Il suono sento delle mie scarpe

nuove poesie di Enrica Musio
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Una persona umile,
che solo
sa sorridere
al mondo.


***


Nei passi freschi,
della calda afosa estate
la merenda al fiume Uso
le bambole
i giochi nell’acqua
sereno
tutto
mi appare.


***


ALBA MERIDIONALE

Come attraverso un velo giallo,
camminavo nei dintorni
del Salento,
mi manca sempre qualcosa
un biancore della calce del tufo
l’idea del venirmi a meno
credendomi inaridita
mi salvo
torno
e ritrovo.


***

LA MIA COMPOSIZIONE

Nella mia necessità paziente,
le parole ritrovo
la consistenza
persa nella mia confusione
e torna astratto
il concetto di bene
a riempire
una grande parola
di amore.

***

I SILENZI

Una malinconia mia troppo pungente,
fa solo capolino
i miei occhi stanchi
e silenzi trascorsi
e mal vissuti
e la solita sera
finisce
con il mio cuore
troppo spento.

(a Ilaria)

***

INCONTRO

La magia della parola
in quel fascino
da misterioso fare
lascio intravedere
una apertura
che invitava
a una esplorazione
di un altro mondo.


***

ASPETTANDO CATERINA

Non dormire troppo,
se riposi meglio
aspettare un vento che soffia
la luce torna nella stanza
e precipita nel buio
una lontananza
e Natale non aspetta
ma fai in fretta.

(a Caterina Camporesi)


***

UN SILENZIO

Il suono sento delle mie scarpe
sull’acciottolato dell’asfalto
il suono
di una sirena lacerante
taccio
e aspetto il silenzio
mi invento un mio
silenzio
nel silenzio c’è la tua assenza
nel silenzio sento la tua presenza
soprannaturale
e poi solo penso.


***


Sul lungomare,
rivivo ancora la mia infanzia
tra le luci delle lampare
l’odore degli oleandri
il libeccio del mare
mentre la salsedine e
gli odori antichi
mi colmano il cuore
di ricordi
una vita lontana
la mia grande nostalgia
per la mia terra paterna.

***


Un’ode al governo
che non dice nulla
falsità
parolai
da quattro penne
non rispetta il
suo popolo
anche se dice
eletto dal popolo
siamo stufi di prese in giro
barzellette da osteria
il nulla.


***


Nella lettura adesso si conclude,
un cassetto pieno
di ignoti siti.

(a Sandro Ramberti)


***


Nel giovane e calmo desiderio
di ammirare
dalla finestra contadina
il paese
l’innalzarsi impetuoso
del Campanone
che suona a ogni ora
l’antica Rocca Malatesta
la piazza grande Ganganelli
e l’arco del Papa
il comune dove si affaccia allampanato il sindaco
la facciata dell’antica scuola elementare
dove ho imparato l’ABC, e la noiosa matematica
il bar del pettegolezzo locale,
(molte volte non ho bisogno del giornale!)
in lontananza la Pieve romanica
le grotte tufacee che hanno riparato
i santarcangiolesi nella seconda guerra mondiale
e infine il cimitero comunale
con il viale stretto da tanti cipressi
e qui porto il mio giovane saluto
a tutti i cari morti.


***


Oscura chiarità
un inferno festoso
la frenesia lucida
mia gioia impaurita
tra pianti e risa
nella brevità dell’eterno
indice della mia vita.

***


MIA TERRA

Cade la neve
e penso alla mia terra
confusa nella verde
pianura
sospesa di vigne
che dormono sui grappoli
i miei sogni da fanciulla
dolci ricordi
lasciati
per sempre
dentro la vecchia casa
all’orlo
del nulla.

***

LE OCCUPAZIONI MATTUTINE

I poeti lavorano,
ispirati da tenere brezze
presagiscono una nuova
poesia
nel loro profondo
versificare
attendono
il lattiginoso
mezzogiorno.

***

Ho incontrato il mio caro amico poeta,
che canta con le sue lacrime
ai vicoli di sentimenti
luci filtrate
e occhi troppo feriti
in compagnia della tristezza
e troppo dolore
ma sempre lui che vuole
cantare di tanto
amore.

***


INSEGNAMI POETA

Insegnami a ricordare,
nell’ombra di una vecchia matita
che dipinge strani segni nel libro del mio cuore
io annegata al mio calvario di gesti troppo uguali
scomparsa tra una trafilatura sciocca
e nella perdente speranza
un fiato che fugge
al mio misurato gesto da giullare illuso
questa mia strada
uno specchio
pieno di pioggia.


***

DELIRANTE POESIA

La logica della concidenza e non sapevo
che ti avevo trovata in anticipo
in poche parole mi sorprendi
un racconto inedito
sopra righe dritte a capo
di margine
quest’inchiostro che non imprime più
una poesia delirante
della mia febbre leggera
ti regalo
ti avvillippi alle mie spire.

***

SOGNI

Beati i sensibili
pieni di malinconia
e mangiano i gamberi con la salsa di coriandoli
a friggere le antenne
i cocci di bugie
un basco povero
l’autobus da un solo passeggero
sogni.

***

ESSENZA

Non voglio mai applausi,
né inchini
né sorrisi
anche se tanta ipocrisia
dovesse sempre vincere
al mio umile spettacolo
attimi forgiati a me
da un immenso
frastuono
a volte ascoltati
a volte ignorati
mi bruciano le dita
in cerca di forme per la mia poesia
ma non voglio nulla
solo una pura rugiada
che copra la mia
essenza. 


***

Il volto triste di un uomo,
ho letto
solo il racconto della sua vita
trascorsa
in una solitudine da faro
in fondo al mio cuore
scendere tanta
tristezza
ora solo il grido di gabbiani liberi
riecheggia solo
antichi rimpianti.

( dedicata al prof. Stefano Benassi)


***

PICCOLA SARA

Quanto era piccola
la tua cassa di legno bianco
nascosta
tra le nuvole di incenso
a coprire la nostra angoscia
attorno alla tua vita
negata
esili svaniti istanti
senza vele spiegate
ai tuoi sogni di cammino
riposano le tue piccole mani protese
verso ancora un mistero
irrisolto
rubati i tuoi giochi infantili
rubati a mezzodì
sull’altare
una fiamma insicura
di una candela
la reclinato la luce
lasciando il buio
delle nostre stupide anime.

(dedicata a Sara Scazzi)


***

MIA FOTO

Un nastro rosso nei biondi capelli,
i miei occhi grandi
smarriti nel segreto del domani
la mia bambola tra le mani
foto di bimba
tanti anni fa
mi sembra strano di essere io
così fiduciosa
il mondo lo vedevo tutto bello rosa
non sapevo che la vita e il tempo avevano gli artigli
e che lasciavano troppi graffi al mio sensibile
cuore
non conoscevo mai i nodi e i grovigli
e nemmeno un sentimento chiamato “amore”
di quella simpatica bimba ora non rimane
nulla
ora c’è solo una vecchia foto sgualcita.


***


CONFLITTO DI EMOZIONI

Nella mia muta solitudine,
la mia vita sbiadisce
e retrocede a un film in bianco e nero
proiettato in una sala vuota
non voci confortanti
ma sole scritte fredde e lontane
il mio spirito
lacerato
patteggia
vecchie frazioni di aritmetica
piange un bambino
caduto da un triciclo
attende la calda stretta della madre
il mio cuore si batte
a questi strani partiti
ormai libera
combatterò
e nel mio cuore
non fallirò.

***

AL MUSEO DELLE CERAMICHE

Offrirti un caffè
magari all’ultimo minuto
la sacra tazzina
da lavare
cancellare le tracce
lasciare bianco in segni
nuovi
potrei darmi al collezionismo
nella mia sterminata fortuna
delle bianche tazzine
si espone
in bella mostra
e in buon ordine
con il proprio cartellino
e le canzoni che hai solo
cantato.

(a dario valli)


***

SOLO DEL POETA

È da solo,
in una stanza morta
le parole scritte
nella notte passata
rientrando da un bar
parole calcaree
detriti galleggianti
quando solo i poeti
omoeretici
scrivevano nel ricordo
tra amore e lo sfacelo.
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