Pavia Strange Days (Tito Truglia)

Amara spesso l'ironia che adombra questi versi dal tratto minimalista: lo sguardo però più che sospeso nello scetticismo, sembra desiderare un senso (direi proprio un'etica, che è il senso del bene comune) che non sia il mero soddisfacimento di un bisogno “particulare”. La vesificazione è di tipo narrativo e ci pare un buon esempio di prosa-poetica o in qualche caso, di ballata sardonico-surreale (con l'inevitabile gusto malinconico).


IL GRANDE VUOTO
Annotazioni di poetica

“Amico, sono beat
Sono beato
Ho il beat...”

(Ed Sanders, Perduta perduta perduta)

A volte,
quando senti l’ispirazione bussare alla tua porta
ti senti felice al pensiero di ciò che sogni di realizzare
e allora ti prepari afferrando un giornale o una rivista
e prefiguri già la tensione dell’evento con la coscienza
che finalmente stia per succedere qualcosa nella tua
noiosa giornata…
Quindi, apri la porta,
ti slacci la cintura,
mandi giù i calzoni (o tiri su la gonna)
e ti siedi.
Senti un freddo
gelido sul fondo
ma fai finta di niente e aspetti…
Ti sforzi.
Spingi.
Continui a leggere il giornale
ma non succede ancora niente…
Hai finito di sfogliare e niente!

Allora ormai deluso ti rialzi.
Guardi, incredulo nel vuoto...
Ti ricomponi con indifferenza.
Stacchi lo sciacquone e riprendi
il tuo schifo di giornata.

(Già in Assalti Poetici, Pavia, 2008, revisited)




ALLA FINE DEL CONCERTO

Alla fine del concerto ho sentito il solito disagio
che non riesco mai a contenere a sufficienza.

Appena fuori dal teatro sono andato a cercare
il banco delle magliette. Quanto costano? Chiesi
con tono agitato. Quindici euro! Disse il tipo.
Ecco lì, una che mi piace (Nico).
Quanto costa? Chiesi nuovamente.
Quindici euro! Rispose,
affrettandosi con altri clienti.

Approfittando della breve disattenzione
io la sfilai dal banco con mano veloce
e con due passi d’istinto all’indietro
riuscii a confondermi tra la folla…

Da lontano vidi la faccia dell’ambulante cercare
incredulo il suo denaro e nel medesimo istante
mi accorsi che la mia strana agitazione
era svanita al gusto vittorioso dell’illegalità.

Mi avviai verso la Stazione Centrale
appena in tempo per salire sull’ultimo
treno in partenza per Pavia. Era l’una di notte.
Trovai posto in seconda classe. Dietro di me
sopraggiunse un signore il quale prima di chiudere
la porta dello scompartimento con fare molto apprensivo
esclamò mostrando una certa esperienza:
Meglio tenere gli occhi bene aperti,
questo treno di notte è davvero molto pericoloso…

(Già in Assalti Poetici, Pavia, 2008, revisited)



MI CHIAMO BUKOWSKY…
Annotazione di poetica n.1

Mi sono svegliato molto presto stamattina.
Era quasi buio. Mi sono svegliato molto presto
stamattina. E il sole accarezzava già il mondo.

Felici nell’aria si udivano i canti degli uccelli
e guardando in alto dissi: Vaffanculo!
Ascoltai in silenzio e dissi: Vaffanculo!

Intorno tutta la natura si apriva al nuovo giorno
e anch'io mi stavo preparando con un filo
di speranza nel cuore ma la mia donna dorme ancora,
pensai, guardando il letto vuoto.

Questa poesia s’intitola: Ho trentacinque anni
e me ne sono accorto stamattina quando all’alba
ho sentito un forte dolore al mio piede sinistro.

Così mi rifugiai zoppicando in cucina.
Mi preparai un bel caffè abbondante.
Lessi 2 racconti di zio Hunk e pensai:
Mi chiamo Bukowski e vaffanculo!

(Già in Assalti Poetici, Pavia, 2008, revisited)



ASSALTO SILENZIOSO

Era un pomeriggio di metà Aprile.

Si aggiravano con aria incredula
e terribilmente insicura. Ogni angolo
era preda dei loro corpi mollicci.
Grufolavano continuamente
e si muovevano con una strana sensibilità.
Non riuscivo a comprendere il motivo
per cui avevano bussato alla mia porta.
Il loro modo gentile di occupare il tempo
mi era insopportabile.
Sono riuscito a difendermi
coltivando un piccolo spazio mentale
e tenendo nell’ombra le mie poche emozioni.

Alcuni di loro però si sono sistemati
in fila sul marciapiede e ora controllano
fiduciosi l’uscita.

(Già in Assalti Poetici, Pavia, 2008, revisited)


ALTA VELOCITÀ

I vagoni
trasportavano merci d’ogni tipo
e correvano su rotaie costruite
con i corpi di migliaia di bambini…

Scavalcati dalle prime vetture, loro
si rialzavano veloci per andare a sdraiarsi
un centinaio di metri più avanti
affinché la locomotiva potesse proseguire
il suo folle cammino
verso il futuro…

(Già in Assalti Poetici, Pavia, 2008, revisited)




ETICA EPICA CINICA N.2

Un ragazzo e la sua fidanzata
passeggiavano frettolosamente
per le vie del centro quando sul lato destro
della via videro sdraiato sul pavé un gatto
grosso e ben curato e con l’aria stupida
del gatto che fa le fusa di fianco al focolare.

Sorpresa e quasi preoccupata
ma senza frenare l’andatura
e con una vocina ipocrita che
persino a lui che l’ama è sembrata
un po’ cretina, la ragazza gli fa:

“Oh povero gattino, non hai freddo?”
“Certo che ne ho brutta stronza…
Ma non vedi che non posso muovermi
che un’auto mi ha schiacciato una zampa?!”
Rispose lui,
ma lei non lo sentì, o fece finta,
e proseguì diritta per la sua…

(Inedito)



GIORNI FELICI

Avanzano lentamente la mamma,
la nonna, la carrozzina col bambino
e di fianco il barboncino…
D’un tratto la giovane si ferma incuriosita
davanti all’ennesima vetrina

e prima di entrare nel negozio
affida con dolcezza i piccoli alla nonna
felice finalmente di dividere il suo affetto
un po’ al bambino e un po’ al barboncino
che scodinzola lì vicino...

All’improvviso un cucciolo di alano
appare a lato minaccioso…
Ma il barboncino per nulla
intimorito dalla razza superiore
esplode il suo coraggio inaspettato
e il fanciullo pure scoppiettando
nella sua furia difensiva
non vuole essere da meno e:
Ghrrrr… Bauhh… Bauhh…

La mamma riconoscendone la voce
s’affrettò alla cassa
molto spaventata.

(Inedito)


TERRORE A SAN MICHELE

Lui le diede un ultimo bacio
sulla guancia tumefatta e continuò
a picchiarla con ferocia.

Il pavé di piazza San Michele
sembrava una tavolozza cinerina
con tutto il sangue che schizzava dalle ferite.

Lei non reagiva né tentava di ripararsi.
Subiva passivamente i colpi dell’uomo
che giungevano pesanti e violenti.
La testa sanguinava copiosamente
e le labbra erano gonfie e irriconoscibili.
Sul corpo affondavano i calci
brutali e ossessivi.

(Inedito)


JOE PARKER

Joe Parker
era finalmente pronto per lo scontro finale.
La mafia Xnova era riuscita a imporre
il suo controllo su tutto il Continente e teneva
in pugno l’intera popolazione con particolari
strumenti elettronici che ricordavano i televisori
del secondo millennio.
Con questi sofisticati microcircuiti
è stato condizionato l’apparato emozionale
di miliardi di persone separandoli
in 27 grandi gruppi sociali.

Fin dalla tenera infanzia
trascorsa nel monastero buddista di Palo Alto
Joe Parker era stato programmato per la battaglia finale.

Lo scontro si preannunciava decisivo per le sorti
del Sistema e lui lo stava preparando accuratamente
nel quartier generale della Buona Coscienza.

Joe contava sui T.S.O.L. un reparto di biosoldati
esperti negli scontri sulla lunga distanza. Ma
la sua carta vincente era costituita dagli Psyco-Ran,
un’arma elettromagnetica di nuova generazione
che incideva mortalmente sui collegamenti
nervosi dei nemici individuati attraverso
sensori chimiconeuronali.

Capirete che la vittoria era del tutto assicurata,
bisognava solo riuscire ad allineare
il nemico su un unico fronte ad una distanza
non superiore a diecimila chilometri.

(Inedito)


CÉLINE F.

“…
e vado cercando ciò che non si può trovare,
e vedo ferma la cosa in movimento,
e il gorgo profondo…”

(Jordi de Sant Jordi, L’amoroso cerchio, XV)


Céline F. correva verso il ponte.
Era un grigio tramonto di una giornata invernale.
La strada era completamente deserta
ma lei si guardava nervosamente attorno.

Correva con le braccia aperte
e con addosso un leggerissimo vestito.
La pelle bianca brillava sul nero dell’asfalto.
I suoi capelli aggrediti dall’umidità
sembravano spighe in piena tempesta..
Il semaforo intermittente risuonava
nel vuoto con la sua luce giallastra.
Lei attraversò la strada
e scomparve…

(Già in Assalti Poetici, Pavia, 2008, revisited)



NOTE PER IL PROSSIMO VIAGGIO
Poesia dedicata a Giorgio Piovano

“Scrivo poesia perché Walt Whitman diede al mondo il permesso di parlare schietto.”
(A. Ginsberg, Improvvisazione a Beijing)


Dove sei poesia balbuziente di un bimbo
che piscia su una telescrivente.? Dove sei?
Dove sei grande fannullone beatnik?
Dove sei Ginsberg?
Fai sentire la tua voce, inalbera la tua poesia,
noi siamo prigionieri del vuoto
e non abbiamo più le parole per agire.
Dove sei? Dove sono
le barbe illuminate di Marx ed Hengels?
Dove sei Nietzsche? Ritorna dalla tua follia,
rischiara dal passato quest’inutile ritorno.
Dove sei piccolo buddha di provincia…
Dove sei Giovanni Falcone, unico
uomo d’onore che abbia mai avuto la Sicilia.

Dove sei Gregory Corso che hai esclamato:
Oh macellaio la braciola non è il maiale!
Dove sei Publio Virgilio Marone, poeta già
prima di Cristo e già moderno critico del nuovo.
Dove sei… Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io…
Dove sei Lorenzo, magnifico
rompiscatole del silenzio comune.
Dove sei Umberto, primo del 1°
e del 2° re del gregge.
Dove sei Anna Pinchetti, ti ho rubato
l’inchiostro ma possiamo dividere
se ti va…

(Già in Assalti Petici, Pavia, 2008, revisited)


Tito Truglia. Nato a Vallefiorita (CZ) si è laureato in filosofia all’Università di Pavia, città dove attualmente vive e lavora. Fondatore di numerose fanzines di poesia underground, ha partecipato ad alcune antologie e a numerosi readings. Suoi testi sono stati pubblicati su alcune riviste letterarie e su diversi siti internet. Ha pubblicato Diavuli e Santi una raccolta di testi in dialetto calabrese a cura di Crocetti Editore (MI). Assalti Poetici per le Edizioni O.M.P.Farepoesia. È da sempre impegnato in una continua attività di ideazione e organizzazione di eventi e situazioni artistico-culturali. Svolge saltuariamente anche l’attività di libraio volante e indipendente.

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