Come muore un premio letterario

In memoria di un premio di poesia meridionale

di Vincenzo D'Alessio

Correva l'anno 1976 quando con un gruppo di amici pittori e letterati decidemmo di fondare il Gruppo Culturale “F. Guarini”: grandissimo pittore del Seicento napoletano, nato nella mia stessa cittadina, Solofra, in provincia di Avellino.
Erano gli anni in cui forte si sentiva l'influsso degli anni della rivoluzione studentesca, dell'innovazione. Si preparavano i fermenti delle idee che già erano maturate negli atenei europei. Fu allora che tra le iniziative del gruppo culturale inserimmo il Premio Nazionale di Poesia “Città di Solofra”.
Dalla prima edizione ci caratterizzammo per un dialogo a favore degli studenti del secondo ciclo della scuola dell'obbligo, formando delle giurie popolari che davano il loro voto e giudizio accanto alla giuria degli esperti. Fu un vero grande successo.
Non riesco a ricordare tutti i poeti che abbiamo premiato: autori che oggi sono parte integrante della poesia contemporanea; donne che vengono ricordate per la loro poesia innovativa. In questo campo siamo stati tra i primi a privilegiare la quota rosa nelle scelte alle varie edizioni.
Vorrei ricordare che inseriti nel Premio di Poesia c'erano anche i premi per chi si distingueva con attività culturali – premio alla Cultura – per chi favoriva le tradizioni storiche e religiose – premio per le tradizioni – che andavano a completare il cerchio divulgativo del premio stesso. Accanto a questi premi c'era la realizzazione dell'Antologia a cominciare dal 1984 (V edizione) che ha fissato nella memoria collettiva la realtà culturale del premio “Città di Solofra” e ha fatto conoscere, specialmente in ambito scolastico, la poesia contemporanea. Quest'ultima veniva data in dono alle scuole superiori come i licei e gli altri istituti d'istruzione statali.
Tra i premiati vorrei ricordare Michele Ricciardelli, il professore Luigi Fontanella, accomunati dalla realtà italoamericana. I professori Silvio Ramat, Benito Sablone, Pasquale Martiniello, Nunzio Menna, Carmine Manzi, don Mario Pascolo, Lorenzo Vessichelli, Paolino Marotta, Teresa Armenti, Basilio Fimiani, che hanno animato la Giuria delle edizioni del Premio, per arrivare alle giovani leve poetiche: Emilia Dente, Domenico Cipriano, che hanno esercitato il compito di giurati in queste ultime edizioni del Premio. Le Giurie popolari sono state tante: dai licei sparsi sul territorio delle due province di Avellino e Salerno – ma abbiamo anche avuto contatti con Lovere (BG), con Pescara, con Castelsaraceno (PZ) e con altre province in ambito nazionale.
Il premio “Città di Solofra” è divenuto negli anni un appuntamento letterario limpido e di riferimento per la Cultura nazionale, fino alla sua XVI edizione, celebrata nel 2006 in Solofra, con tantissima sofferenza, quando già il Gruppo Guarini si era trasferito da anni con la sede in Montoro Inferiore (AV).
La politica locale e non ha fatto tutto quanto era nelle sue possibilità per togliere a questo premio i fondi che gli restavano: quei minuscoli contributi degli amici più veri e sensibili alla cultura, che qui ringrazio perché non si sono arresi alle pressioni e alle minacce. Come ringrazio gli artigiani solofrani, il cuore vero dell'economia di questa cittadina, che con i loro “meravigliosi” capi in pelle hanno fatto giungere, in tutt'Italia e all'estero, l'esempio di una Solofra che produce benessere e cultura, donando ad ogni edizione splendidi capi “made in Solofra” ai primi tre vincitori del concorso.

Quest'anno salutiamo definitivamente la scomparsa dal panorama letterario nazionale del Premio biennale di poesia “Città di Solofra”. Lo facciamo senza retorica. Senza essere troppo descrittivi, come ci impone il nostro carissimo compagno di viaggio Alessandro Ramberti. Ma il Sud non lo viviamo da cinquanttotto anni. Siamo stati a rischio d'esistenza. Siamo stati perseguitati perché non abbiamo accettato, mai, la protezione di nessuna schiera politica. Noi abbiamo camminato sempre con la lucerna della conoscenza tra le mani, in cerca delle giovani generazioni, per aiutarle, con il silenzio della Poesia, a vincere le turpitudini politiche della nostra terra, madre-matrigna. Non siamo sconfitti. Ci fermiamo perché non ce la sentiamo di gravare sulle spalle di nessuno. La Cultura è vita, è crescita. Se la società non la desidera è meglio smettere.
Resta una bellissima esperienza. Il ricordo di quasi quarant'anni di intensa volontà di fede nell'Uomo.

febbraio 2008

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