Il dubbio come momento abarico dell’essere

Recensione  di Nancy Antonazzo



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Può l’uomo trovarsi in una condizione zero dell’essere? Cosa significa essere ad una condizione zero dell’essere? È un momento di passaggio, una possibilità di slancio? o solo una condizione di stasi, peggio ancora di niente?
Chi conosce la poesia di Angela Caccia  conosce già la risposta, eppure non può fare a meno di arrivare fino in fondo alle pagine della sua silloge per completare un percorso sul quale ogni parola ci trascina con la forza della sua personalità. Il lettore sa già che niente è scontato nella sua poesia intima e corposa. Il punto abarico comincia fin dalle prima pagine a mostrarsi come una possibilità, come desiderio di movimento, anche la sosta per una breve riflessione non è mai fine a stessa ma si pone come trampolino di lancio per una nuova esperienza.
La nuova silloge di Angela Caccia ha per titolo Il tocco abarico del dubbio e rappresenta un altro passo in avanti di una esperienza poetica che ha la necessità di esprimersi, dirompente e coinvolgente. Se si volesse esprimerla con un’ immagine, sarebbe quella di due mani leggere, calde, allungate verso il lettore con fare accogliente, come a volerlo attrarre verso l’intimità di un percorso interiore, vissuto fin nel profondo del proprio essere. Oppure sarebbero due occhi attenti, curiosi, avidi nel voler assorbire il significato degli eventi che lo circondano. Perché l’intimità dell’autrice non si ferma all’accoglienza dei limiti di una casa, di un paese o di un evento, ma abbraccia tutto e tutti nella misura in cui noi tutti ci ritroviamo a respirare le stesse emozioni, le stesse paure, le stesse gioie e gli stessi dolori quotidiani. Li riconosciamo perché la loro ordinarietà trascende ad evento straordinario, unico e pertanto vissuto intensamente. Ne sentiamo i colori, gli odori e le melodie.
Forse quel momento abarico è  soltanto una sosta, solo per capire, per soppesare il punto da cui ripartire, o forse è la condizione della bella saggezza, quel punto di arrivo ad una fase della vita dove non ci si vuole adagiare, assuefare al già e ormai, ma si vuole sempre ogni giorno ricominciare a vivere, dove il dubbio non è mai conflitto ma scuotimento di fronte alla possibilità della bellezza di un nuovo incontro, “Noi un mare notturno dove il cielo all’improvviso duplica stelle”.

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