IL BAMBINO CON IL BRONCIO

di Sandro Serreri



Il bambino con il broncio, se ne stava tutto il giorno

a disegnare o a osservare, in silenzio, in disparte.

Aveva uno sguardo chiaro e le sopracciglia tristi.

Intuire che cosa andava pensando, era impossibile.

Celava tutto dentro quel suo broncio da scontento

o da riflessivo e respingeva chiunque ci provasse.

Era evidente che non voleva intromissioni dentro

i suoi disegni o pensieri, e allora lo si lasciava

in compagnia del suo bel broncio che non dava

fastidio a nessuno e nulla chiedeva o pretendeva. 

Qualcuno riteneva che tutta la sua bellezza

stesse racchiusa nel suo broncio da dipingere. 

Quando, dopo diverse ore del mattino 

smetteva di disegnare o di osservare 

si alzava e andava alla finestra sulla strada

o alla porta del giardino, nessuno osava domandargli:

Che cosa hai disegnato? Che cosa hai visto? Dove vai?

Lui, trasognato, si affacciava o usciva.

Al di là della finestra o del giardino, il mondo continuava

a girare, a vivere la sua vita, a starsene lontano.

Allora, i disegni volavano via e lo sguardo si faceva blu

notte e, come per incanto, le labbra abbozzavano 

un mezzo sorriso emettendo un motivetto musicale.

Il bambino con il broncio, poi, salutava chi sa chi

e strappava i petali di una rosa che, nascosto, masticava. 

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