Visualizzazione post con etichetta Giancarlo Baroni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Giancarlo Baroni. Mostra tutti i post

venerdì 21 gennaio 2022

AIΩN di Mario Fresa (12)


AIΩN di Mario Fresa
______________________________
Giancarlo Baroni 
Lo sguardo contro il Tempo






*


Airone cenerino *


 

Ogni anno mi aspetti

in questo laghetto alpino

sei tu davvero

o un altro somigliante? Solitario

airone cenerino che sali


dove i compagni

non si arrampicano. Ai bordi

dell’acqua sembri

non un predone di trote

e di lumache ma quasi un dio egizio.


Il collo lungo e dritto

il profilo del becco a lancia

grigio indovino attento

ai tremori dell’acqua. Al minimo

rumore voli via.


 

(* Due Laghi, Val di Non)


 


 

Commento.

Un'aerea delicatezza, un senso di inatteso stupore. Una carezza che dona un risplendente e acuto squarcio che pare attraversato, con tutta la sua dolcezza melodiosa, da una ridente e fugace illusione di felicità. È ciò che il lettore può avvertire in questo canto adamantino, edenico e trascendente, di Giancarlo Baroni (Parma, 1953), tra i più sensibili e ispirati poeti che, negli ultimi tempi, hanno amorosamente interrogato i piccoli e i grandi prodigi del mondo degli animali (e, in particolare, del luminoso universo degli uccelli). È, in questi versi, una soavità gentile e una calma ristoratrice che danno l'idea di un'alta visione nobilmente trasumanata, in cui la stessa Natura è avvertita come una ciclica promessa di eterna e di sempre rinnovata letizia: qui tutto è lieve e docilmente canta e risuona; tutto rifulge e sale; tutto vola e s'inazzurra in una contemplazione pura che fa della stessa parola poetica un'occasione per esprimere, con la beatitudine di uno sguardo divenuto quasi fanciullo, lo struggente desiderio di interdire, anche per pochi istanti, la piaga mortale del Tempo.


 

 


In alto, un’opera di Ely Martini.







giovedì 29 novembre 2018

Questionario di Proust [5]: Giancarlo Baroni


Questionario di Proust
A cura di Mario Fresa


Le risposte di Giancarlo Baroni






Il tratto principale del mio carattere. 
La compresenza di caratteristiche a volte opposte. Questo comporta da un lato indecisione e dall’altro il vedere le cose da più punti di vista.


La qualità che desidero in un uomo. 
La fiducia.


La qualità che preferisco in una donna. 
Personalità e tenerezza.


Quel che apprezzo di più nei miei amici.
La condivisione di un percorso comune.


Il mio principale difetto.
La mancanza di prontezza e di coraggio.


La mia occupazione preferita.
Leggere, possibilmente senza esagerare.


Il mio sogno di felicità.
Essere contento.


Quale sarebbe, per me, la più grande disgrazia.
Perdere gli affetti e la salute. 


Quel che vorrei essere.
Una persona pacificata.


Il paese dove vorrei vivere. 
Questo, l’Italia; la mia città: Parma. Oppure Bologna.


L’animale preferito. 
Il cane, non un cane aggressivo ma affettuoso e alla stesso tempo autonomo.


L’oggetto cui sono più legato.
Più che gli oggetti amo gli ambienti che li contengono, ambienti che mi fanno sentire a mio agio. 


I miei autori preferiti in prosa. 
Fenoglio, Calvino, Kafka.


I miei poeti preferiti. 
La poesia contemporanea italiana è ricca di talenti. Ne cito due: Pier Luigi Bacchini e Raffaello Baldini.


I miei eroi nella finzione. 
Ulisse e Don Chisciotte.


Le mie eroine preferite nella finzione. 
Alice nel paese delle meraviglie; Penelope che possiede la forza della pazienza, virtù più femminile che maschile.


I miei compositori preferiti.
 
Sono parmigiano, quindi non posso non dire Giuseppe Verdi. Aggiungerei Ennio Morricone.


I miei pittori preferiti. 
Rosso Fiorentino, Magritte, Morandi; l’elenco sarebbe lungo.


I film più amati.
“Il settimo sigillo”, “Lawrence d’Arabia”, “L’armata Brancaleone”.


I miei eroi nella vita reale. 
Le tante persone anonime e comuni che donano il proprio tempo e la propria disponibilità per aiutare in vari modi il prossimo.


Le mie eroine nella storia. 
La storia ha offerto alle donne poche possibilità di diventare delle eroine; il loro “eroismo” è più discreto e meno esibito ed egocentrico rispetto a quello maschile.


La riforma che apprezzo di più. 
Quelle che favoriscono libertà, giustizia, rispetto e dignità delle persone.


I miei nomi preferiti. 
Davide e Agata.


Quel che detesto più di tutto. 
La violenza, la sopraffazione, i soprusi, lo sfruttamento, l’intolleranza.


Il dono di natura che vorrei avere.
La serenità, l’allegria. 


Se avessi un milione di euro.
Acquisterei un appartamento non troppo grande ma con un’ampia terrazza; darei dei soldi a figlia e nipoti e un po’ in beneficenza.


Come vorrei morire. 
Senza soffrire troppo e troppo a lungo, senza perdere la dignità.


Stato attuale del mio animo. 
Malinconico ansioso.


Le colpe che mi ispirano maggiore indulgenza.
Gli errori fatti in buonafede e non per tornaconto.


Il mio motto. 
“Festina lente”: “Affrettati lentamente”.





















sabato 3 novembre 2012

Mario Fresa. Ritratti di poesia (28)

Giancarlo Baroni

I merli del giardino di San Paolo e altri uccelli di Giancarlo Baroni (edizioni Mobydick, 2009, con uno scritto introduttivo di Pier Luigi Bacchini) è una raccolta pervasa da una grazia stupìta e delicata, cosmica e visionaria: la descrizione dell’universo degli uccelli operata nei versi offre una topografia insolita, che si profila allo stesso tempo semplice e magica, naturalissima e favolosa. Vi si scorge una cosmologia tenera e misteriosa, che si mostra terrena e celeste insieme, e che conduce a un'autentica, miracolosa  sovrapposizione di immanenza e di trascendenza. Si intravvede un carattere fertile ed enigmatico nell’immagine dei moltissimi uccelli amorosamente scrutati dal poeta: il loro canto azzurro, la loro lingua prodigiosamente acuta e lieve disegnano un mondo di sbigottita e iniziatica inesplicabilità, di natura sacra e simbolica, forse ancora da decifrare e da comprendere appieno; il volo regale e scintillante di questi esseri così delicati e così forti si manifesta come l’epifania di un segno oscuro e ansioso che spinge ogni creatura ad un costante, insaziabile inseguimento del desiderio, riformulando, di continuo, una segreta richiesta di ricucitura e di unione, di amicizia e di rinascita.
I versi, spesso brevi e sempre docilmente canori, si esprimono con una fervida semplicità e col prezioso sostegno di un’altissima, solenne umiltà che sa produrre nel lettore la sensazione di un’affettuosa, inarrestabile stupefazione: 
«Ma i nostri sguardi si scontrano più lontano / e rimbalzano sulle tegole come proiettili».
Baroni ci ricorda che, forse, le volute portentose degli uccelli, la loro mistica danza verticale possono custodire l’immagine luminosa dell’incorruttibilità e della purezza assoluta: e così, questo meravigliato mondo fatto di voli estremi, di leggerezze di piume, di nidi colorati, di rami sottili, di carezzevoli cinguettii, restituisce all’uomo l’illusione di una rinnovata pace stipulata tra la terra e il cielo, tra il visibile e l’invisibile, tra il qui e l’altrove.
La poesia nitida e sensibile di Giancarlo Baroni sembra rammentarci che solo nella grazia perfetta del volo compiuto da un passero è forse possibile rintracciare l’indizio dell’infinito; immerso, allora, nell’incanto di questa lucida visione, l’uomo nutre la speranza di poter recuperare, anche solo per un istante, l’ipotesi di una sconosciuta innocenza, trasfigurante e riparatrice.


Il peso dei vostri corpi

È così popolato questo giardino
di voi passeri che becchettate.
Saltellate di frequente, qualche volta vi rincorrete
sopra uno strato di foglie secche,

mentre il rumore che vi costringe a fermarvi
fissando davanti a voi
è quello dei passi, e del peso dei vostri corpi
quando sfiorata la terra neanche vi appoggiate.



Giancarlo Baroni è nato a Parma nel 1953. Ha pubblicato quattro raccolte di versi, due romanzi brevi, qualche racconto e un libro di riflessioni letterarie. Nel 2008 alcune sue composizioni sono state inserite nel volume fotografico di Giovanni Greci Attraverso e nel testo scientifico di Vittorio Parisi Discutere l’evoluzione biologica. Collabora alla pagina culturale della «Gazzetta di Parma» e alla rivista «Poesia».