venerdì 11 febbraio 2011

News da Adele Desideri

Amici

vi segnalo alcuni eventi

*”Poetico Diario Il segreto delle fragole”, LietoColle, ed. 2011, a cura di Michelangelo Camelliti. Dettagli in allegato


*Recensione di Adele Desideri a “Ariele”, di Silvio Aman, Moretti&Vitali, 2010, pubblicata ne “Il Quotidiano della Calabria”, 13 settembre 2010, rubrica “Libri e letture”, pag. 26. In allegato


*Valeria Serofilli, recensione a “Il pudore dei gelsomini”, di Adele Desideri, Raffaelli 2010, in httppoetrydream.splinder.com, 13-10-2010. In allegato


*Recensione di Giorgio Linguaglossa a “Il pudore dei gelsomini, di Adele Desideri, Raffaelli, 2010, in
http://www.lietocolle.info/it/a_desideri_il_pudore_dei_gelsomini_g_linguaglossa.html , 17 novembre 2010


*”Scrittura, memoria e spiritualità”. Lezione di Adele Desideri agli studenti di alcune classi del triennio Liceo Classico N. Macchiavelli, Via degli Asili n° 35, Lucca, 19 febbraio 2011, ore 11-13. Referente prof.ssa Cristiana Ancisi


*Infine, vi consiglio di visitare il sito, sempre aggiornato, http://poetrydream.splinder.com , a cura di Antonio Spanguolo


Lieta con voi

Adele Desideri


in copertina opere di Gabriella Albertini
Poetico Diario LietoColle
IL SEGRETO DELLE FRAGOLE - ed. 2011
a cura di Michelangelo Camelliti
Tema: I canti intorno al fuoco

La rosa tematica, attorno alla quale ruota il poetico diario 2011, è piantata in terra. Alla terra, infatti, è dedicato il calendario poetico, chiamando ogni attenzione lirica alle problematiche ambientali, alla necessità di riconsacrare la nostra pratica relazionale con la madre terra consapevoli degli abusi consumistici e industriali, tipici della cultura occidentale.
La Poesia è da sempre la fonte primaria dell'ispirazione e dell'aspirazione del rapporto dell'uomo con il proprio ambiente: ma gli animali, le piante e gli scenari naturali che incontriamo sono a ricordarci di un legame che si è spezzato o si sta lentamente spezzando. Eppure, questa stessa natura minacciata e questa vita - in via di estinzione - ha la parola nella Poesia: continua a essere fonte di stupore, offre consolazione e speranza, oppure vibra decisa nella denuncia.
Sono stati accolti 98 testi, canti attorno al fuoco che trasmettono con i versi la grande immediatezza di una lezione spirituale, testimonianze sincere dell'inquietudine che il poeta avverte per quell'eredità inadeguata che lasceremo a chi sarà protagonista del futuro.
In occasione di un anniversario importante per LietoColle - 25 anni di attività - in qualità di editore, Camelliti ha voluto curare personalmente il volume immergendosi nei 300 testi di circa 170 autori provenienti da tutte le regioni, con una composizione di genere che vede il numero delle voci femminili superiore a quelle maschili: quasi una naturale maggiore identificazione della donna con la Grande Madre Terra.
L'edizione presentata, inoltre, riporta un'architettura insolita rispetto alla tradizionale: a fine mese e a fine di ogni stagione offre i testi di autori già editi con LietoColle che hanno inviato i propri testi in adesione al bando. Una scelta voluta ancora una volta per sottolineare la riconoscenza dell’editore verso coloro che hanno riposto la loro fiducia nella casa: fiducia che ha permesso di raggiungere una meta intermedia, lungo un cammino che si snoderà insieme, per diffondere poesia.

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Silvo Aman, Ariele, Moretti&Vitali, 2010, pag. 90, euro 11

Sfogliare le pagine di Ariele, soffermarsi sui lievi, ariosi, affreschi, tratteggiati nelle diverse liriche, affinare lo sguardo attraverso la lente della poesia di Silvio Aman è un’avventura dello spirito che si può definire necessaria, una benefica sosta nei pressi della bellezza, della raffinatezza, dell’eleganza.
Riecheggiano, nel testo, i miti della civiltà greco-romana, i temi e i canoni della migliore letteratura, scultura e pittura europea, come pure gli accenni all’intramontabile psicoanalisi freudiana: “Vivere ovunque o in chissà chi,/ In Mariquita o Andrea l’alchemico/ Passando mascherato per Venezia/ O forse verso il regno dei Cimmeri,/ Il cuore preso da un sospetto:/ (…)/ Inganni e foschi segni ovunque,/ Angoli e piazze in un ambiguo ridere.//”. E ancora: ”Tu sei più volte sceso artificiere/ A togliere gli inneschi/ Lungo la via del Sigmund.//”.
È una raccolta preziosa, Ariele; fa pensare a certe statuine ottocentesche di porcellana, che si custodiscono, premurosamente, nell’angolo più nobile - e più sicuro - della casa: endecasillabi, settenari e novenari creano una lingua leggera, eppure colta, lontana dai consueti cerebralismi di molta poesia contemporanea. Una lingua in cui la purezza della forma scaturisce rigogliosa dai versi, come l’acqua da una sorgente in pieno disgelo, mentre la musicalità d’insieme ricorda quella di un’arpa che vibri di malinconica nostalgia, di trepidante attesa: “Andrò con lui, il nocchiero,/ E a Delfi gusteremo sopra il vello/ I nostri giorni d’oro -/ Mi porterà lontano,// Oltre le felci oscure,/ Oltre le spore infette.//”.
Le figure della natura sono rivisitate, da Aman, in un’ottica crepuscolare, che segna, nei riti di passaggio, nei colori densi dei tramonti, nelle tonalità ancora languide di taluni aprili bizzosi, la memoria delle cose passate, e l’apparire, tra le ombre del futuro, di un destino enigmatico: “Estive scie di vita -/ Tu non conosci il termine,/ Ciò che sarai domani,/ E ti distrae l’ondata,/ Parvenze in lunghi nastri che si snodano,/ Sospese eternità/ Nella magia del mese.//”.
I piccoli particolari del quotidiano, invece, nominano il presente e lo rendono tanto delicato quanto suscettibile di speranza e salvezza: “Una cucina chiara,/ Il vaso con le dalie gocciolanti/ (…)/ Il sole sfaccettato nei bicchieri/ E lei che cuoce le ciliegie,/ Composta già addolcita dai bambini.//”.
Le immagini spesso sono attraversate dall’ossimoro - ironico e tragico assieme -, primo fra tutti quello che oppone alla luce il buio: “È il giorno della luce, e quel che affiora/ Ad insinuare il niente,/ Il buio più assoluto,/ Ce lo nasconde l’ora./”.
Aman, infatti, sa bene che la vita sovente è ingrata, e che il tempo a volte porta con sé tradimenti e compromessi: “Eppure un giorno ti sei accorto,/ Il bimbo che rideva in te/ Si è come perso altrove:/ (…)/ Appari con stranezza un campo santo/ O all’improvviso estive vie di vita.//”.
Sa, il poeta, che al di là della propria intimità, del proprio studio, dei propri affetti, regna la volgarità, e che l’ossequio stolto alla futilità e alla sciocchezza continua a risuonare nelle strade, nelle piazze: “Oltre, lungo una strada oscena è il male,/ Il chiasso di una danza macabra -/ (…)/ Anime opache e estranee/ Al tuo dar foglie al tempo.//”.
Ma saggezza e armonia appartengono per carattere, oltre che per arte, a Silvio Aman, che serenamente, con la calma e la sagacia che gli sono solite, può scrivere: “Cosa ci aspetta, adesso?/ Ora la luna ha alzato il mare/ E ormai le ondate incalzano,/ Onde di gioia orlate/ Da una sottile angoscia -/ Onde inattese, infatti,/ Dei nostri giorni nuovi.//”.

Adele Desideri

pubblicata ne «Il Quotidiano della Calabria», 13 settembre 2010, rubrica Libri e letture, pag. 26

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