venerdì 11 agosto 2017

“Sei anche tutto ciò che non ricordi”

Nadia Chiaverini, I segreti dell'universo, CFR 2014, Prefazione di Giovanna Iorio, pp. 64, € 9,00

recensione di AR

https://www.manualedimari.it/portale/i-segreti-delluniverso-di-nadia-chiaverini/


Il verso di Nadia Chiaverini è caratterizzato da una musicale lucidità, la sua parola poetica penetra nella vita, negli eventi, nelle cose e abbraccia le persone riflettendone e condividendone le emozioni, il sentire (“Non ci saranno parole tra noi / sarà meglio un ascolto di sguardi”, p. 41): già i titoli dell 5 sezioni della raccolta ci suggeriscono questo approccio partecipato e solidale: “I segreti dell'universo”, “Stanze d'ospedale”, “Rosso d'amore”, “Carta straccia” e “A voce alta”.
Il sentimento viene riflesso con abilità in metafore, similitudini e correlativi oggettivi pulsanti: “Stentano le rose quest'anno / come domande senza risposte / (…) / “non è ancora maggio / e le lucciole tintinnano la notte.” (p. 8); “Rabbia disperata / come colpo di coda mozzata / che ancora si dimena / (…) / mentre la lucertola è già morta.” (p. 9); “Abitare le parole come una casa / adattarle al corpo come un abito da sera” (p. 11); “Ore 5.38 il letto è ancora vuoto / come un guscio d'uovo spaccato. // Il cielo trattiene il respiro muto.” (p. 38).
La poesia che dà il titolo al libro inizia con i versi “In un mondo di maschere / si nasconde l'anima in orbite vuote” e si chiude con questi “lo sanno le sabbie del deserto / che rubano i segreti dell'universo.” (p. 13). A p. 18 si parla di “orbite come arma vuota / nuotano come un gabbiano che annega” e nella pagina successiva Nadia confessa: “Raccatto lo scarto delle parole. / Svolazzo anche senza senso.”
C'è un aleggiare sull'abisso, sulle perdite, le malattie (“Non è colpa tua se non mi riconosci / e in tutti gli occhi che hai incrociato ti confondi / come in un gioco di specchi”, p. 31), i lutti… gli occhi allora svuotano le orbite perché la vista (del resto Omero e molti aedi erano ciechi) non è sufficiente a interpretare, a dare un senso… ci vuole una sensibilità altra, ispirata, che possa varcare l'oceano dell'ignoto, del dolore,  delle paure (si veda anche l'intensa Nota di lettura finale di Gianmario Lucini): “Sei anche tutto ciò che non ricordi / un lucore negli occhi / che già guardano altrove” (p. 33). 
Certo l'altrove è indefinito, sfuggente e noi sembriamo relegati a un qui dove gli oggetti ammuffiti ammucchiati in un garage ci ricordano che: “Solo di ciò che è importante / rimane un bagliore, una luce” (p. 43); “perché la memoria può sparire / di quella parola di quella storia” (p. 44); “scatole impilate per raccogliere / ordinare nascondere / mai riusciranno a contenere i pensieri” (p. 46).
Viviamo “geometriche sfaccettature di un caleidoscopio postmoderno / ove l'uomo si rifrange e si disperde” (Postmodernità, p. 50), “in un viaggio incompiuto / nel nonsenso di sé e degli altri” (Frantumi, p. 51), eppure la voce poetica di Nadia non demorde: “Occorre passione / una nuova energia / (…) / il coraggio della verità / non ha colore / è una scomoda libertà / la verità interiore.” (Rigenerazione, p. 52). E giustamente Giovanna Iorio nella Prefazione osserva che “solo la poesia sa rivelare segreti senza distruggerne la bellezza” (p. 5) e che come lei stessa anche la poetessa pisana ricerca “una parola che conforti e scaldi” (ivi).

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