Michele Bordoni vince il Pubblica con noi 2017

Fara Editore e i giurati Angela Caccia, Annalisa Ciampalini, Emilia Dente, Giancarlo Sissa e Luca Benassi della sezione Poesia (per la sezione Racconti v. narrabilando) sono lieti di rendere noti i risultati del Concorso Pubblica con noi 2017: grazie di cuore ai giurati e a tutti i partecipanti e complimenti ai vincitori!


Pubblica con noi 2017 sez. Poesia

I. classificato

Gymnopedie di Michele Bordoni (Padova)


(a S.)

Sempre bianca rimane questa riva,

immacolata l’acqua, benedetta

l’impossibilità della distanza:

e noi poveri, pochi nell’ascolto

che si nega e dilaga nell’udito.

Si resta ad aspettare la parola.

Imparare lo strascico delle onde,

limitarsi a raccogliere sul lido

gli avanzi di quel mare che straborda.

E al fondo scomparire, ritornare

a casa, le mani ancora insabbiate.



Ma forse questo chiediamo sull’orlo

alla spuma, di trovarla in un difetto

di pronuncia, sepolta troppo dentro

la quotidianità. Di parlare

quasi a doverla masticare a vita,

dimenticando di doverla dire.



***



Maggio, gracilità d’ampie giornate

tu, preludio di forme e di distanze,

tu, già un tempo garbato nell’accogliermi.

L’aria tua è densa di tonalità

impercettibili, come se fosse

un intenso passare di linguaggi

il tuo apparire prima dell’estate.

Ci si dilegua in polline e profumo.

Ah, come, come può chi nasce in te

restare appeso al ramo come un frutto

se tu saltasti il limite del parto?

Come, se tu per primo t’arrestasti

alla tua prossima maternità?



Innominabile la fioritura

a chi ebbe il compito

d’abbandonarsi al suo essere fiore.



***





(a mio padre)

Seguivo sulla sabbia le tue impronte

rimaste a raccontare il tuo passaggio:

sapevo l’andatura,

la distanza fra un piede e l’altra esatta.

Era, la mia, gioia d’appartenerti,

orgoglio acceso da una somiglianza.



Ma ora che l’acqua si ritira evapora

la terra, si apre e crepita il tuo passo,

la luce si fa vento e rende sordi.

La pietra ha un tacere che non so

sulle creste di un vivere più adulto

e non su sabbia, su arida erba corri

senza rumore ch’io possa ripetere.



Nato a Civitanova Marche (MC) il 13 maggio del 1993, Michele Bordoni vive e studia a Padova. Laureatosi nel 2015 nell'ateneo patavino con una tesi su Rainer Maria Rilke in Teoria della letteratura sta continuando i suoi studi sul poeta boemo allargando l’orizzonte a figure quali Leopardi, Jabès, Maurice Blanchot e, soprattutto, Mario Luzi. Sue poesie sono comparse nelle antologie Poeti e Poesia di Elio Pecora.



«Di questa silloge s’apprezza subito il canto che non si separa da un pensiero denso e mai banale. Il ritmo, ora vivace, a tratti è un passo strascicato, una pausa un po’ più lunga come ieratica; cosi i pensieri: guizzi di luce e mirabili penombre, come a rimarcare che sono loro a fare da contorno alla luce. Un’armonia di fondo in tutta la silloge che non strattona mai il lettore ma gli chiede, ed ottiene, un’attenzione massima. Poesia colta che sembra assommi parecchi autori letti e amati, né riesco a individuarne uno su tutti, probabilmente un mio limite, o forse perché, su tutti, prevale la personalità indiscussa di questo autore.» (Angela Caccia)



«Una raccolta che scaturisce da un sentimento forte e autentico in cui si percepisce la presenza del prossimo. L’autore, pur con un linguaggio calibrato ed elegante, compone versi pieni di passione e umanità. Le poesie che formano la silloge si susseguono secondo un percorso ben strutturato, ma sempre dettato dalla spontaneità.  Possiamo intravedere, in quest’opera, la descrizione di un esercizio per imparare a vivere situazioni difficili, di mancanza, di assenza, un esercizio che ci aiuti ad amare tracce e piccoli segni e soprattutto a fare della vita qualcosa di grande.

Sempre bianca rimane questa riva,

immacolata l’acqua, benedetta
l’impossibilità della distanza

Ora soltanto ne ascoltiamo un’eco

adesso che anche noi abbiamo un canto
Saper dimorare nei preludi,
in un lascito minimo dei giorni


D
a questi versi si intuisce come il linguaggio del poeta riesca a portare alla luce momenti che avrebbero potuto restare inosservati per sempre.» (Annalisa Ciampalini)


«Si tratta di una poesia capace di donare il nocciolo dell'esistenza e del sentimento in versi cesellati con accortezza. La versificazione è curata nel suono, nella stilistica, mostrando un'abilità fuori dal comune. Il ritmo, quasi sempre calato in endecasillabi, riesce ad appoggiarsi su una sintassi piana, che rende i testi chiari, netti, dotati di una compostezza classica, musicale e armonica. Le metafore e le similitudini sono ricche ma mai forzate, capaci di rendere il senso di una ricerca che affronta i temi chiave della vita: l'amore, il rapporto con il padre, un quotidiano nel quale trovare i semi di una riflessione più ampia sul senso dell'essere nel mondo.» (Luca Benassi)



II classificato



Il ritorno del dragone di Franca Oberti (Calco, LC)




Alzo gli occhi verso i monti,
donde verrà a me l’aiuto.
Il mio aiuto vien dal Signore
che fece il cielo e la terra.
(Salmo 120)




Settembre 2012



I

Signore,

mi stai chiamando

per una nuova prova

ed io non sono pronta.

Non so lasciare

e non riesco a vedere

i miei talenti.

Ti prego,

non farmeli sprecare.





II

È calato il silenzio,

tra gli amici

e altra gente,

ognuno elaborando

nel suo cuore

cosa mi potrà dire.





III

Ancora

annullerò me stessa

per lasciare che Tu

prenda posto in me.

Altri mi scaveranno dentro

con mani curiose,

furiose le cellule,

ma solo Tu

saprai agire

e in Te perderò

l’anima mia.





IV

Signore,

non farmi tornare

nei meandri sconosciuti,

baratri senza fine

nausee quotidiane.

Fammi concludere

i giorni in allegria,

portami con Te,

quando vuoi,

come vuoi,

se vuoi,

nell’incoscienza

e nella leggerezza

del volo di una piuma.


Franca Oberti è nata a Genova, ma vive in Brianza da più di trent’anni. Dopo un periodo lavorativo vario e dopo aver fatto la mamma, ha conseguito il diploma di Operatrice Bio-Naturale presso l’A.MI. University di Milano, specialità Pranopratica e Counselor. Oltre a svolgere diverse attività di volontariato ed aver ricoperto cariche amministrative nel pubblico, scrive poesie e racconti, pubblica articoli di saggistica su varie testate locali e riviste di ispirazione cattolica. Ha vinto numerosi premi letterari, è inserita in diverse antologie, è stata presidente e membro di giuria in concorsi letterari. Ha pubblicato tre raccolte di poesie, quattro antologie natalizie, tre volumi di saggistica e un libro di cucina curativa. Ama le tradizioni e la vita semplice che condivide con la sua famiglia da quarant’anni. Tiene conferenze su temi vari inerenti la medicina complementare. Ha recentemente pubblicato Il tempo del castagno. Racconti nel vento (Fara 2016). Web: facebook.com/franca.oberti



«Dicono che la poesia non preghi ma faccia pregare, questa silloge smentisce abbondantemente il postulato. Così ti ritrovi -credente o meno, presumo- nella spirale di un’invocazione che chiede loda impreca spera; è il paradigma di un dolore che non vuole pietà tenerezze commiserazione, ma soprattutto non chiede condivisione perché, dalla prima lirica, ti ha già coinvolta, e stai lì a maneggiarne sostanza e ampiezze con l’autrice.

Mirabili i monologhi e le scarnificazioni: brillano i versi sul foglio.» (Angela Caccia)



«sulla soglia dell'essere il lungo sguardo poetico attraversa i sentieri pietrosi della vita. Nel giardino dell'anima, la poesia fiorisce luminosa e sincera.» (Emilia Dente)



«dove fede e malattia instaurano un dialogo molto onesto, commovente» (Giancarlo Sissa)



III. classificati ex aequo



Ritornelli di Saverio Caponi (Firenze)



RIMANDI



Ed era con l’orecchio che egli la sentiva, più che vederla, portare avanti rivariva la lunga imbarcazione, con l’andamento naturale di un animo ormai privo di incanti, che passato per burrasche e procelle e uscitone salvo, non riesce a trarne motivo né di allegria né di sconforto.

(S. D’Arrigo, I fatti della fera)



PONTI



Alla metà di questo lungo istmo scoprire colonne antiche erette nel sole, tra il calore delle pietre essere riscoperti dall’estate. La nostra nuova estate al sud la lunga estate del meridione. Su calde pietre pulsanti nel sole essere riscoperti dalla luce. Al sud del mondo, nell’estate dell’anno, alla metà del giorno.
Poi è tutto abbandono al ricordo, il moto del mare sul battello dello Stretto provoca un riflesso di poesia già chiusa in un cassetto.  L’immagine, ecco, un viso forte solcato dal vento caldo della malinconia, sul ponte del traghetto ignoto sentimento di nostalgia. Ditemi quali pensieri nel cuore di isolani in partenza e di ritorno sulla nave dello stretto.
Ed è bello. Il sangue della creazione non investe più pesanti colonne o erezioni di parole sul mare. In questo sole d’ottobre che commuove questo paese che riposa le membra su questa spiaggia di fine stagione -assente la consueta immobilità monumentale, grandiosa architettura mentale della piena estate del Sud – ora, rinunciando a pose statuarie fluiscono libere le parole in colloqui lieti tra persone.
 
Che gusto c’è a ricordare i vagoncini bianchi

del tram che portava al mare? Nessuno,

semmai si prova una pena, un rammarico,

un rancore, poiché allora c’eri e adesso no.

(L. Pintor, Il nespolo)

 
FABRICA

I.
Dall’arco d’ingresso uno schizzo di luce. Arancione. Una macchia arancione. Questo è il mio ricordo. Nient’altro posso inquadrare di Lei, com’era vestita ad esempio. Forse il bikini sotto un corto vestito. Arancione. Comunque sia questo è sempre stato per me il suo colore.

II.
Fingo di incontrarla per caso. Lei sta scendendo al mare. Emerge con un passo dal centro di un piccolo gruppo. Invita anche noi ad andare. Non abbiamo il costume. È lo stesso dice. Non sapevamo che era sul mare e solo la sera aperta la gran festa nazionale. (…)


Saverio Caponi è nato a Firenze, città dove sempre vive, lavora, ed è impegnato quotidianamente a guadagnare il giusto tempo per leggere, studiare e scrivere, cose di filosofia, poesia, spiritualità.



«Prose liriche di certo interesse e di misura elegante» (Giancarlo Sissa)



«Questa composizione mi ha colpito per la varietà di immagini suggestive e di situazioni. L’autore, trasportato da una conoscenza profonda dell’animo umano, riesce a portar fuori poesia da ogni angolo. Le citazioni che si alternano ai testi dell’autore donano vitalità all’opera.» (Annalisa Ciampalini)





Notturni e ombre di Nadia Chiaverini (Pisa)





Stanotte trattenevo il fiato

mentre strappavo l’afa con le mani

alla ricerca del sentiero nascosto



Stamani troverò le tracce

nel terreno smosso dalla bestia

che azzanna l’alba



Sorvola  lo spirito inquieto

la mancanza del limite :

il mistero è presente nelle cose      



                           

*







Danzano i panni stesi nella notte

cantano l’estate

e il corso delle cose

insofferente all’agonia dell’attesa



In lontananza  il richiamo

di un uccello, quasi un lamento

risponde una sirena

l’erba impazzisce  nell’arsura



All’alba dalla strada sterrata

s’alza una nuvola  di polvere

s’apposa sulle stoppie dei campi

e scompare nel giorno

*





Ho spiato l’alba affacciarsi

tra le nuvole rosa



Il verde intenso è emerso

dalla notte stellata



Un tripudio di freschezza risplende

nella luce dell’estate che muore

*


Percorro le vie dell’ombra

strali di comete incendiano gli occhi                        

m’aggrappo agli anelli di Saturno

e racchiudo il grido                                      

in un barattolo di vetro

trasparente

tracima la mente incoerente

sobilla l’altitudine

ingoia i meridiani del cosmo

la notte nel suo guscio   

Nadia Chiaverini è laureata in Giurisprudenza e scrive versi dal 2010. Legge moltissimo, soprattutto poesia contemporanea, riviste e blog letterari. Partecipa a circoli culturali, manifestazioni letterarie e letture pubbliche. Ha pubblicato in poesia: L’età di mezzo, Ibiskos Ulivieri 2004; Dai profumo al fiore, Ibiskos Ulivieri 2005; L’altra metà del cielo, Ibiskos Ulivieri 2008; Smarrimenti, Helicon 2011; I segreti dell’Universo, CFR Edizioni 2014; Poesia stregatta e altre visioni, Carmignani Editrice 2015. Suoi versi con interventi critici sono pubblicati ne  Puntoeacapo 2013), sul web e in riviste (tra cui Poeti e Poesia n. 33 dicembre 2014). È inserita in numerose antologie, le più recenti: Keffiaeh, intelligenze per la pace, CFR 2014; Homo eligens, deComporre 2014; La tentazione di esistere, Limina mentis 2015; L’Impoetico mafioso. 105 poeti per la legalità, CFR 2012; Il ricatto del pane, CFR 2013. È presente in antologie di poesia contro la violenza sulle donne: Unanimemente, ed. Zona 2011; Cuore di Preda CFR 2012; FIL ROUGE. Antologia di poesia sulle mestruazioni, CFR 2015 a cura di Antonella Barina e Loredana Magazzeni. Radici ed ali è inserito ne Il tempo del padre (Fara 2015), L’equilibrio e la scelta in Uno scarto di valore a Bardolino (Fara 2016).



«Una radiografia dell’attimo - vetta o crollo che sia - e, da lì, un punto di fuga: tante le vie per allontanarsi -fantasia, raziocinio, ricordi, dolcezze- per poi ritornare più consci di prima a quell’attimo, forse per riuscire a dare un nome specifico all’emozione che comunque lo gravava. È una poesia sincera.» (Angela Caccia)



«il coraggioso sospiro poetico lacera l'impalpabile filo del tempo che àncora il corpo alle leggi materiali dell'essere e ne fa intricato e sottile ricamo nell'indomito canto dell'anima» (Emilia Dente)



«Tutta la silloge è caratterizzata da un linguaggio musicale che aiuta nella lettura e rende ariosi anche i momenti più drammatici. L’andamento del ritmo e la scelta del lessico sono inseparabili dal significato della silloge nella quale si dà vita a immagini evocative e a momenti in cui predomina l’immaginazione insieme al desiderio di penetrare il mistero intrinseco all’universo. Lo sguardo poetico e l’ispirazione dell’opera è ben rappresentata dai versi seguenti:

Sorvola lo spirito inquieto

la mancanza del limite:

il mistero è presente nelle cose.



In lontananza il richiamo

di un uccello, quasi un lamento

risponde una sirena

l’erba impazzisce nell’arsura. »

(Annalisa Ciampalini)





Fluire: poesie sperimentali di Serena Bilanceri (Germania)




Sono una giornalista italiana che lavora in Germania, attualmente per il quotidiano Weser-Kurier, e ho pubblicato la mia prima raccolta di poesie nel 2013 con la casa editrice Prospero Editore (Fino alla fine dell'illusione). Una seconda edizione stampata, rivista e con nuovi poemi, è uscita lo scorso novembre. Il mio percorso di studi è stato umanistico: Triennale in Scienze della Comunicazione, Specialistica in Scienze Umanistiche europee e un Master in Giornalismo dei nuovi media. Ho fatto ricerca in Inghilterra su nuove tecnologie per un paio di anni, mentre insegnavo come tutor alla facoltà di Comunicazione di massa dell'Università di Leicester. Ho lavorato come giornalista freelancer in Inghilterra, Germania e Myanmar, talvolta per quotidiani/riviste e talvolta per radio/televisione.



«Nella formula semantica complessa e profonda di questa silloge, il pensiero razionale, l'emozione e la riflessione empatica si fondono in un quadro poetico caleidoscopico, dalle ombre accese e dai contorni sfumati, specchio opaco del disorientamento e della precarietà dei tempi odierni.» (Emilia Dente)





Terre d’acqua di Donatella Nardin (Cavallino Treporti, VE)


Terre d’acqua



I

D’oro e di luce ti bagnerei lo sguardo,

improvvida luce del nostro primo

sentire, terra madre sbocciata dai polsi

di un piccolo nulla che in sé appalesa

tutti gli eventi.

Nuda, gloriosa, vortica l’acqua

delle nostre radici sull’orlo vivo

del tempo se al collo indossa

la vivacità di una corte di foglie

e di uccelli



dall’acqua raccolgo il mio volto



sfiorando l’asfalto, sfida i limiti

dell’emotività l’imperativo

a svettare e chissà cosa si cela al di là,

cosa riluce nel grumo violetto

di piume e cementi, quale solitudine

accesa alle palpebre chiuse.



II

Il resto è pace, un senso, un’idea

nel fondo intatto d’isole bastanti

a se stesse.

Il resto è quiete guizzata in gola

da una fulgida luna di rotondi silenzi

prima che nel dispendio di sé

l’acqua per una via ai più segreta

 - dal granato del sangue al rosso

rubino della carne - sia solo

una febbre di nebbie, di un dire

già detto il lieve rimpianto

o quel sostare felice, se siamo

già altro, nel fitto cangiante

di verdissimo verde, stupefatto

presente che ci allinda

e c’illanguidisce.



Tutta luce



Considera di questo luogo isolato

la macchia viva del cielo:

un talento mite ma autorevole

inonda i campi e le case

di cose buone, lucenti.




Nel liquido riflesso raggiunge

il suo limite il fiore si modella

la grazia sulle imperfezioni .

Considera l’esemplarità della storia:

qui, vicino all’amore,

anche prima di essere pensato

è tutta luce il respiro desiderante,

creatura.

                

E poi il mare



E poi il mare.

Così silenzioso, così contrito

nel calice muto del petto

come se al mondo più nulla

esistesse.

E poi l’onda notturna, così stretta,

vibrata, come un lampo

d’imbiancate memorie sul piazzale

assonnato.

Accoglie la notte e le sue moltitudini

grate lo smeraldo splendente,

indistinto qua e là fino a graffiare

la bocca, ogni volta di più

esposti noi nell’urgenza dell’essere

o nel mancarsi pacato



noi figli di un acquoreo disegno

all’infinito.

Donatella Nardin è nata e risiede a Cavallino Treporti (VE). Dopo gli studi classici ha lavorato nel settore turistico con incarichi anche dirigenziali. Appassionata da sempre di lettura e scrittura, soprattutto poetica, da qualche anno ha iniziato a partecipare a vari concorsi letterari con risultati gratificanti. Ha ricevuto infatti numerosi riconoscimenti, un centinaio, nelle varie graduatorie concorsuali. Nel 2014, quale premio editoriale di un concorso, ha pubblicato la sua prima silloge poetica In attesa di cielo Ed. Il Fiorino (Premio Giovanni Gronchi, Premio Cinqueterre Golfo dei Poeti, Premio Rivalto-Roberto Magni, Premio Leandro Polverini). Nel 2015, sempre a cura delle Edizioni Il Fiorino, è stata data alle stampe la sua seconda raccolta di testi lirici Le ragioni dell’oro (Premio Giovanni Gronchi, Premio Città di Arona). Numerose sue poesie e alcuni racconti sono stati inseriti in raccolte collettanee di Case Editrici come LietoColle e in alcune riviste dedicate come “Poesia” (Crocetti Ed.).



«La silloge prende vita da un’ispirazione legata ai luoghi in cui la presenza dell’acqua è determinante. Leggendo questi versi si ha un senso di spaesamento, non si capisce dove ci troviamo, poiché a predominare è l’acqua, insieme agli elementi che le stanno attorno: luce, cielo, uccelli. Poi, all’improvviso, sorgono riferimenti geografici precisi che ci riportano ad un contatto concreto con la terra. E anche in questo caso la forza evocativa non viene meno. Lo sguardo del poeta sul mondo è forgiato dall’acqua, e scaturiscono immagini di estrema bellezza, a questo proposito leggiamo:



Nel liquido riflesso raggiunge
Il suo limite il fiore- si modella
la grazia sulle imperfezioni-


… - e invece nel liquido

Cesello si fa laguna l’infelice anarchia
del grigio, nostro passato,
nostro istinto futuro
furioso d’alba, si è impossessato
dei luoghi e di noi l’assillo segreto
della malinconia.»

(Annalisa Ciampalini)





Opere votate



(D)io padre di Marco Colonna (Forlì)

I



Tra cielo e ferro
qui nel respirare







II



Acqua ferro bevo
da questa ciotola
che ci contiene tutti,
coperta sopravvissuta
ai morti, oro lasciato
a incastonare ossa,

in questa guerra che
ci siamo scelti
vale di più il piombo
e vive di silenzi il parlare
al nemico, il respirare
basso con i vermi

appiattiti nello sparo
che riecheggia e scheggia
un'anima una pietra
nel riparo ancora sono
vivo, vita chi non ce l'ha
più il Dio suo forse l'aiuta.






III



Questo nostro resistere
visibile, fare muro,

che si misura con il tempo
altrui, ché la breccia
è altrove nello spazio,

dentro, così dentro noi
che nostro è il cedimento,

la sconfitta invisibile
di giorni che premono
la fine dei giorni sempre.







IV



Incombono temi e tempi
che non ci riguardano,

battiti di noi condannati
all'irrilevanza di uno sfondo,

altre morti annodate a case
e giardini che resistono.


Nato a Palermo (Pa) il 4/4/1964, Marco Colonna vive a Forlì (Fc). Dirige (dal 1999) il portale di cronaca e attualità politica SestoPotere.com. Capoufficio stampa del sindacato Ugl segreterie dell'Emilia-Romagna e di Forlì-Cesena e Rimini. Scrive testi di economia e politica per: LaMetaSociale.it. Cura il canale You Tube Lotta alle mafie. Ha scritto per: Il Messaggero ed. di Forlì, Gazzetta di Romagna, Il Resto del Carlino, Il Giornale, Lo Stato, Il Borghese, L'Uomo Qualunque. Ha collaborato con i Tg di VideoRegione ed Aria radio. Ha scritto libri di cinematografia e il libro Ani+ma (FaraEditore). Poesie selezionate al concorso Zuppardo 2017. Pubblica poesie nei siti web: Scrivere.Info, ParoleDelCuore.Com, PortfolioPoetico.Com, PoesiaNuova.Com  e PoesieInVersi.It. Pubblica video-poesie nel canale You Tube Marco Colonna Poesie.



«scrittura solide, essenziale, molto consapevole (soprattutto nei componimenti più brevi)» (Giancarlo Sissa)


«Per lo più, piccoli grani di un rosario, misteri laici, profondità e abissi.» (Angela Caccia)






Negli incastri degli orologi di Sabatina Napolitano (Casalnuovo di Napoli, NA)



quando l'occhio si incurva,
le memorie si adagiano una sull'altra,

il rimarginarsi del tempo nella lentezza
compiuta al calpestio della neve
sapiente e lieve posa la sua rosa
in un angolo dei miei libri

che non conoscerai mai la durezza,
del nostro amore di personaggi calcolati
occupati poco dopo la nascita
a gioire delle ricompense fiammanti

che solo chi ha mangiato le spine
può ottenere dalle  mute nascite,
dalle cieche costruzioni invisibili

la visione delle parole sopravvissute

nei giorni da percorrere lentamente
gettati al nostro antico pensiero
di cura e di destino perfettamente umano.






l'orizzonte è l'infinito tratto del respiro
le pupille sono  l'ovaio del fiore,
petali di memorie che ci somigliano
scritte in taccuini al ritmo del piacere
la cura della foglia regala storie
che qualcuno colga i momenti consumati
un mazzo di campi di grano tenuti stancamente
nell’ardore di fava,
che qualcuno riformuli  il cosmo. 


si fa chiara la memoria

quando sbocciano in banali accordi

i pensieri dei segreti dimenticati.

Studiamo i nostri segni assonnati,

le geometrie che vivono nel tempo

per rotolare poi trattenuti e folli

in giorni come sponde.

Sabatina Napolitano è nata nel 1989, ha studiato e vissuto a Napoli. È diplomata al liceo classico Genovesi, e laureata magistrale in Biotecnologie mediche alla Federico II di Napoli. Ha vissuto per un brevissimo periodo nel sud della Francia come completamento dei suoi studi scientifici. Pubblica le sillogi poetiche Metastasi di autonomia (La scuola di Pitagora Editrice 2011), Tango per cigni neri (Il saggio editore 2013), A briglie sporche  (Menna Editore 2013), Poesie d'amore (La scuola di Pitagora editrice 2015). Ha vinto diversi concorsi a carattere nazionale come il Formica Nera per la poesia singola, il Peter Russel, il premio Recco, citta di Sarzana e Polverini per la silloge.



«Poesia sul tempo, sulla notte, sul respiro, sul corpo, sul piacere, sulla mancanza, sull'amore. Si tratta di versi che pescano nella forza dell'inconscio, nel crearsi delle immagini attraverso l'impatto dei sensi su una realtà slabbrata, rarefatta, priva di connotati fisici determinati. Eppure questa poesia non cede mai alla lusinga dell'incomprensibilità, ma ricerca con pervicacia il senso delle cose, la chiarezza del discorso. Ne emergono versi limpidi che si avvicendano i testi che finiscono per comporre un piccolo poema del desiderio e della conoscenza.» (Luca Benassi)



«Con una buona dimensione narrativa e una versificazione interessante. » (Giancarlo Sissa)


«Interessante, altalenante tra intuizioni felici e significati ombrosi» (Angela Caccia)





C'è una tendenza di Michele Caliano (Montoro, AV)






22 06 2016



Nel mondo della conoscenza

c’è una tendenza:



i filosofi con la coscienza

i fisici con la “quantum essenza”.



Il soggettivo contro l’oggettivo

l’osservatore e l’osservato

che entrambi fanno parte del “creato”.



Uniti da un sol fattore:

fare impazzire il comune osservatore.



Io sono uno di questi

che vivo una giornata normale

tra calcio, film e telegiornale.



Il mio tempo è regolare

me ne “frego” del sociale.



Il mio egoismo è tale

da trasformare l’altruismo

in un gioco di positivismo.



Tutte le bugie, tutte le menzogne

fanno parte delle mie “fogne”.



L’unico mio obiettivo è vivere una vita agiata

tra zucchero, caramelle e cioccolata.



Chi mi segue nell’obiettivo

è amico mio.



Tutti gli altri che non si sono adattati

dall’evoluzione della specie sono stati eleminati.



La mia è una specie animale

senza distinzione di sesso e religione.



Fondata dai cattivi e dal male

e dalla falsa morale.



L’unica incognita finale

è che non c’è un senso reale 

a quello che ho pensato, scritto ed elencato

l’importante...è che mi sia “sfogato”.   [i]




[i] Osservare e capire l’universo con la scienza e il pensiero. Dal micro a macro, con i fisici e la meccanica quantistica, i filosofi con la conoscenza della coscienza.
L’osservatore è la fonte primaria soggettiva che studia e osserva l’oggettività reale.
Tra queste due figure c’è una terza che fa parte della vita comune, di tutti i giorni.
Presentata in prima persona “io sono uno di questi” che vive una vita normale, regolare nel comune sistema sociale.
Sistema fondato sulla legge Darwiniana dell’evoluzione con le sue leggi biologiche di base che si adattano alla sopravvivenza della specie in un fondo egoistico sia sociale che genetico. Il gene egoista.
Un adattamento evolutivo capace di trasformare l’egoismo in un falso altruismo.
Il finale è negare questi pensieri negativi e fare rivivere l’ottimismo con l’amore per la vita, dono unico e irripetibile.





28.01.15

Ogni cervello evoluto
La coscienza ha potenziato.

I neuroni sono inibitori ed eccitatori
La sinapsi li rende esecutori.

I dentriti l’attività elettrica
Un decimo di volts li eccita.

L’assone
Unisce ogni singolo neurone.

Ottantasei miliardi di neuroni
Creano la coscienza dentro e fuori.

Alle leggi della fisica il cervello obbedisce
della legge di conservazione è un persecutore.

                                                                                                                                                         La coscienza svanisce
quando il cervello più non esiste.

Anche il mondo viene a mancare
così come ogni singola esperienza,
ricordo o pensiero da poter memorizzare.

Il caos deterministico relativistico probabilistico limita la conoscenza
del destino ogni mente ne può fare senza.

Tutta la materia cosciente
l’universo e le sue scienze
consapevoli di loro stessi

si meravigliano del dono della vita
ogni esperienza vissuta mai più sarà ripetuta.


Bibliografia o babbo grafia: Michele Caliano è nato sul pianeta terra nel lontano 1963. Ancora non è morto +++ Residente  a casa sua (non per molto). Questa è la sua prima pubblicazione nonché l’ultima. Pensiero razionalista che prevale sull’irrazionale. La nostra mente è in funzione di leggi fisico/biologiche
dove non è presente l’anima soggetto e oggetto di credenza di tutte le religioni del mondo e dell’universo.



«Interessante per l'uso ironico della rima e la vicinanza fra pensiero filosofico e poesia» (Giancarlo Sissa)





Porti piume e ali adesso di Marina Massenz (Milano)


Con un pennello di martora




Con un pennello di martora

molto delicato passare

la biacca sul viso come farsi muro



incidere i ricordi come graffitaro

la notte sfregia portoni e vagoni

insieme a pensieri di sogno



non temere il parlarti né vedere

come vivo il tuo volto che sorride

e piuttosto soddisfatto se ne va.



Davvero ti ringrazio di queste recenti

apparizioni come fai a trovarmi mentre

dormo tra tutto il sonno del mondo?



Ieri c’era il sole sul tuo terrazzo

avremmo guardato i tetti oltre

i fili e i pali verso le rondini

cerco nel loro volo teso il tuo

Che bello e questo e quello e così via.









È acqua che sale non fa male




È acqua che sale non fa male

è anima che si svuota in acqua

che sale dallo sterno stretto

come un pugno serrato che strizza

e si sgonfia come pompa rilascia.

Il cuore asincrono. Le senti,

le extra-sistoli? Non fanno male.

È solo il fiato che manca l’affanno

mentre i piedi avanti march uno

dopo l’altro sulle scale fino al tuo

piano dove non sei più. Bisogna

spingere forte il tram in salita.

Tutto qui. Lo dicevi sempre per

dire che la vita fa fatica.



Quando tutto questo movimento

finirà e l’acqua in un lago fermo,

di memoria e mancanza il fondo.

Marina Massenz, nata nel 1955 a Milano. Psicomotricista, si occupa di terapia e formazione, ed è autrice in questo ambito di tre libri e numerosi saggi. Ha pubblicato la raccolta poetica Nomadi, viandanti, filanti (Amadeus 1995, con presentazione di Marosia Castaldi) e, nel 2011, con le edizioni L’Arcolaio (Forlì), La ballata della parole vane, con postfazione di Andrea Inglese. Suoi versi e prose poetiche sono state pubblicate sulle riviste “Accordi”, “Inverso”, “Qui-appunti dal presente”, “Il monte analogo”, “Poliscritture”, “Le voci della luna”. Sue poesie sono apparse inoltre sui siti Internet La poesia e lo spirito (2009–2010) e X Quaderno da fare (a cura di Biagio Cepollaro, 2007). Nel giugno 2010 alcune sue poesie, recitate da lei stessa e coreografate e danzate da Franca Ferrari, sono state presentate sotto il titolo Danza e poesia alla Casa della poesia di Milano (Palazzina Liberty). Un suo testo è stato selezionato e tradotto in inglese per le rivista internazionale on-line Vents Alizès-Partaz.



«Una silloge caratterizzata da un lessico semplice ed elegante allo stesso tempo. I versi sono per la maggior parte ispirati dalla perdita del padre e non cedono mai a sentimentalismi scontati nonostante l’evidente amore per la figura paterna e lo sgomento per la sua mancanza.

Io svanisco senza te
mettimi le mani sul capo e tienimi giù.

Solo tu lo sai fare così bene da crederci.

La silloge è cosparsa di immagini evocative e originali che sapientemente rendono il lettore partecipe a un’esperienza umana importante e dolorosa. A questo proposito mi piace ricordare i seguenti versi:

ora c’è il mare del Nord
il gran Baltico a battere
le rive a tambureggiare

il cuore striminzito stretto
niente tutela di abbraccio
né ampie vele mediterranee
con braccia e mani.
»



(Annalisa Ciampalini)





Affiora di Rita Stanzione (Roccapiemonte, SA)

Affiora



Oggi dal mare corrono nubi

come di viole scure

affiora tanto movimento

da eclissarci in spampanate identità.

Si sfaglia il sole, diserto appena

in risonanze che accerchiano i capelli.

Ci guadagno, sì, dolcezza a interpretare

i rintocchi del sale sulle torri

e dei saltelli al vento la traiettoria

incompiuta, irregolare

dove piegare labbra ed intrecciarsi

in parole uguali a sempre e cinte

da noti respiri, senza ridondanza.





È questo?



Umori nuovi sul filo delle dita

da calze trasparenti e l’ambra desta

si divide tra amache e fiori dinoccolanti



ho visto perfino il giardino della luna

nel getto del sole: è giallo ginestra,

i baccelli mimano la tua bocca

quando mi chiami con nomignoli di cerva



l’acerba traccia di desio si espande in fughe

correre a procreare alberi d’oro? vieni a me

con mastice di polline.

Mi sento una scatola di api

sotto ciondoli azzurri, lacci di favo intorno

dilatano il venir meno



lascio che primavera abbondi,

planino le ciglia nel verde integrale

del tuo sterno d’attesa. È questo?   







Rita Stanzione è nata a Pagani (SA) e vive a Roccapiemonte. Docente di scuola primaria, ha continuato gli studi nell’ambito delle scienze. Scrive poesie su varie temi e si diletta a comporre haiku e qualche aforisma. Ha ottenuto importanti riconoscimenti in concorsi letterari nazionali e internazionali. Sue pubblicazioni, raccolte di poesie: L’inchiostro è un fermento di macchie in cerca d’asilo (Libreria Editrice Urso 2012); Spazio del sognare liquido (Rupe Mutevole 2012); Versi ri-versi (Carta e Penna 2012); Per non sentire freddo (ebook, Editrice gds Diffusione Autori 2012); È a chiazze la mia bella stagione (Libreria Editrice Urso 2013); Canti di carta (Fara 2017); Di ogni sfumatura (Libreria Editrice Urso 2017). Sue poesie sono pubblicate su riviste e siti di letteratura nazionali e internazionali (tradotte in inglese e altre lingue).

«In testi brevi, affilati, questa poesia cerca di vagliare il mistero, di svelare gli incastri del tempo nei segni di una natura che si mettere in relazione con la quotidianità dell'uomo: rondini, giardini, ciglia, fiori, pollini diventano il correlativo oggettivo del mutare delle stagioni della vita, dell'aprirsi della gioia, del mutare del dolore dell'essere umano. Si tratta di versi dall'attitudine pittorica, capaci di mostrarci in poche pennellate mari, cieli solcati dalle nubi, deserti, "città di sabbia e chiusi distretti", senza mai cedere alla retorica, ma cercando la forza di abbagli di luce, nell'innamorarsi dei sensi.» (Luca Benassi)

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