Enrico Marià, Nuziale, La nave di Teseo 2025
recensione di Flavio Vacchetta
Detto questo nel contempo mi viene in mente la corresponsione, perdonatemi se sbaglio, tra Cardarelli e Marià e trova qui la sua ragione la corporeità la fisicità la dimensione umana ci viene restituita costantemente rivisitata nella poesia di Enrico, vale a dire quella dell’assoluto eterno trovando in essi sorgente pura di ispirazione.
Attenzione a non concepire il verso dell’autore come intonazione folcloristica qualunque sia il personaggio delle sue liriche.
Siamo lontano dagli omaggi, da composizioni mirate e ossequiose, piuttosto a ribaltare la visione del mondo dentro il mondo passando per il trascendente alla cui ombra il poeta chiede riparo e frescura.
Poesie molto brevi in cui si riconosce la chiara intenzione di non fermare il flusso di quel momento particolare.
Liberami dalla supplica
fino al lampo che affoga
disciplina del poco
i tizzoni del costato… pagina 17
perché è da lì che mi manchi
papà dal frastuono della carne
corallo a scalciare le rondini dell’amore… pagina 98
In questo vaso contenitore vastissimo e multiforme è rintracciabile ipotesi di un rilancio sui generis dell’identità del poeta dispensatore di verità di abbandoni visionari e coaguli di memorie profumi suoni sensazioni.
Al minorile scalciando
gli scarabei del mare
pregavamo gli orfani
che a bava dei coralli
evaporata verità
il reclutamento
lo sperma delle onde… pagina 77
Perché non le valgo
le cose belle, sono ore
al pensiero da quale finestra
si sia tirato giù Giovanni
se proprio quella
del nostro cenare
per l’ultima volta
a pesce e patate… pagina 64
Charles Bukowski dichiarava che per lui scrivere è tirare fuori la morte dal taschino scagliarla contro il muro e riprenderla al volo.
Enrico Marià è il vero poeta del lungo e breve tratto nel quale echeggiano le parole di Henry David Thoreau:
Molti uomini hanno vita di quieta disperazione: non vi rassegnate a questo, ribellatevi, non affogatevi nella pigrizia mentale, guardatevi attorno.
osate cambiare cercando nuove strade.
Flavio vacchetta vachis
Siamo lontano dagli omaggi, da composizioni mirate e ossequiose, piuttosto a ribaltare la visione del mondo dentro il mondo passando per il trascendente alla cui ombra il poeta chiede riparo e frescura.
Poesie molto brevi in cui si riconosce la chiara intenzione di non fermare il flusso di quel momento particolare.
Liberami dalla supplica
fino al lampo che affoga
disciplina del poco
i tizzoni del costato… pagina 17
perché è da lì che mi manchi
papà dal frastuono della carne
corallo a scalciare le rondini dell’amore… pagina 98
In questo vaso contenitore vastissimo e multiforme è rintracciabile ipotesi di un rilancio sui generis dell’identità del poeta dispensatore di verità di abbandoni visionari e coaguli di memorie profumi suoni sensazioni.
Al minorile scalciando
gli scarabei del mare
pregavamo gli orfani
che a bava dei coralli
evaporata verità
il reclutamento
lo sperma delle onde… pagina 77
Perché non le valgo
le cose belle, sono ore
al pensiero da quale finestra
si sia tirato giù Giovanni
se proprio quella
del nostro cenare
per l’ultima volta
a pesce e patate… pagina 64
Charles Bukowski dichiarava che per lui scrivere è tirare fuori la morte dal taschino scagliarla contro il muro e riprenderla al volo.
Enrico Marià è il vero poeta del lungo e breve tratto nel quale echeggiano le parole di Henry David Thoreau:
Molti uomini hanno vita di quieta disperazione: non vi rassegnate a questo, ribellatevi, non affogatevi nella pigrizia mentale, guardatevi attorno.
osate cambiare cercando nuove strade.
Flavio vacchetta vachis

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