mercoledì 10 gennaio 2007



Propongo qui alcuni sonetti che sono venuto elaborando in questi mesi di successive limature e riscritture. (L'illustrazione a fianco è di Alessandra Carnaroli)



Niente di nuovo

Quadrare il cerchio è difficile come
richiudere il passato sotto il mare
soffiando sulle stesse candeline
per tutti i giorni del mio compleanno.

Eppur dovrei sapere quante some
mi gravano il pensiero nel parlare
che non può dislocare le sue mine
nei soli luoghi in cui non fanno danno.

Lo spazio della mente ti commino:
tu accentra le paure nell’addome
ma mai porrai la morte al suo confino.

Forse nel tempo avverso puoi contare
sui ritornelli delle canzoncine
(poche parole e note basteranno).


Determinismo relativo?

Tu sai chi sono io e che non siamo
fungibili esponenti delle ere
descritte da scienziati indeboliti
di cui ci si propina la visione.

Le stesse posizioni che occupiamo
necessitano solo di un dovere
restare in alto come gli stiliti
capaci di reale comprensione

del destino: è responsabilità
di tutti noi, l’azione che piazziamo
nel vivere la convivialità.

Non è forse stocastico il sapere?
Eppure ci apre mondi non uditi
Che assolvono una utile funzione?




Economia biologica

Cerchiamo by default le vie più semplici
per dare ai nostri calcoli l’effetto
che limiti lo slancio del respiro
ad un corretto grado di entropia

e in fondo i nostri atomi un po’ complici
dello sconvolgimento a cui l’assetto
climatico risponde con un giro
di stagioni inusitate, miopia

conclamata di un occhio intelligente,
errando pervicaci per gli identici
deliri, così acquietano la mente:

“Fortuna che la vita non è aspetto
di mera superficie, ma un bel tiro
che ha per bersaglio il corpo ovunque sia!”



Alias

Anche se mi farai per sempre male
Nel punto più profondo del cervello
Non scoprirai affatto il mio segreto
Perché non lo conosco neanche io.

Ritorna alla tua logica frattale
Che non distingue più questo da quello
Stimolo, non odori del roseto
Che la brina col breve gocciolio

Di una frustata di colori accesi
Quasi pronti ad uno scontro frontale
Coi lati che hai riposto nell’ascesi.

Sei dentro la caverna di un coltello
Dal filo intraducibile e concreto,
Sei solo il mio compare: un luccichio.



Pesach

Aprile ha degli stipiti grandiosi
architravati dal sangue espiatorio
muri d’acqua a destra e a sinistra sono
segnali che delimitano il corso

di una liberazione da accidiosi
interessi: non c’è alcun consultorio
per dirti che hai bisogno di perdono
ti basta la fatica del tuo dorso

ed il lamento per il cibo scarso –
persino hai dei serpenti la psicosi:
Che sia il tuo sangue nel deserto sparso?

Ma non sei tu all’interno del pretorio
non sei tu il prezzo del nostro condono
tu sei un errante con il suo rimorso.



Stabilità franose

Quantificare è voler possedere
e quest’ultimo è il cascame dei luoghi
comuni: municipio per i moti
volatili del muscolo sonoro

che modula la bocca a persuadere
e a volte fa da esca a immani roghi,
né può aiutar la dea dei ciprioti
le menti obnubilate di coloro,

ormai presi dalla foga di potenza,
che certo non si scordano di avere
il coagulante plus della violenza:

“Scompaia il sé, nel me tutti si affoghi,
non è poi meglio vivere da idioti?”
Con false qualità, non c’è decoro.



Attimi in divieto

Costringere le nuove sensazioni
nel parcheggio minuscolo del carpe
diem (fra staccionate assurdamente
costruite da noi che ci rendiamo

“liberi” in questa gabbia da pavoni
con ruote che funzionano da sciarpe
al collo di una prassi incoerente):
è la breve follia in cui ci illudiamo

di estinguere il timore della sorte
che ci aspetta a partire dalle azioni
così spesso inficiate dalle storte

acuite dal metter piede in scarpe
non sempre su misura della gente,
del popolo col quale ci troviamo.

10 commenti:

Paola Castagna ha detto...

Ritrovarsi, come sempre del resto, a leggere il Ramberti.
E scoprire.
Restare ogni volta stupiti, il Ramberti Poeta che conserva da sempre la capacità di sorprendere.

...Quadrare il cerchio è difficile come
richiudere il passato sotto il mare
soffiando sulle stesse candeline
per tutti i giorni del mio compleanno...

Dal poeta immensa la conoscenza e il farne uso proprio e corretto.
Il linguaggio passa dalla parola semplice e profonda ad un urlo contorto e infossato.

...Quantificare è voler possedere
e quest’ultimo è il cascame dei luoghi
comuni...

Queste nuove poesie di Alessandro Ramberti celano l’emozione provata e vissuta.

...municipio per i moti
volatili del muscolo sonoro
che modula la bocca a persuadere
e a volte fa da esca a immani roghi...

La condivisione di tali scritti, ciò che arriva, passando come gesto istintivo dagl’occhi al dentro, filtra sotto la cute portandoti al silenzio.
Si un Poeta che ti ascolta mentre sussurri appena.

...Costringere le nuove sensazioni
nel parcheggio minuscolo del carpe
diem...

E’ con questo silenzio che si congeda da un pubblico muto che resterà tale.

Paola Castagna

alessandro ha detto...

Sempre molto buona con me Paola. Ti ringrazio di cuore. Posso pubblicare qui qualcosa di tuo che stai elaborando? Fammi sapere. Un abbraccio
Alex

Paola Castagna ha detto...

Non sono buona è oramai un dato di fatto, realizzo le consapevolezze dell'essere e provo a scriverle.
Ti allego volentieri qualcosa di mio che ultimamente sto elaborando.
Una nuova raccolta frutto di un lavoro sottile che sto portando avanti.


Lettera d’appartenenza


Mangio gli avanzi di ieri
già di loro
avanzi dei giorni precedenti

mi nutro di salsedine
che tra le mani ancora porto

dietro il velo di uno sguardo

dritta negl’occhi
il mio parlare inciampa sulle parole

pensi che creda vero il non sentire
mi fai ripetere
più volte aneddoti
fingendoti sordo

la presa dello sguardo
ritto e stabile

replicavo scandendo le sillabe
convinta di essere confusa

limpidezza traspare
nella linea d’ombra

le sovrastrutture mentali
puerili
vili
abbiette

sadicamente unita al colore indaco

di occhi
uno sguardo
come foglie a peso morto
rumorose e secche

sbadiglio al vento soffiando

mi sveglio pensando al giorno
il corpo scolpito
marmoreo
Venere sotto la veste

travestirsi da cavie
per espellere virus contaminanti

è un epoca arida

laggiù…
laggiù, si fermeranno laggiù
i passi scalzi dei pensieri




Custode

Mi svezza
con le cadenze
i rimandi silenziosi
usando le semplici regole delle stagioni

precario equilibrio
un bagaglio zeppo d’immagini scomode
prudenze che una volta erano paure

sono occhi che ormai sanno pesare bene
lo sguardo leggero
dominatore taciturno

aberrante la sua appartenenza

lo stringo
provo un senso d’ incombenza
una responsabilità sui respiri
attimi come di velluto pettinato

piccole cripte in superficie svelano intimità

ginocchia pigiate contro il cuore
scrosciano i baci affilati
fino a lambire i fianchi
si assottigliano nel crearmi fumosa
lasciandomi inventare nuove strade da percorrere
distanze da colmare tra me e il Signore

tempo
lo dilato a dismisura
infarcendolo di vuota attesa

l’organismo assorbisse lentamente
l’alchimia dell’intruglio
concedendo calma e sicurezza
con il voluttuoso e fiero lassismo
trasudare dalle grinze della terra

annuso le nostre paure
rubo gli incubi per farmi custode attenta
delle tue notti insonni.



Orchidea

Eppure
il sangue sgorga
mentre le interiora ritrovano
giusta collocazione

semplifica la parola
nello studio adiacente

colpo secco
addosso
il tuo cadavere

ciò che muore
riprende a scorrere
nel processo
ad esso legato

dammi l’orchidea
che hai perso correndo
nel salire le scale

accanto
odore invitante
seducente

mi porgi l’estasi
come acido
stordisce tutto di me
mentre ti appropri
del totale
che si cela
fra le pieghe striminzite
di una paziente
attesa.

alessandro ha detto...

Ottimo Paola
so che alcuni amici ti anno già letto e magari potrenno lasciare assieme a quelli che ti leggono ora, qualche commento: a presto!
"piccole cripte in superficie svelano intimità"

Unknown ha detto...

Ciao Alessandro: complimenti e in bocca al lupo per questo nuovo spazio. Se anche non seguito con costanza, possa essere spazio proficuo per la tua scrittura e i tuoi incontri.

Massimo O.

Luca Ariano ha detto...

Ottimo Alex questo nuovo blog! Molto intensi i tuoi sonetti così come le poesie di Paola. Mi assento un giorno e vedo che qui non si perde tempo, la poesia continua...
Un caro saluto

Alessandro Ramberti ha detto...

Scusatemi come sempre gli immancabili refusi, grazie Massimo e grazie Luca. Quando vorrete proporre qualcosa a questo gruppetto sarete sempre benvenuti.

Alessandro Ramberti ha detto...

Grazie Voc
vedremo, è un esperimento, una sorta di area di parcheggio ;)
A presto
Alex

Anonimo ha detto...

“…a volte, il proprio dono è una tortura perché nasce dalla necessità”.
Leggendoti Alex, mi è venuta in mente questa frase che avevo scritto.

Per me, la necessità è quella di difendere ciò che considero vita. Stando attenta a non ingabbiarla col mio dono. Per trovare così, solo come conseguenza, poi delle verità personali.

Auguro a questo spazio, :) di essere di aiuto alle necessità di tutti!
Leela

Alessandro Ramberti ha detto...

Ciao Leela
le tue parole le trovo molto giuste: il dono che abbiamo è una responsabilità, una gratificazione "spinosa". Se hai qualcosa che ti piacerebbe lasciare qui, per pochi navigatori, sei benvenuta!
A