mercoledì 24 aprile 2013

Su Case di angeli di Enrica Musio


FaraEditore, 2013

recensione di Vincenzo D'Alessio

La casa Editrice Fara, riminese, che vede al timone il poeta, scopritore di talenti, intrepido manager, Alessandro Ramberti, nel corso degli anni ha messo insieme voci nuove e nuovissime della poesia contemporanea. Molti autori si sono rivelati delle autentiche promesse nel panorama letterario italiano e, in qualche caso,in quello straniero. Tra queste voci c’è la poeta Enrica Musio, oggi alla sua quarta raccolta, che reca il titolo Case di angeli.
Intendo premettere che ogni lettore di “Poesia” trova nei versi una sua chiave interpretativa: sovente legata al percorso scolastico seguito negli studi; alla passione per la cadenza del verso; alla sensibilità verso questa parte difficile e misteriosa della parola che lo invita ad entrare in una casa luminosa o in penombra: “Tu non ricordi la casa dei doganieri / sul rialzo a strapiombo sulla scogliera: / desolata t’attende dalla sera / in cui v’entrò lo sciame dei tuoi pensieri / e vi sostò irrequieto.” ( Eugenio Montale: La casa dei doganieri). Come per il Nobel Montale la chiave per aprire la porta della “casa” è nello “sciame dei pensieri”, i ricordi, lo stesso accade per Enrica Musio nel momento dell’incontro, senza tempo, con la fine dell’esistenza dei suoi cari.
Recita così l’esergo: “In memoria di mio padre / Giuseppe Musio / morto per un arresto cardiocircolatorio / il 4 gennaio 2012” (pag. 16). L’intera raccolta scandisce, partendo da questa chiave d’accesso, le note sopra un pentagramma drammatico, con slanci sinceri verso le persone amate, cercate, desiderate, oltre alle altre incontrate attraverso gli schermi televisivi, i libri, le notizie, che formano la corolla di dediche in versi di questo libro. Si leggano le poesie a pag. 55 e 57, per le tragedie. Altre invece dedicate ad amici e conoscenti. Il soccorso al dolore pungente, per la morte della sorella Ilaria e del papà Giuseppe, avviene attraverso la ripresa dei luoghi del vissuto, dei ricordi, dei profumi dei cibi, della doppia identità: con le poesie dedicate al paese natale del papà, Tricase (Lecce), e il suo paese natale Santarcangelo di Romagna (poesia a pag. 52).
In ogni verso c’è una visione personale dell’accaduto e del futuro. Una simmetria tra il passato certo ed il presente instabile colmo di una infinità di paure.
In passato, quando si cercava l’incontro con l’Arcangelo Michele per guarire dalle malattie, per assicurarsi un parto sereno, per intraprendere un lungo viaggio, i pellegrini si portavano all’ingresso della grotta dove si esercitava il culto, si addormentavano, e durante il sonno, in sogno, l’Arcangelo rispondeva alle richieste che turbavano l’anima del devoto. Questa pratica è conosciuta, oggi, con il termine di “incubatio”. La grotta/casa dove abitano gli Angeli della Musio è una nuvola leggera, una sistematica corolla di parole, un’incessante necessità di esserci nel racconto che srotola la filigrana della memoria.
Bene scrive nell’introduzione alla raccolta la poeta Caterina Camporesi della Nostra: “La poesia diventa così preghiera, domanda d’amore, vicinanza agli altri, contenitore di dolore, di gioia, di malinconia, di solitudine, ma anche di opportunità di riflettere intorno alle grandi e piccole questioni della vita” (pag. 8). La poeta parla di sé come una creatura mite, dolce, ma anche capace di ribellioni vestite di grande ironia. I versi che maggiormente la rappresentano sono quelli della poesia Ritratto a pag. 74: “All’età di quarantasei anni / avvolta nell’ampia vestaglia / coricata o seduta / all’ospedale davanti a una finestra / un libro di versi sinceri / poco letti. / Mi rallegro: / finti saggi siamo noi poeti! / Scriviamo solo per esorcizzare / il male.”
Tantissimi sono gli spunti che il lettore potrà fare propri nella lettura della presente raccolta tenendo in grande considerazione, entrando in queste case, quanto la Camporesi immette nell’incontro con i versi: “Il non detto, rimanendo fuori dal tempo e dallo spazio, quindi dal divenire, non si trasforma ed entra così come è, nel sogno e nel tempo dell’eterno” (pag. 10). Un altro passo compiuto nel silenzio della casa di un Angelo, in poesia.

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