Ivano Mugnaini
La ricerca poetica di Ivano Mugnaini si fonda sull’intensità di un linguaggio fortemente percorso – diremmo consumato – da un’assidua moltitudine di agitati paradossi, di acuti tentennamenti, di soluzioni spesso lontane o addirittura impossibili. Lo sguardo inquieto di Mugnaini documenta, con una indifesa passionalità, l’incertezza di ogni umano movimento, il cui destino pare legato all’aspra dolcezza di un compimento che sempre tarda a definirsi e a realizzarsi, restando prigioniero di un’illusione ambigua e fuggitiva. Il tempo salvato (Edizioni Blu di Prussia, 2010) è un libro intriso di mobile iridescenza, nel quale ogni immagine si contamina con un’altra, in un continuo rovesciamento-rimescolamento di senso e di sensi che strenuamente risucchia il poeta e il lettore nel gorgo di un’interrogazione rigerminante e insoddisfatta. Mugnaini rincorre la visione di una realtà elusivamente inafferrabile, mirando, forse, al raggiungimento di una zona di sicurezza e di ordine che la crudele frantumazione delle esperienze, tuttavia, non fa che allontanare con persistente cinismo. Si manifesta, così, nei suoi versi, una incisiva e potente verità drammatica, in cui la parola è tesa, con pervicacia, all’ascolto e alla registrazione di un’angosciosa galleria di barbagli, di segnali, di messaggi e di indicazioni che risultino capaci di condurre, infine, al conseguimento di un paradigma di stabilità che possa permettere al poeta, una volta per tutte, di liberarsi dell’affannoso, ciclico giogo del cercare e dell’interrogare. La scrittura decide, allora, di approssimarsi alla soglia estrema di un auto-accecamento che riassorba il poeta stesso nello spazio di un tempo rinnovato, privo di aspettazione e di speranza, e definitivamente consegnato al non-sapere dell’abbandono e dell’oblio.
Il mondo non ha angoli
Ci ritroveremo, mi hai detto,
in qualche angolo del mondo.
Ma il mondo non ha angoli,
ogni punto equivale a tutti
e a nessuno, la curva del tempo,
ferro, nebbia, graffio, veleno,
traccia di sogno, linea di una mano.
Ci ritroveremo, certo, e ci accorgeremo
che è gravido di altre carni, di altri
semi, il ventre del destino.
Ma ancora affamato, feroce,
partirà lo sguardo verso un lembo
di pelle, l’occhio, il collo, il braccio,
il seno, e di nuovo sarà immagine
spazio di luce agibile,
abitabile, l’attimo in cui, ridendo,
ci diremo che non è possibile.
Ivano Mugnaini (Viareggio 1964), poeta, scrittore e saggista, vive a Bargecchia di Massarosa. Si è laureato a Pisa in Lettere moderne con una tesi sul teatro rinascimentale. Opere di poesia: Controtempo (1997), Inadeguato all'eterno (2008), Il tempo salvato (2010, con una nota introduttiva di Luigi Fontanella). Testi di narrativa: La casa gialla (1997, racconti), Limbo minore (2000, romanzo), Il miele dei servi (2007, romanzo). Ha collaborato e collabora a varie riviste letterarie, tra le quali «Gradiva», «La Mosca di Milano», «La Clessidra», «Nuova Prosa».
3 commenti:
Ciao Alessandro, un saluto e un grande in bocca al lupo per tutto.
Sono lieto del pezzo che Mario Fresa ha scritto sui miei testi e pubblicato sul blog di Fara.
Ringrazio lui per l'accurata nota critica e te per la cortese ospitalità nel sito.
Ciao, Ivano
bella e disincantata questa lirica, quasi a dimostrare come il limite del finito trovi conferma nel ritrovarsi su una sorta di mondo parallelo, una resurrezione di quello che già abbiamo immaginato e vissuto in un reale scomodo.
Saluti
Marco Saya
ivano è poeta dalla grande sentita vena scritturale, in questa sede ben presentato da mario fresa, complimenti sinceri,
roberto matarazzo
Posta un commento