Su La generazione entrante. Poeti nati negli Anni Ottanta a cura di Matteo Fantuzzi


recensione di Vincenzo D’Alessio   

Con il titolo La generazione entrante Poeti nati negli Anni Ottanta, l’editore Giuliano Ladolfi ha messo a fuoco le voci poetiche di alcuni autori nati negli Anni Ottanta, i quali hanno dato prova della loro vocazione e aperto, con le loro opere, strade nuove, energia che il curatore, Matteo Fantuzzi, delinea nell’introduzione con queste parole: “Qui ci troviamo al contrario di fronte a un’identità sfilacciata e solitaria, debole e poco battagliera, una potenziale nuova 'generazione in ombra', non classificabile in una sola semplicistica categoria, ma in grado di creare col proprio lavoro, come è già accaduto per i nati negli Anni Sessanta opere importanti, e proprio dalle opere dobbiamo ripartire se vogliamo risuscitare lo stato della poesia italiana contemporanea, l’unico antidoto (e questi nuovi autori lo hanno ben capito) sono i testi. Solo la carta può risolvere le cose” (pag. 8).

Gli autori inseriti nella presente antologia sono: Dina Basso, Marco Bini, Carlo Carabba, Giuseppe Carracchia, Tommaso Di Dio, Francesco Iannone, Domenico Ingenito, Franca Mancinelli, Lorenzo Mari, Davide Nota, Anna Ruotolo, Giulia Rusconi, Sarah Tardino, Francesco Terzago, Matteo Zattoni; quindici note, realizzate da altri autori, introducono alcune delle loro poesie. Chiude una postfazione dell’editore Giuliano Ladolfi.

La copertina di questo lavoro è illustrata con il famoso quadro di Pelizza da Volpedo, Il Quarto Stato, che a noi sembra voler rappresentare il cammino che la generazione entrante, degli Anni Ottanta, realizza “col proprio lavoro”. La maggiore difficoltà è, oggi, il lavoro. Sud e Nord, mai come in questi anni, si sono avvicinati e combaciano di fronte alla mancanza di lavoro e di sicurezza sociale. Interessa proprio alla generazione entrante, il presente, ed un possibile futuro. Bene ha scritto il curatore nella sua introduzione quando intende “affrontare i luoghi e gli spazi” al fine di sollecitare “l’attenzione, sempre più viva, più accesa nei confronti della percezione del fruitore” (pag. 9).

Questa Antologia, che accoglie tra gli altri autori meridionali, siciliani e campani, rivela “importanti realtà” (pag. 10) che sovente sfuggono ad un Nord convulso, preso nella morsa produttiva che purtroppo impoverisce l’azione della Poesia nella quotidianità. Bisogna guardare alle Antologie prodotte nelle diverse realtà italiana: “Quattro giovin/astri” a cura di Chiara De Luca (Kolibris edizioni, 2010) nella quale compaiono già i nomi di Francesco Iannone e Anna Ruotolo, ripresi in questo lavoro. Il silenzio della poesia a cura di Alessandro Ramberti (FaraEditore, 2008) nella quale figurano poeti da Nord a Sud della penisola, come Antonietta Gnerre, irpina, oggi collaboratrice della rivista internazionale di poesia italiana «Gradiva», diretta dal poeta Luigi Fontanella. Le antologie Poeti del Sud 1,2,3 a cura di Paolo Saggese (Elio Sellino Editore, 2003 e seguenti). Tutte voci importanti prodotte da case editrici non meno importanti, ma con scarsa visibilità dovuta ai mercati dominanti.

Non ci sono troppi poeti in Italia. C’è scarsa lettura, questo sì! Si evince, forte, dalle parole di Matteo Fantuzzi, curatore di quest’opera: “Quando ci si racconta che la poesia è questione per pochi eletti, questione di nicchia forse è anche perché non si sono letti autori in grado di interrompere questo stillicidio; ora (probabilmente) un’intera generazione si è accorta della patologia di cui la nostra poesia soffre” (pag. 11). Ha molte ragioni questa affermazione. Ma come intervenire sui mercati di produzione se non ci sono grandi capitali da investire? La frammentaria forza delle piccole case editrici non rompe i muri di gomma delle grandi case editoriali. Alimenta semplicemente un circuito minore, dal quale sovente emergono autori che brillano di luce propria, o di luce riflessa.

Lo scopo di questa Antologia, curata da Fantuzzi e rafforzata da Ladolfi, tenta in qualche modo “di leggere gli incerti segni di novità attraverso qualche bagliore: l’adozione di una parola 'chiara e forte', la liberazione dal 'lutto' di una parola al negativo, l’ampliamento di prospettive filosofiche capaci di superare le secche del nichilismo e del relativismo e l’aggancio alla tradizione” (pag. 160). Crediamo che l’impegno assunto sia andato a buon fine, non solo per la validità dei poeti contenuti in questo scrigno, nel quale brilla anche il dialetto regionale, quanto per la presenza femminile, finalmente portata in luce dalla sua “cuna”.

La voce, che per noi rappresenta quella solarità “meridiana” che il critico letterario Franco Cassano ha così bene delineato nel suo libro Il pensiero meridiano (Editori Laterza, 2010), è quella di Anna Ruotolo: poetessa sincera, viva e vulcanica, nei suoi versi qui riportati dalla raccolta “Dialoghi da Moleskine”, da noi recensita per il sito di farapoesia. Moralità ricostruita nella sua essenza ideale e sociale. Compartecipazione, fino all’estremo, nell’essere “prossimo” che ci viene incontro dal mare o dalla porta accanto alla nostra: “(…) unica unità, / che ci distingue ombra dalle ombre, / acqua dalle acque”. E qui interviene l’acqua fetale della nascita che ci accomuna, della purificazione battesimale, del mare in cui si naufraga per riunirsi all’eternità che ci circonda. E continua: “E a tutta questa storia sembra venire / in più uno straniero che non ti porta / in tasca (perché non ne ha nemmeno / una – se due non ne può avere –) / tu non gli sei neppure famigliare / in una stampa, una fotografia / così come lo sei per me” (pag. 121).

Conveniamo con Ladolfi, che cita il poeta Domenico Ingenito, introdotto in Antologia, che oggi: “Il cittadino 'globale' avverte l’angoscia di essere spossessato del potere di decisione, perché in balia di forze occulte che decidono le sorti del mondo” (pag. 164). Quelle forze indeboliscono l’esercizio dell’esistenza, l’involucro della Speranza, l’essenza della fiducia nel presente delle generazioni a confronto.

La Poesia è chiamata a governare le forze in campo. Sovente indomabili, legate ad un Dio furioso e crudele: l’economia. Su tutto però interviene la forza dei giovani, che è quella del mutamento, nella quale noi abbiamo riposto e riponiamo la nostra sincera fiducia.

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