mercoledì 15 dicembre 2010

Su A dieci minuti da Urano di Carla De Angelis

(recensione di Nunzio Festa, pubblicata il 14/12/2010 su www.kultvirtualpress.com)
 
Poesie di tentata conquista
prefazione di Stefano Martello
Fara (Rimini, 2010), pag. 108, euro 12.00.
 
Classe '44, la poetessa Carla De Angelis è nata a Roma; e ha pubblicato i primi versi nel, per noi, lontano '62. Cavaliere al merito della Repubblica Italiana, a differenza d'altre e altri titolati con questa 'carica', De Angelis ha sempre guardato all'umanesimo, letterario, quale valore vitale. Di vita. “A dieci minuti da Urano”, appunto, questo piglio conferma. Questa padronanza di valori, dunque, afferma. Al di qua delle discussioni su etica e politica, su temperamento civile ecc. Non a caso, infine, l'esser letterata passa per l'impegno redazionale presso l'interessantissima casa editoriale Kolibris. Come è ben, in un certo senso, spiegato da Martello la linearità dell'esposizione delle De Angelis possiamo leggerla, allora rintracciarla, nella calma austera e intollerante dell'autrice. Il midollo della vita quotidiana, in sostanza, trapassa lo stesso eco dell'esaltazione. Apostrofa l'ingiuria per non destinarla al nominare essa in quanto fine a se stessa. S'è parlato, persino, d'opera matura. Ma va aggiunto che questa maturità è finanche testimonianza d'un processo che non s'arresterà. Non sarà bloccato. In quanto Carla De Angelis esprime ogni passione della sua normalità reggendola sul filo sottile e tesissimo della sua scrittura brillante d'attenzione. Sono le sensazioni prive di retorica banale, quelle che la poetessa romana cattura e fa sprigionare nel suo verso romantico e fruttato di sperimentazioni. Che espatria, essenzialmente, da ogni impostazione canonica. Per giunta spiazzando le ricorrenze delle catalogazioni seppur giustamente in altri casi contrapposte. La poesia di Carla De Angelis vive nel fervore d'una rinuncia al destino, oltrepassando – per tenerla ferma – la (retta) e incolpevole quanto colpevole via della meditazione di stampo comunque ottocentesco. Il retroterra, pienamente letterario, abbandona costantemente questa risorsa, infine, ma lo fa per inventare un'originalità sincera e buoni pezzi d'autonomia. Ed ecco Urano. 

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