“Io sono il suono che cerca un anfratto”

Raffaela Fazio, Un’ossatura per il volo, Raffaelli 2021

poesie dedicate ai figli Juliette e David

Prefazione di Giovanna Rosadini e una nota di Salvatore Ritrovato

nota di lettura di AR



Il libro raccoglie poesie provenienti dalle raccolte L’arte di cadere (Biblioteca dei Leoni 2015), L’ultimo quarto del giorno (La Vita Felice 2018), Tropaion (Puntoacapo 2020), A grandezza naturale, 2008-2018 (Arcipelago Itaca 2020. C’è poi una quinta sezione che raccoglie poesie scritte nel 2021 e mai pubblicate. Il verso che ho scelto per intitolare questa nota di lettura è tratto dalla sezione 1. “Non tutto l’amore si insegna” (Portami, p. 19) e penso evochi in modo esemplare la poetica di Raffaela, la sua capacità di incapsulare la vita in immagini dinamiche, vibranti e narrative. Narrative perché possiamo trovare nella sua produzione in versi una poetica (ovvero creativa) immersione nella realtà, negli affetti, nelle varie relazioni che la vita ci offre (e ci toglie, oppure trasforma cambiando anche noi, intendendo questo cambiamento in senso soggettivo e oggettivo), e questa attenzione di sapore weiliano non è ovviamente disgiunta da ciò che rimanda oltre… La narrazione nasce appunto dal cucire realtà e simboli, parole e fatti, passato e presente. La poesia è una narrazione intensa che si fa suono, immagine, suggestione, ritmo e ci avvolge, ci “incide”, ci resta, come un diamante prezioso e sfaccettato.

“Creare / non è libertà / ma scuola / di scelta.” (per Juliette, 2014, p. 20)

“ho capito quel giorno / che non tutto l’amore si insegna / e che forse quello giusto / ha il retrogusto forte / dell’eterno.” (Teodicea a puntini, p. 23)

“E invece ogni momento / va steso, non sottratto / al suo destino: / va dato al tempo / quando il tempo / è ancora fresco.” (Affresco, per David, 2015, p. 27)

 

Nell’ultima (inedita) sezione “Birwatching” si nota la necessità di fare il punto, di confessarsi e aprirsi a novità sfuggenti in cerca di libertà. La chiusa de L’ospite (p. 78) contiene uno splendido endecasillabo (franto in tre versi) e un settenario (con iato fra le a di forte presa simbolica): “Non tutto / ciò che si ama / si redime. / Non tutto va accolto.”

In Lontano (p. 82) una promessa di materna (quindi sempre presente e vicina pur conscia di dovere lasciare) “libertà” ai figli per i loro “nuovi avvistamenti” : “Ignoro / così tanto delle strade / che vi portate dentro. / Mi scopro / ormai piccola misura. / E questo mi consola / perché posso fermarmi / finalmente”.

Come scrive alla fine del libro Salvatore Ritrovato in queste pagine ci è donata una “originale sintesi di poesia e vita” su quel “work in progress che si chiama infanzia” (p. 89).   

 

 

 

 

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