Alberto Mori, Posture, Fara
Forum Anterem 28.03.2026
nota di presentazione di Laura Caccia
Alberto Mori ha sempre messo in luce le sue posture, performative e recitative. Qui si fanno soprattutto sguardi, azioni. Come riprese cinematografiche. La citazione in esergo di Michelangelo Antonioni e i titoli delle tre sezioni, Azione, Natura e spazio, Set, ci danno indicazioni del contesto. Tra riprese in primo piano e «in campo lunghissimo». Anche fuori campo, però. Anche oltre il visibile.
Così come l’autore ci ha abituato all’esposizione dei contrasti: qui troviamo lo «sguardo del raggio / rapito dalla luce» e lo «spazio lasciato / all’abbandono dello sguardo». Nella scena e fuori scena. Nella pagina e fuori pagina. Vi sono, nel campo del visibile, «la postura ferma del dorso», e, in altro campo, la posa dell’«orecchio sulla spalla dell’altro / Da questa postura / l’invisibile ora ricorda». Un invisibile in cui mettersi a cercare, come un frugare nella borsa, come «nell’anima del cielo».
La parola di Alberto Mori qui si fa postura. Di sguardo e di azione. Un modo di essere, più che una posizione. Uno stare nel mondo. Con «Ciglia aperte» e «Retine calde». «Le gambe sul bordo» come anche «Il passo fermo sui piedi». Posture al plurale, quindi, con tutti i sensi aperti e in tutti i sensi. A sperimentare, con tenacia, le varie possibilità della parola nel risuonare dentro e fuori di sé. Fino a quando, nello sforzo, anche «la strada scrive».

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