Su La mia casa di Gabriele Oselini

FaraEditore 2014 

recensione di Vincenzo D'Alessio



http://www.faraeditore.it/html/siacosache/miacasaoselini.html


Quando affronto la lettura di una nuova raccolta di poesie mi interrogo sul tempo impiegato dal poeta per costruirla, per legarla alla precedente produzione poetica, per seminare all’interno dei versi l’armonia che dovrà affrontare gli occhi dei lettori nei secoli. Quanta poesia non regge al Tempo e si disperde senza essere ripresa, amata, ascoltata. L’eternità più sublime si nasconde qui.

Gabriele Oselini affronta questa prova nella raccolta La mia casa pubblicata dall’Editore Fara a febbraio di quest’anno. La raccolta si apre con l’esergo indirizzato agli amici della giovinezza e si sviluppa in poesia intimista arricchita dai bellissimi paesaggi mantovani. Proprio per questo rincorrere l’amicizia, il sorriso dei ragazzi e delle cose, l’uso di un linguaggio poetico morbido hanno richiamato alla mente, come ha enunciato anche il prefatore della raccolta, i versi del poeta Sandro Penna: “Il mio amore è furtivo / come quello di un povero. / (…) Ma tu, colle dorato, / e tu, mio fiume molle, / sapete che il mio amore / davvero è un grande amore. / (…) Ma voi sapete, amici, / che nel mio cuore è.” (Poesie, 1938-1955)

Ora leggiamo i versi di Oselini: “in questa follia / del nulla / ricominciamo / dal silenzio / e poi il canto / amici miei” (Il canto, pag. 31). Il verso è breve, tagliente, legato da congiunzioni inserite nel capoverso per accentuare l’enjambement. Le similitudini sono frequenti, come frequente è lo spaesamento verso il kairos assunto come difesa dalla realtà invadente: “questa ferita / non posso guarire / ma resisto / come nell’erba / la margherita” (Ferita, pag. 25). Tempo sospeso nel labirinto della fanciullezza, dell’amore materno che apre e segna intensamente l’intera raccolta: “casta la luce dell’alba / sbiancava sul tuo volto / senza vita / la traccia desolata e fiera / dell’ultimo bacio notturno / madre dolcissima” (13 dicembre, pag. 15).

La ripresa è nella poesia Donna dei ricami a pag. 24: “(…) assomigli a mia madre / nella sua stanza / in attesa del ritorno / o alla mia casa rifugio / prima che ne moltiplicassero / le pareti / con nuovi confini / senza bellezza / e senza amore”. Il tema associato all’amore materno è l’eponimo della raccolta: la casa come devozione ai lari domestici, alla bellezza dei profumi come nella poesia Gnolini a pag. 28, alla libertà fiera anche ribelle, senza dolori nell’anima. La lezione della corrente ermetica è forte anche a distanza di mezzo secolo, è desiderata perché i nemici sono intorno pronti a colpire: “(…) blasfemo / è il richiamo / al capobranco / come i lupi / affamati / nella notte” (Theos, pag. 56).

Poesia vera, sincera, viscerale che trasuda tutte le ansie contemporanee contrapposte alla Bellezza vergine di un passato nel quale il sorriso abbraccia la fanciullezza dove anche l’emigrazione raggiungeva il culmine del sogno, nel chiarore del fuoco domestico, divenendo forza ctonia a consolidare l’armonia tra terra e cielo: “la mia casa / del vecchio cortile / verde edera / panni bianchi / luci raccolte / attorno al fuoco / della Germania / accesa di notte / ed io sicuro / avvolto nel mio gatto / in un brivido di febbre / sopito dal riflesso / delle braci / sotto la cenere” (La mia casa, pag. 35).

Stiamo digitalizzando l’alfabeto poetico di Gabriele Oselini, lettere che impariamo ad ascoltare, ad amare, a tramandare.

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