giovedì 2 luglio 2020

La parte più umana di Odisseo

Gian Ruggero Manzoni su
Fara Editore 2020




Francesco Randazzo si è laureato in Regia all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma. Siciliano della diaspora, sovente col cervello in fuga all’estero, è scrittore e regista. Ha pubblicato, con vari editori, testi teatrali, poesie, racconti e tre romanzi; ha ottenuto numerosi riconoscimenti in premi e festival nazionali e internazionali. Ha svolto attività didattica con corsi di recitazione, regia, drammaturgia e scrittura creativa, storia dello spettacolo, stages e conferenze per varie istituzioni pubbliche e private. Ha creato e gestisce il blog “Mirkal”. Per la webzine Maredolce.com cura la rubrica “Le lettere di Woland”. Di questa sua raccolta hanno scritto l’amico Salvatore Ritrovato: “La riscrittura del mito di Ulisse, e in particolare dell’episodio finale del nostos, appare molto interessante in quanto coniuga l’esperienza delle note vicissitudini dell’eroe greco con l’impresa quel tanto parziale di una memoria che è sempre in movimento, in un verso – tra l’altro – ampio e accogliente, grazie alla sua capacità di distendersi in pause e slanci”, quindi la sempre brava Elena Varriale: “Con versi e ritmo incalzanti Randazzo si sovrappone a Ulisse, al suo viaggio, alle sue rinunce ed avventure per rivivere, attraverso lui, se stesso o il destino di tutti i sognatori, coloro insaziabili di vita. Ecco, quindi, il ritorno, lo sbarco all’agognata Itaca che gli appare polverosa e arrugginita. Anche Penelope è dissolta, e tutto sembra svanito nei ricordi. Le avventure e le memorie si sovrappongono, arricchiscono consapevolezze e rimorsi, ripercorrono le tappe del pentimento: ci sono i piedi perfetti di Calipso, la bianca pelle di Nausicaa e Circe, la spada del dubbio. Per ciascuna un racconto, un’emozione o un rammarico: non c’è scelta che non abbia le sue cicatrici”, poi Pippo Ruiz: “… in questo ritorno a Itaca che Randazzo mette in scena non c’è rispecchiamento tra Odisseo e Penelope. Il monologo di Penelope denuncia la devastazione amorosa che separa marito e moglie. Le due esperienze amorose solo apparentemente esprimono languori e nostalgie, mentre la narrazione dei due io poetanti ci restituisce, in una inconsapevole dichiarazione di perfetta simmetria, l’irriducibilità che sempre li ha gravati. Così come il balbettante racconto dello stupro di Aretusa è metafora dell’indicibilità della violenza.” 
Infatti con Itaca deserta ruggine Randazzo ci porta per mano nel viaggio di Odisseo tra le sue amanti, e quindi a Penelope, la moglie desiderata. Egli le ha desiderate tutte, ma da tutte infine è fuggito perché attratto solo da colei che con pazienza lo attende, colei che, però, lui non è mai riuscito ad amare per intero. Queste di Randazzo sono pagine intense che vi ricorderanno il mito di Odisseo, la sua parte più umana, e il legame tra marito e moglie, indissolubile davanti al trascorrere del tempo. Ho trovato il tutto molto recitativo, ma non poteva essere diversamente, del resto l’autore è dal teatro e dal cinema che giunge, così che lo “spettacolo della poesia” trova ulteriore amplificazione, quindi forza, dall’intonazione della voce, dal come appaiono le immagini recitate e dal come l’esperienza personale può risultare, alla pari dei poemi omerici, narrazione universale.

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