren, but I’m only allowed five
visits…will I see all the others who walked by my side?


© 2018 Adeodato Piazza Nicolai
Padova, 17&19 January 2018.

NOTE. [1] Mitch Albom, the five people you meet in heaven, Hyperion, New York, © 2003.This book was sent to me, in Italy, by our son James Patrick Nicolai (“Jimbo”) with a very special dedication.



E CHI INCONTRERÒ [1]

(dedicata a Jimbo)

se vado in paradiso? Mio padre Nando
ormai troppo vecchio quando sono nato?
E cosa gli chiederò? “Perché non hai pianto
una lacrima quando sono partito per Chicago?”
Ma forse resterà l’ultima delle domande...
Vorrei prima incontrare mamma Marcella:
le ho scritto così tante poesie perché
sempre mi manca.
Cosa chiederò all’ex-moglie Barbara?
Forse di come il nostro amore s’è logorato
per poi morire. Fallito a quattro mani
con figli che soffrirono fino alla fine.

Di Silvio, primogenito di nostro padre e la
moglie Giovanna, ho saputo poco o niente
fin quando sono ritornato a Vigo 16 anni fa.
Parlò allora della sua prigionia in Germania
durante la Seconda Guerra Mondiale. E di
quanto soffì’. Poi sposò Meri, lasciando
la casa paterna. Procrearono 4 figli.

Ora mi viene in mente la sorellina Marilisa.
Non poteva parlare. Camminava ben poco
e sbavava continuamente. Morì troppo presto.
Al fratello Livio cosa domanderò? “Perché
eri così spericolato da bambino? Amavi troppo
manneggiare accette che causarono grande
dolore a certe persone.” Sei ancora cacciatore
dopo 70 anni di vita nelle foreste dell’Oltrepiave.

Povero fratello Giovanni, ricordo così poco i suoi
lunghi silenzi, il suo camminare nelle foreste
carcando funghi e selvaggina. Morì giovane
una notte in un lago svizzero. Gigi, fratello mio,
anche tu selvaggio per tanti giorni della vita.
Cammini ancora da questa parte del paradiso
a 80 anni non sei veramente cambiato ....

Beppino, il fratello nato dopo Silvio, godeva di troppi
bicchieri di rosso, passeggiare nei boschi in cerca
di pace e di funghi. Ha insegnato ai suoi figli
come amare e rispettare la natura. E tu, sorella Cristina
mia balia quando mamma Marcella lavorava nei campi
raccogliendo patate e granoturco e faceva la legna
per l’inverno. Non ho mai conosciuto i miei nonni.
Forse li vedrò se vado in paradiso. Ho tante domande
che vorrei fare... Dopo è nata sorella Carolina, l’ultima
del gregge: non posso farle domande dato che ancora
non calpesta l’erba del paradiso. Non voglio incontrare
di nuovo Barba Tonin (che mi adottò per “esiliarmi”
in America). Tuttora non riesco a chamarlo “papà”.
Teresa, madre adottiva, credo non saprà rispon
alle domande che ancora feriscono la mente, il cuore.

Spesso ricordo Rebecca, luce della mia mente che
orientò la mia passione attraverso volumi d’affetto
senza mai sviare il mio desiderio della scoperta.

Infine, utima-e-prima, Luigina, mia procellaria gemella
attraverso sentieri neppure sognati ma desiderati: voli
di poiana per esplorare ed esultare dopo tempeste
e mareggiate, sotto la volta stellare, uniti alla luna
fin quando ameremo su questa sponda dell’Eden...

Se vado in paradiso sicuramente non troverò tutti
ma di certo figli e nipoti. Però sono permesse solo le
cinque visite: vedrò tutti gli altri vissuti al mio fianco?


© 2018 Adeodato Piazza Nicolai.
Traduzione italiana dall’originale versione in inglese.








NOTA [1] Mitch Albom, Le cinque persone che incontrerò in paradiso, Hyperion, New York.



© 2003. Questo romanzo mi è stato inviato in Italia dal figlio James Patrick Nicolai (“Jimbo”),



con una sua dedica veramente particolare.


INVERNO CON DONNA

Basta il sorriso. Occhi rispecchiano rami con neve.
Che malinconia per le mie crode lontane...
Ascolto promesse allo smartphone.
Verranno esaudite?
Domani camminerò lungo la spiaggia con grani di sabbia ghiacciati
cercando la mia procellaria. E tu, puella, perché ti nascondi
dietro il sorriso? Il cielo grigio graffia le dita,
Nella campagna stoppie di grano
sfamano corvi cornacchie gabbiani.
Non vedi nessuno nei solchi vuoti, le foglie morte.
Dopodomani cosa farai?

© 2018 Adeodato Piazza Nicolai



POESIA

mia sostanza,

ho imparato

la mia dieta:

poco cibo

tanta l’acqua.

Qualche mela

il tuo sorriso

che m’affanna

e mi rilassa.


Mai voluto la

tua manna né

la panna

che non monta.

La distanza

s’avvicina, è

la notte spesso

buia. Qualche

giorno mi rimane.

Dormo poco e

sogno tanto quando

piove a tramontana.


© 2018 Adeodato Piazza Nicolai



POLAR STAR


Polar star, light my start.
Sister star, guide my mind
in this forest of the heart,
I’m bipolar all every day
lost in spaces without hope.

I can’t stand it without love
in a body without doors; next
tomorrow, dressed in mourning,
I will turn to you, bright star.

Take my hand, redeem our dark,
take me home in space and time
when the pain descends again
to conclude my ways on earth…

© 2018 Adeodato Piazza Nicolai
Padova, 21 January at 21:03


SENHALES

Questa mattina sul prato
coperto di brina c’era un uccello
dipinto di giallo di rosso di blu
da più vicino ho visto che era
un aquilone sfinito, sulla terra.

Che strana illusione sofferta
dagli occhi annebbiati. Ricordo
il foulard di Luigina rapito dal vento
sulla Michigan Avenue a Chicago.

Forse senhal del tempo-non-tempo
che spesso s’inciampa fra le sinapsi
della memoria: una piccola storia
privata/universale. Lapsus, inceppo
di qualche ingranaggio... l’uccello-
aquilone, la metapoesia di qualche
scossa rimossa?

Non vale la pena raschiare questi fondali
ormai levigati dalle maree.

© 2018 Adeodato Piazza Nicolai, Padova


SOLITUDINE AMICA MIA

Solitudine non è restare solo
per ascoltare la canzone di jazz
preferita; alle note nella tua testa,
o ascoltare le ombre sotto il tuo letto.
Non è pensare come la vita potrebbe
scappare una di queste giornate,
cosa potrebbe accadere dopo che
se n’è andata. Non è neanche la tua
cara compagna che dice arrivederci
dopo che la passione è sbiadita.
Amore e solitudine dovrebbero
passeggiare mano in mano attraverso
le foreste ascoltando come canta
l’uccello del mattino, cogliere una viola
inzuppata di rugiada. Forse saremo
io e te sotto la volta del cielo
che balliamo un lento verso il grosso
sasso la cui base non riusciamo a sfiorare.
Ci invita sempre più vicini finché
le dita dei piedi toccano la sponda
che ci richiama ancora di nuovo:
venite per imparare come volare …

©2017 Traduzione italiana della poesia di A. P. Nicolai titolata LONELINESS MY FRIEND. Diritti Riservati dall’Autore..


LA VITA INTRA-UTERINA

Per primo un piede sfiora la terra,
basementa di ogni umana colonna

Anche il gattino nato da poco caduto
dall’alto atterra sulle sue zampe...

L’istinto curioso del pre-neonato
come cammina nel sacco uterino?

© 2018 Adeodato Piazza Nicolai



CA PARLA L BARANCIO

Son l barancio tacou ala croda
l vento me pende par sote, par sora
la pioa me bate sora la testa
l neve me piega i rame. Calche
sghirata vien a ciatàme;
de nuote cianta l’antica thuita.
Iò stéo ca fermo parché le radìs
no me mola, ma se le me lassa
tomo pì n dò finché finisso
n medo ala Pioa. Là pian pianin
scominthio a marthì par deventà
l palo sentha n lanpion.
Me ciato ten bus pien de père;
almanco ruasse doi-tre pitonate
par conpagnàme ma solo l’aga
me porta via duto intel conduto.
Chissà se n me seme se ciatarà
sote tera cussì parto ‘ncora
par la mea strada ...

© 2018 Adeodato Piazza Nicolai
Padova, 13 gennaio, ore 12:21
Traduzione italiana dell’autore



QUI PARLA IL PINO MUGO

Sono il pino mugo appeso alla roccia
il vento mi spinge di sotto, di sopra
la pioggia picchia sulla mia testa
la neve piega i miei rami. Qualche
scoiattolo viene a trovarmi;
durante la notte canta l’antico gufo.
Io sto qui fermo perché le radici
non mollano, ma se mi lasciano andare
cado sempre più in fondo finche finisco
in mezzo al Piova. [1] Là pian pianino
inizio a marcire per diventare
il palo senza lampione.
Mi trovo nel buco colmo di sassi;
almeno venissero due-tre pigne
per accompagnarmi ma solo l’acqua
porta via tutto dentro lo scolo.
Chissà se il mio seme si troverà
sottoterra così partirò ancora
per la mia strada ...
NOTA:[1] Il Piova, un torrente nell’Oltrepiave.




IL PONTE DEL CADORE



per Anna, di Sappada

                   

                    fu fatto dall’uomo per ricucire

                        le due sponde dell’abisso: invito

                        alla morte e pure alla vita.

                        La disperazione non segna

                        la sorte ma il nostro cammino

                        spesso s’inceppa finché cadiamo

                        nel vuoto. Vigliacco il destino,

                        non ci risparmia. Non è più

                        vero che solo i vecchi, sfiniti,

                        muoiono prima. La primavera

                        sboccia per tutti: stambecco

                        poiana, lucertola, falena, balena

                        pinguino e certamente per ogni

                        bambino. Per il credente, la fine

                        propone l’oltranza; l’ateo sogna

                        la pace dei sensi. Tu cosa pensi

                        durante il tuo volo nel nulla?

                        Per tanti l’aurora ripesca la luce

                        del sole...

                       

                        © 2018 Adeodato Piazza Nicolai


           

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