Poesie inedite di Max Mazzoli

 


Mi chiedo se ci sia abbastanza ossigeno

Per il respiro dei nostri corpi

In questa piccola stanza dove dormiamo

Da pochi nuovi giorni o forse da sempre.

 

Noi ancora paralleli - questa volta da sud a nord

Mentre prima giacevamo da ovest verso est

In un’altra latitudine che aveva sentore di eternità.


Ti ho perso nell’inventario del prima e del dopo;

Quello delle cose già fatte e quelle ancora da farsi.

Questo è un profumo oriundo con accento straniero

Che ci ricorda di noi, di chi eravamo,

Di quello che credevamo di essere,

Di quello che volevamo sfuggire,

Per sopravvivere.

 

E ho scritto liste su liste - causa della tua derisione -

Per non dimenticare, per accordare le chitarre,

Per impostare lo scenario,

Per essere in sintonia con tutto quello che sfugge,

Malgrado il tempo, o proprio per quello,

Nonostante il rammarico,

Espresso in frasi ipotetiche al passato e

Costellato di “se...” e “avrei dovuto...”.

 

Ma anche la pioggia ha il suo sapore di nostalgia del futuro,

In quell’odore di strade bagnate

E di taverne appena chiuse,

Dopo l’ultimo conto pagato e le sedie sui tavoli,

Il pavimento pronto per le pulizie.

 

Il sartiame dei nostri pensieri,

              Il proscenio dei nostri desideri,

                     Le quinte del nostro inconscio.

 

Eppure, tu c’eri, e avevi l’aria di voler vivere,

Sfoggiando un sorriso ammaliatore,

Seduta davanti a quel caffè francese al confine

Tra Gallia e Albione ...

 

Combattuta tra patria e libertà,

Tra regno e repubblica. 

Il giardino di casa dove tuo padre coltivava

il rabarbaro e le fragole.

E la voglia del mondo dall’altra parte.

Ma ogni tazza di tè ha un sapore diverso

Che adesso mai ti soddisfa.

 

E così ritorno a comporre liste

Di quello che è stato conquistato

E di quello che ancora occorre.

L’anello nel dito delle promesse.

 

Penna e carta alla mano, nel camerino,

Davanti alle luci dello specchio,

Trucchi, matite per gli occhi, fondotinta,

Prima di andare in scena,

                                              di là, sul palcoscenico.  

 

 

 

 

 

 

I’ve lost you in the before and after inventory;

That of the things already done and those still to be done.

This is a native scent with a foreign accent

Which reminds us of us, of who we were,

Of what we thought we were,

Of what we wanted to escape,

To survive.

 

And I’ve written lists upon lists - origin of your mockery -

Not to forget, to tune the guitars,

To set up the scenario,

To be in tune with all that escapes,

In spite of time, or just for time’s very reason,

Despite the regrets,

Expressed in hypothetical sentences in the past tense and

Studded with "if ..." and "I should have ...".

 

But even the rain has its own taste of nostalgia for the future,

In that smell of wet streets

And of just closed taverns,

After the last paid bill and the chairs on the tables,

The floor ready for cleaning.

 

The rigging of our thoughts,

              The stage of our desires,

                     The scenes of our unconscious.

 

Yet, you were there, and you had the air of wanting to live,

Showing off a charming smile,

Sitting in front of that French border cafe

Between Gaul and Albion ...

 

Torn between homeland and freedom,

Between kingdom and republic.

The home garden where your father used to grow

 rhubarb and strawberries.

And the desire of the world on the other side.

But now each cup of tea tastes in a way

That never satisfies you.

 

And so I keep going back to making lists

Of what has been conquered

And what is still needed.

The ring is on, in the promises finger.

 

Pen and paper in hand, in the dressing room,

In front of the mirror lights,

Make up, eye pencils, foundation cream,

Before going

                        Just out there, on stage.

 

Un’altra casa e un altro caso, per caso.

La testa che guarda verso i piedi

E si illude che quella sia la direzione.

 

Quale errore! Quale orrore! credere al “sempre”

Quando nemmeno i sepolcri sono per sempre.

 

E tra i molti dubbi continua ad assillarci

Una domanda:

                            “Ma Dio, sarà felice?” 

 

 

 

I wonder if there is enough oxygen

For the breathing of our bodies

In this little room where we’ve been sleeping

For a few new days or perhaps for an eternity.

 

We’re still lying parallel  - this time from south to north

While previously we lay from west to east

In another latitude that had a hint of eternity.

 

Another house and another situation, by chance.

The head looking towards the feet

And getting deluded that this is the direction.

 

What an error! What a horror! believing in "forever",

When not even graves are forever.

 

And among the many doubts,

a question continues to haunt us:

                                                           “Is God really happy?” 

 

 Sapessi quanta stanchezza si è intromessa

Tra noi e la città che si fingeva distratta,

Addormentata ai tuoi occhi

Noncurante dei tuoi gesti.

 

Aspettavamo un segno

Che ci portasse via

Come un autobus

Su una rotta determinata e precisa,

Allo stesso modo di un tragitto già scritto

Nelle stelle - un destino fermo e irripetibile

Fino all’ultima goccia.

 

E adesso è il presente che ci rimane,

Nient’altro che l’adesso. L’ora delle ore.

Il Sancta Sanctorum che contiene il mistero

E il miracolo della transustanziazione.

 

Sapessi quanta stanchezza occorrerà ancóra

Per dimenticarsi di tutto e di tutti,

Per non credere più,

Per non curarsene e lasciar perdere.

Per essere soltanto quello che siamo stati,

Niente di meno, niente di più.

                              

 

 

If you only knew how much weariness got in the way

Between us and the city that pretended to be distracted,

Asleep in your eyes

Indifferent to your gestures.

 

We used to wait for a sign

To take us away

Like a bus

On a determined and precise route,

In the same way as an already written path

In the stars - a firm and unrepeatable fate

Till the last drop.

 

And now it's the present that we have left,

Nothing but now. The hours’ hour.

The Sancta Sanctorum that contains the mystery

And the miracle of transubstantiation.

 

If you only knew how much weariness it will still take

To forget about everything and everyone,

Not to believe anymore,

To not care and let it go.

To be just what we have been,

Nothing less, nothing more.

Sapessi quanta stanchezza si è intromessa

Tra noi e la città che si fingeva distratta,

Addormentata ai tuoi occhi

Noncurante dei tuoi gesti.

 

Aspettavamo un segno

Che ci portasse via

Come un autobus

Su una rotta determinata e precisa,

Allo stesso modo di un tragitto già scritto

Nelle stelle - un destino fermo e irripetibile

Fino all’ultima goccia.

 

E adesso è il presente che ci rimane,

Nient’altro che l’adesso. L’ora delle ore.

Il Sancta Sanctorum che contiene il mistero

E il miracolo della transustanziazione.

 

Sapessi quanta stanchezza occorrerà ancóra

Per dimenticarsi di tutto e di tutti,

Per non credere più,

Per non curarsene e lasciar perdere.

Per essere soltanto quello che siamo stati,

Niente di meno, niente di più.

                              

 

 

If you only knew how much weariness got in the way

Between us and the city that pretended to be distracted,

Asleep in your eyes

Indifferent to your gestures.

 

We used to wait for a sign

To take us away

Like a bus

On a determined and precise route,

In the same way as an already written path

In the stars - a firm and unrepeatable fate

Till the last drop.

 

And now it's the present that we have left,

Nothing but now. The hours’ hour.

The Sancta Sanctorum that contains the mystery

And the miracle of transubstantiation.

 

If you only knew how much weariness it will still take

To forget about everything and everyone,

Not to believe anymore,

To not care and let it go.

To be just what we have been,

Nothing less, nothing more.


  

 

Max Mazzoli è nato a Parma nel 1963. Vive tra Parma, Londra e Cambridge. Sì è laureato in Linguistica e Letteratura Italiana presso UCL (University College London); ha ottenuto un PGCE (Post Graduate Certificate in Education) per l’insegnamento al London Institute of Education (UCL); poi all’Università di Cambridge ha conseguito un Master (MPhil) in Latin American Studies con una laurea su Pablo Neruda e il realismo sociale.  Pur rimanendo cittadino italiano, ha conseguito la cittadinanza inglese. È insegnante di English for Academic Purposes (EAP) e prepara studenti per l’accesso a università anglofone. Dal 1989 a oggi ha pubblicato 7 raccolte di poesie in italiano e in inglese con Book Editore: In La Minore; Dissepolta Polvere; Nella Flagranza dell’Istante; L’Altra Metà del Tempo; The Bosphorus Poems / Poesie del Bosforo; Prima ch’io ti tocchi (100 Sonetti e una Canzone) / Before I May Touch You (100 Sonnets and a Song); Oltre Questi Luoghi (Spazio e Tempo di un Luogo Presente) / Beyond These Places (Space and time of a Present Place). Alcuni dei sui versi sono stati letti su Rai Radio Uno nel programma Zapping. Ha collaborato con racconti e poesie in antologie curate da Epika Edizioni, Puntoacapo Editrice e Bertoni Editore. Ha tre raccolte inedite di poesie e una di racconti nel cassetto. E si ripromette di continuare a scrivere. 

  

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