sabato 31 gennaio 2026

“Vorrei abbracciare l’ombra che da sempre mi insegue.”

Luigi Laguaragnella, Il barattolo blu, Tau Editrice 2022

recensione di AR




Queste prose e meditazioni poetiche sono una confessione sincera, piena di echi, sussulti, suoni, immagini che ci avvolgono e ci fanno rivivere sensazioni e smarrimenti che tutti abbiamo provato nei mesi di lockdown. Un periodo, quello della pandemia, che tentiamo in qualche modo di rimuovere, ma che ha lasciato tracce permamenti, mettendoci a volte brutalmente in contatto con le nostre fragilità, paure, questioni irrisolte.

Quattro le sezioni: “La stanza” (una sorta di introduzione), “Il barattolo blu”, “Sei bravo solo a pregare”, “Il barattolo di luce blu”.

Cito dalla sezione eponima: “Il riposo notturno si era trasformato nella ricerca affanosa di un angolo di morbidezza, tra gli spifferi d’ansia” (p. 9); “Non riuscendo a leggere le sillabe nella mia mente, con i suoni provenienti dal cuore stonavo pensieri e preghiere. (…) il cuscino si riempiva di detriti del silenzio” (p. 17).

Nella terza sezione abbiamo dei commenti poetici a versetti tratti dalla Bibbia, per lo più brani del Vangelo secondo Marco, quello più breve ed essenziale, direi scarno, ma anche quello più vicino all’annuncio di Pietro di cui Marco era l’interprete, il portavoce, lo scriba. Marco utilizza frasi brevi, incisive. Racconta i fatti in maniera telegrafica e così i versi di Luigi sono quasi delle giaculatorie ricche di anafore che “costruiscono” una difesa a quel poco che in certe situazioni resta di noi, della nostra digntità. È un muro esile in cui sono presenti numerose brecce in cui possono essere vomitate, evacute, le nostre ossessioni, i nostri pensieri stagnanti e infecondi, le nostre pusillanimità: “Saper trovare il come degli obblighi e dei / turbamenti per chiuderli in un capitolo.” (p. 24); “Frammento e vedo che ogni cosa è da / riunire, / frammento pezzi di vita, di giornate, di / ricordi, di nostalgie, di speranze / per radunarli insieme agli altri o ad altro / che arriverà / tra le mie mani e ancora frammenterò.” (p. 31, commentando Marco 6,42-44); “Lo voglio sostituire a ‘lo devo‘.” (p. 37, reagendo a Marco 1,41); “Solleva il tuo sguardo per lasciarti accarezzare dall’infinito.” (p. 39); “… la ragione è / come il sintomo svanito, il torto, invece, / come la sospensione in cui si vive. / Rattristarsi troppo è inutile, rattristare troppo sprecato.” (p. 45); “Non arenare i verbi che mandano in subbuglio il tuo ordine” (p. 48, confrontandosi con Marco 1,17); “Vorrei abbracciare l’ombra che da sempre mi insegue.” (p. 49, a commento di Giovanni 16,17-18).

Chiudendo la sezione finale (quindi il libro) Luigi confessa che la tenue luce blu emanata “da un barattolo posato sul comò (…) lega orizzontale e verticale sulla linea del tempo e dell’infinito” (p. 61). Credo che ciascuno di noi necessiti di trovare una sua luce, o meglio farle spazio, attraverso la propria carne, perché possa consolarla, prendersene cura, ravvivarla grazie al soffio impercettibile ma efficacissimo dello Spirito.

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