Poesie di Mimmo Cangiano commentate da Luca Ariano


Preghiera del poeta postmoderno

Poesia
che non sei vita
magistra,
che non sei mito
o faro da seguire,
che non sei bestia
o angelo, che non hai
i mezzi quando la notte
arriva (e arriva)
per farla finire,
oggi ti omaggio
per ciò che sei
(tu che non fai paura)
museo, mostra, esposizione
permanente,
fiore all’occhiello
della letteratura.

E ti chiedo:
accanto al sogno
mantieni la ragione,
(andrà a finire male senza quella)
ed al tuo fianco serra
l’intelligenza,
se la nevrosi è assente
mi trovi pronto agli scherzi
non perdo un attimo, corro,
scrivo alla Palazzeschi,
se invece l’ansia incalza
e i giorni sono neri
stasera gioia mia
torneremo a Sereni,
ed ai nemici (e ai loro cervellini)
serviremo Pasolini
e quando il cuore batte
ricordami Fortini,
niente è vano Poesia,
è in ciò la tua grandezza?
niente da buttar via?
e per la giovinezza
i cristallini suoni
di Gozzano, o quelli
più nebbiosi (nebbiosi al latte)
di Caproni,
e per le mie vecchiaie
preservami la stanchezza
dell’ultimo Montale
dell’ultimo Raboni.


Push-Pull

Altri invitati non ce ne sono,
(non ce n’era motivo),
restano loro tuttavia:
un po’ di brutti sogni, l’angoscia,
la rabbia malcelata, la remissività,
la gelosia. E questo sorriso cattivo
(è quasi un ghigno ormai)
che ancora persiste
che non se ne va.

Se cerchi l’uscita, è di là.



Attraverso lo specchio

Capirlo avrei dovuto
immaginarlo almeno,
neanche a dire
mi siano mancati segnali o ombre
a confermare, il ricamo
intessuto alle finestre che fa mio padre
quando lavora, la trousse di mamma,
la scelta delle scuole, degli amici,
l’innumerabile serie di cartoni,
di fumetti, e poi i libri
che danno l’illusione, i gusti
musicali a segnalare
lo scarto fra passione e compassione
e un porco da sgozzare,
il colore di Matilde mentre sogna
la gara tra il dolore e la vergogna.
SBAM!
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