La valigia del meridionale di Vincenzo D’Alessio

recensione di Carla De Angelis


Il poeta Vincenzo D’Alessio ha messo nella Valigia del meridionale tutto quello che una volta, forse per superficialità, era poco apprezzato, ma che tutti ora vorremmo ritrovare. C’è la speranza di tornare al profumo del pane di ieri, all’odore degli ulivi, all’amore per la terra, alla condivisione della gioia e del dolore. I suoi versi sono frammenti preziosi di un viaggio / dialogo intenso perché il poeta non ha alcun timore di scrivere le sue sensazioni, le sue emozioni che come echi interni coinvolgono subito il lettore.
Vincenzo D’Alessio con il suo sapere ci pone di fronte allo sguardo limpido di una memoria che brucia sia che riguardi la terra sia che si rivolga al  figlio: “sotto il cielo spero che da padre / mi ridonerai la vita” (pag. 40).
Nostalgia e verità si uniscono nei versi a pag. 21: “È morta la terra da arare e / mille fabbriche hanno stretto d’assedio / le macchie di aceri e querce”.
Non c’è da meravigliarsi se il viaggio è faticoso e la valigia è pesante: dentro c’è un mondo che reclama vita onesta, reclama la dignità di un Sud che i poeti Irpini inseguono da sempre, con meno cemento, meno “schiavi”; ci sono i volti e le passioni di chi è scomparso troppo presto, c’è soprattutto la poesia che insegue giustizia e bellezza, ma c’è anche la speranza “che il paesaggio incanti ancora il viaggiatore anche sull’alta velocità”.

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