Cammina cammina (Guido Monti)


L’inselvata storia


Cammina cammina
erano albe quelle di là
o la notte che veniva

camminavo o
forse no

solo gli
occhi mi correvano

ai flussi
dei cerchi dei tempi
nei salti nei giochi,
nelle parole dei
padri

io di qua,
fisso quelle
giravolte d’occhi di là
aggrappato al silenzio
a una roccia,
ai rami neri
di alberi leggeri

era roccia?
tomba sembrava di più,
le venature del
noce o
mie volontà
creano un venir di pupille
negli orizzonti lignei

buonissime guardano
silenziosissime non dicono

chi è?
questa tomba
o questa
sua forma?


cammina cammina

ripeteva nelle sue
fiabe antiche

***

Il fuoco,
quello di prima saltato tra
i camini poveri e gli
stanchi volti addossati
muoveva
piccole ombre
confuse ai fumi
tra legni e allori in croce ai focolari

E il suo viso o già
l’ombra ardeva quieta con lui
il fuoco,
e le ciglia sfogliate
dall’ardesia di fiamma
gli ridevano

Assieme stuzzicavamo
abeti infuocati
coi ferri lunghi,
giocavamo al corri
e fuggi tra ponti di
cenere e brace

Coi ferri incandescenti
linee a rosso di
esili ballerine tra
incendi e buio di carboni
camminavamo

Camminavamo
tra l’inferno di
fuoco dei tizzoni
e quel gioco

Col ferro più piccolo
lo seguivo lo
tra
i poveri camini
e il suo stanco volto
fatto calore
silenzio

***


Fredda


I

basse gli s’impastano al
senso
luci d’auto
rigate tra strade di
nessuno,
serpeggiar d’anguilla tra
l’umido di nebbie e quel
passo fiacco
uscito dall’amore spoglio di
una stanza


le scese da
quegli occhi segreti e ubiqui
il corpo
candela giovane
corpo delle sue
mie brame


II

s’oscura più in là
lenta poi
la luce d’ala dei lampioni
mangiata dal buio
che trascina nell’espandersi
quel suo cammino d’onda ai lati di
periferiche sventrate


dalla bocca accesa a rossetto
uscirono tra
l’uscio socchiuso e le mie spalle
rivolte al ripido delle scale
certe ultime parole
dicevano di
un padre con cui parlava ma
solo
nel piccolo cimitero
della sua terra lontana

***

Millenario inverno (voci)

Tra le nevi di fuori a notarle
luci d’ovatta
giocavano a
entrar da finestre
bagliori di
intelligenze trasparenti
d’ogni tempo e latitudine
sfogliavano le pareti d’ombra
bagnavano a bianco
i letti di noi
i visi di noi
animavano la parola di lui
di fiaba
arrampicata tra noi




"era roccia? / tomba sembrava di più": una poesia di flusso ben giocata sull'equilibrio di versi lunghi e brevi con una notevole capacità di farci entrare in una pellicola sospesa nel tempo e trapunta di simboli e visioni sensibili: " basse gli s’impastano al / senso / luci d’auto"

Guido Monti è nato a S. Benedetto del Tronto (AP). Ha compiuto gli studi universitari a bologna, dove vive. Ha collaborato con il Centro di poesia dell’università di Bologna e alla creazione di due progetti televisivi di natura culturale per il canale satellitare sat 2000 dal titolo “la storia le storie” e “parolà”.
Svolge anche l’attività di operatore sociale. La sua opera prima, Millenario inverno è uscita nei Quaderni «Fuoricasa» diretti da Alberto Bertoni (Book Editore 2007) ed ha vinto la sezione opera prima del premio Contini Bonacossi (cerimonia il 9 settembre 2007). Alcune rige di recensione sono apparse su «Repubblica» sez. Bologna del 20 luglio scorso pag. 17.
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