Anche i moli hanno un'anima (di pietra): poesie inedite di Serena Zugna



In tanto amore che ho


quello atteso e mai giunto


rende amaro il sole


che bevo con te


Dobbiamo essere più forti


delle assenze


e delle ferite


Amore


per godere di noi




***




Risalita all’ultimo


grande anello del vortice


posso credere nella vastità del cielo


che ho intorno


– da laggiù


miraggio in dissolvenza –


e così tenere eterno e saldo


il mio girare


sull’orlo dell’abisso


da dove la mia eco


chiama




***




Il molo si protende


Nel mare della sera


Vuoto e solo


Sta


Forte


Dell’anima sua


Di pietra












Trieste




L’amore è cresciuto


nel lungo esilio


da una parte di me


la mia parte di te


Ti ho cercata specchiata


in mari altrui


per non provare


così tanto dolore


che si acuiva e si stupiva


notando riflessi non tuoi


nelle mie nuove emozioni












Empatia


Cerco il senso


del mio soffrire


cerco un perché


che dia sollievo


Lo cerco in frasi altrui


in altrui pensieri


autorevoli per fama


o per fortuna


Ma se semplici parole


sfiorano con leggerezza


le piaghe dell’animo


leggére per non far male


perché conoscono


leggére


sotto queste carezze


risposte non servono più


non ha più senso il chiedere




***






Ho dato voce udibile


alla rabbia del cuore


ed il passato


è diventato peso che si può portare


Ho restituito pesanti valigie


non mie


a proprietari ignari che


stupiti


se le son trovate all’uscio


E nell’angolo di casa rimasto vuoto


ho posto rami


di mandorlo in fiore




***




Di me è rimasto il corpo


svuotato


strappatami l’anima


all’anima


E se questo è esser vivi


donatemi – vi prego dei –


una morte quïeta










Specchio traditore


Lo specchio del mio passato


è andato in frantumi


Non posso più specchiarvi


ore felici di giorni inventati


gocce d’amore


parole abbracci calore


Lo specchio traditore


ha frantumato il lieto fine


e i frammenti affilati


mi sezionano l’anima














Notte mancata


Sola sto fra inutili lenzuola


potremmo essere assieme a non dire parola


ma Orgoglio


decise l’assenza










Serena Zugna nasce a Trieste, si trasferisce a 6 anni Milano per motivi di lavoro del padre, ma mantiene per decenni con la città natale una frequentazione assidua, e da sempre un sentimento di amore e di nostalgia. Inizia a scrivere poesie da adolescente. Diploma di maturità scientifica e qualche anno di lavoro come impiegata, poi diploma di Educatore Professionale e lavoro con persone disabili adulte e con pazienti psichiatrici: persone con grosse difficoltà, delle quali apprezzare il loro essere sé stesse, vere, presentarsi senza filtri nel bene e nel male, con le loro fragilità, i loro sentimenti e stati d’animo. Pochi anni fa smette di lavorare ed ora si dedica a tutte le altre faccende interessanti della vita: dalla scrittura al bricolage, dalla fotografia al volontariato, all’assistere agli eventi vari che offre Milano: praticamente un’ “onnivora curiosa”. Nel corso del tempo il significato da lei dato al fare poesia si amplia, ed assume la valenza di una voce con cui comunicare con gli altri, perciò toglie le sue poesie dal cassetto ed inizia a partecipare a readings di poesia, con l’interesse di ascoltare e di far sentire la propria voce per contribuire al dialogo. Nel 2010 vince (ex-aequo) il concorso Fara Pubblica con noi con la raccolta “Cose da dire”.





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