“Sotto il sole” (sopra il cielo) di Alessandro Ramberti



recensione di Teresa Armenti

Mi è stato inviato dall’abile ed instancabile tessitore di relazioni culturali, il poeta e critico letterario Vincenzo D’Alessio, l’ultima fatica poetica di Alessandro Ramberti Sotto ilsole (sopra il cielo).
È un raro e prezioso diamante di teologia biblica, incastonato tra la Quarta di Carlo Broccardo e la postfazione di Anna Ruotolo, i cui cristalli triangolari sono i ritratti (tessitura di linee scure e tratti di penna) di Francesco Ramberti, la musicalità dei versi di Alessandro e la traduzione in cinese di don Pietro Cui Xingang, Coordinatore nazionale della Comunità Cattolica Cinese in Italia.
Il testo, ben curato nella veste tipografica, si presenta in formato tascabile, come un’agenda, che sprigiona un’energia particolare, appena la si prende in mano e si osserva l’immagine di copertina. Su uno sfondo cupo violaceo si staglia un volto implorante, con due occhi arrossati, che sembrano lumini.
È l’agenda della Ruach, cioè del soffio dello Spirito che, in modo magnetico, induce ad aprire il libretto e a posare lo sguardo sulle pagine. Nella prima parte “Sotto il sole” appaiono veri e propri aforismi, impreziositi di tanto in tanto dagli arabeschi cinesi, che invitano a meditare. Sono schegge taglienti che, macerate a lungo nell’anima, esplodono con la forza di una dinamite e colpiscono il lettore, il quale è spinto a prendere in mano la Bibbia, sepolta da cumuli di polvere, e a leggere i passi che riguardano Geremia (il profeta del dramma e della speranza, vicino alla sensibilità dell’uomo di oggi) ed Elia (l’intrepido e incorruttibile testimone di Dio). Il libretto, infatti, è una miniatura della Bibbia: dalle origini del mondo, all’Annunciazione, a Betlemme; dai discepoli di Emmaus, a San Tommaso, al profumo di Jhwh. Le figure femminili della Madre di Dio, di Maria di Magdala e della Samaritana addomesticano l’anima. L’effetto del giglio richiama il passo dell’evangelista Matteo (6,28-29), “E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano”.
Gli ultimi versi di Granulo (La fede ha terre incognite / ed ogni azione un limite) ci riportano al versetto di Luca (17,6) “Aumenta la nostra fede”.
Nell’Anno della Fede, indetto da Benedetto XVI l’11 ottobre 2012, Ramberti, il nuovo profeta del 2000, si rivolge all’umanità passanti precari / con mete sfuocate / vite spampanate dalla crisi, con questo appello: Se la geometria del mondo / non fa quadrato sulla linea della speranza / né ricerca la diagonale della carità / decade e annichilisce spalmando / le caselle vuote del consumo / nei pozzi voraci del potere.
Il poeta invita noi tutti a prendere in mano il destino impastato di Adamo, ad andare sulla scala di Giacobbe, abbandonandoci alla volontà del Padre, con gli occhi sempre in cerca di cascate, perché l’abbandono è un gesto di grazia / un centro ripieno / un vuoto che attende.
Ci indica, come esempio da imitare, Madre Teresa di Calcutta: una matita che traccia un segno delebile, ma resta per sempre il disegno di Dio.
Fluttuano nel mistero del martirio il russo Pavel Florenskij, caduto sotto i colpi di un fucile e il filosofo Severino Boezio. Per Kierkegaard, l’angoscia è una capsula aggredita dal male.
La seconda parte (Sopra il cielo) “Rabbunì” è dialogata e si presta ad essere rappresentata nel periodo pasquale. Scorrono come fotogrammi le immagini struggenti della crocifissione, morte e resurrezione di Gesù. Giuda volta le spalle alla Pasqua, Pietro rinnega tre volte. Maria è consapevole che la perdita più grande è il non sentire l’amore di chi ami. La Terra ha bisogno di pietre miliari, di punti cardinali. Gesù affronta la morte, vincendola con la risurrezione, per la salvezza di tutti; l’ultimo sguardo lo rivolge a Giovanni, a cui affida sua madre. Nasce la Chiesa, di cui facciamo parte. Tutti noi ci dobbiamo far guidare dalla Rùach, lasciandoci aiutare dal nostro Ramberti con i suoi versi che ci scuotono dal torpore e ci indicano il contatto che illumina.

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