mercoledì 8 aprile 2026

Laura Caccia su Posture di Alberto Mori

Alberto Mori, Posture, Fara

Forum Anterem 28.03.2026

nota di presentazione di Laura Caccia




Alberto Mori ha sempre messo in luce le sue posture, performative e recitative. Qui si fanno soprattutto sguardi, azioni. Come riprese cinematografiche. La citazione in esergo di Michelangelo Antonioni e i titoli delle tre sezioni, Azione, Natura e spazio, Set, ci danno indicazioni del contesto. Tra riprese in primo piano e «in campo lunghissimo». Anche fuori campo, però. Anche oltre il visibile.

Così come l’autore ci ha abituato all’esposizione dei contrasti: qui troviamo lo «sguardo del raggio / rapito dalla luce» e lo «spazio lasciato / all’abbandono dello sguardo». Nella scena e fuori scena. Nella pagina e fuori pagina. Vi sono, nel campo del visibile, «la postura ferma del dorso», e, in altro campo, la posa dell’«orecchio sulla spalla dell’altro / Da questa postura / l’invisibile ora ricorda». Un invisibile in cui mettersi a cercare, come un frugare nella borsa, come «nell’anima del cielo».

La parola di Alberto Mori qui si fa postura. Di sguardo e di azione. Un modo di essere, più che una posizione. Uno stare nel mondo. Con «Ciglia aperte» e «Retine calde». «Le gambe sul bordo» come anche «Il passo fermo sui piedi». Posture al plurale, quindi, con tutti i sensi aperti e in tutti i sensi. A sperimentare, con tenacia, le varie possibilità della parola nel risuonare dentro e fuori di sé. Fino a quando, nello sforzo, anche «la strada scrive».

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