sabato 22 agosto 2026

“un sorriso fatto di pioggia”

Nicoletta Carlan, Staccarsi dalla roccia, Prefazione di Massimiliano Bardotti, peQuod 2025

recensione di AR




“Morte che compi la vita, / nei crochi delicati sfioro il tuo verso.” (Morte, p. 88)

“Possa io quel dì, udire il rumore che fa l’orologio / quando alita il tempo della fine / e dell’eterno / per condurmi a Voi.” (Morti, p. 64)

“Morte immobile del corpo che nutre, nella terra, / tra la terra / caduto senza dolore. / Non una singola morte, né un singolo albero. / Solo anime che sono Bosco.” (Nella cattedrale di fronte, p. 18)

Dai versi qui sopra percepiamo un francescano (e anche zen: “faccio scorrere alla mia sinistra il fiume e poi / mi lascio portare.”, Sull’argine, p. 11) rapporto con il vivere e la sua Fine – “Grata per il bianco dei pioppi consumo l’istante / a porgerti il corpo come pegno d’Amore.” (ivi) – attento al mondo naturale e sociale, al prossimo (“Incorrisposta dalle leggi della persona, mi siedo ad / accostare il mento al cuore / e poi la fronte e tutto il corpo.”, Missili su Gerusalemme, p. 38), a un Tu onnipresente, lo ritroviamo disseminato nel canto di Nicoletta: “Il crepuscolo ad aprile sa di misericordia… / Non passa per nulla nel buio, / si accende in città, sui / fiori bianchi dei meli selvatici.” (p. 83); “Curva, volo di fiore in fiore a sbirciare il Tuo sapore.” (Dalle scale il sambuco, p. 81); Se non avessi, le parole che ci avete lasciato (oh / Maestri), che sempre posso trovare scritte o ascoltare, / sarebbe stato tutto diverso. Ma mi sostieni Tu, istante / dopo istante con picchetti e corde perché vuoi che io / arrivi con i mezzi che mi hai donato. (esergo alla sezione “Picchetti e corde”, p. 61).

Il senso del titolo lo troviamo in esergo alla sezione eponima (p. 79): Così tolgo i confini ai miei piedi e alle mani, sgancio i / moschettoni e lascio che tutti di me venga risucchiato.

Le immagini sono sinestetiche e coinvolgenti, non di rado spiazzanti: “Non posso bandire il suono di tulipani neri e lividi gigli. / Predico a me stessa di Lui, annientare ogni confine. / Cadermi dentro.”; “Steli d’erbe diverse, tra loro intrecciati e costretti / tra asfalto e muri inerti / spingono il verde a suonare liriche armoniche.” (Ovunque, p. 48); “Vuoti canali che scorrono pietre se li costeggio. / Cronica lotta tra le lacrime del ventre ed il senso di me.” (Elementi, p. 44). 

Già dalle citazioni qui sopra, notiamo la natura prosastica di questa raccolta dai versi spesso molto lunghi che invitano a dilatare la dizione oltre i ritmi consueti con il desiderio di varcare i limiti del respiro per avvicinare la soglia in cui si farà infinito. Riproduco integralmente la poesia Primo luglio (compleanno del figlio lontano) che si trova a p. 59:

“È ogni passo una felice nostalgia di quello che non
potrò mai conoscere,
del rosa di nuvola tra i rami delle querce
della voce di vento tremulo che sale da dentro
a cucire sul volto un sorriso fatto di pioggia di notte.”

C’è un connaturato anelito a vedere un misterioso aggancio, indispensabile e vitale, fra esperibile e quanto “scientificamente” non è verificabile: “Lo Spirito se lo vuoi vedere di nasconde, ma ti / guarda. / Se lo chiami, sempre ti soffia nel cibo e negli occhi / il suo vigore, / il suo incredibile racconto di coraggio.” (Così sia, p. 26); “Non so, se la terra di cui sono fatta possa reggere il / largo passo che viene dal Tuo sussurro.” (Servizio, p. 23).

Un libro carico di spirito e vita. Inscindibilmente.

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