domenica 29 luglio 2012

Mario Fresa. Ritratti di poesia (25)







Sandro Montalto






Il dedalo inappagato nel quale si muovono, con ansito e con affanno, i testi poetici de Il segno del labirinto di Sandro Montalto (un’auto-antologia uscita nel 2011 per La Vita Felice) è, prima ancora che un luogo di affetti spezzati e irrequieti, una dimensione dell’inquietudine linguistica, un’espressione di crisi e di sbigottimento della stessa parola. Il labirinto che investe, rinchiude, sollecita e amplifica i gesti e gli sguardi del poeta è, dunque, un intrico di verbi attoniti, un nodo nervoso di riflessioni incredule, un meandro errabondo che si mostra continuamente sul ciglio di un precario compimento. La poesia di Montalto non conosce la pace della tranquillità o l’equilibrio della temperanza; e invece appare sempre agitata e impaziente, energica e reattiva; e la forma del suo procedere è, fondamentalmente, orientata dall’individuare il meraviglioso e lo stranito nelle pieghe di ciò che all’apparenza potrebbe definirsi quotidiano; eppure tutto – il visibile e l’invisibile, il canonico e l’eterodosso, l’arcano e l’evidente – si rivela come un incessante movimento che ingloba e sovrappone la verità e la finzione, la risalita e l’inabissamento, la speranza e il tormento. Il discorso poetico tende a narrare, allora, cogliendoli nel loro prodigioso svolgersi e mutare, i misteri impenetrabili, gli annunci ermetici, le incongruenze indecifrabili della giostra dell’esistenza; e così si comprende che il nodo centrale della riflessione poetica di Montalto si concentra sul valore del tempo e sui limiti della sua dicibilità. È, infatti, la mobilità della lingua poetica, il suo articolato e sbigottito avanzare a diventare, qui, metafora stessa del pericolo potentemente inciso in ogni istante vissuto; poiché se tutto è, e tutto dispare; se tutto è presente e vivo, e tutto si sbriciola, cade, sfiorisce, come potrà mai, la parola, dire, o evocare, o mostrare questo continuo essere-per-svanire del mondo, questo suo permanente risplendere e fuggire? Ebbene, Sandro Montalto, col suo allarmato e vigile stupore, ci fa credere che la poesia possa, per qualche istante, ricucire e fissare le fluttuazioni e le correnti del tempo; perché appunto nell’azione del solo nominare il passato, la scrittura poetica lo riconduce presto alla vivezza del presente: e ciò significa ridonare speranza a quello stesso passato; e in questo suo potente dire per ricreare, nominare per far riemergere, si riesce a custodire, forse, nel barlume di un momento, la vibrazione ancora solo immaginata dello stesso futuro.
Affidare, dunque, ai versi l'ipotesi di una presumibile dicibilità di ciò che è stato, e di ciò che potrebbe essere, trasforma la parola in un labirinto dell'eventuale e dell'inaudito; permettendo, infine, alla poesia di trattenere e di contemplare, nel tempo immoto della sua lettura, ciò che si vuole, paradossalmente, sottrarre al tempo.














Saranno mille anni, se vuoi, ma noi
andremo ancora incontrandoci negli spazi
resistenti al ribasso, tra orbita e orbita,
ancora una volta capaci di vederci.
Le mie ombre confabulano con i tuoi colori,
abitiamo la terra e il cielo scambiandoci le parti.
Troppo ho temuto che finisse ciò che iniziava,
ecco che ora ti conosco a voce, vale
riscrivere mille lettere se un aggettivo
rimanda a un tuo sguardo, unghiata amica:
ancora ti scriverei, certo del tuo essere in me.















Sandro Montalto è Direttore Editoriale delle Edizioni Joker e direttore delle riviste «La clessidra» (rivista di cultura letteraria) e «Cortocircuito» (semestrale di cultura ludica). È redattore e collaboratore di molte altre riviste letterarie; scrive inoltre in volumi collettanei e su alcuni giornali. Fa parte della giuria di alcuni premi letterari, ed è giurato e direttore tecnico del premio internazionale di aforistica “Torino in sintesi”. Ha pubblicato tra raccolte di poesia, volumi di saggi su autori contemporanei e del passato, sillogi aforistiche, opere teatrali. Ha curato molti volumi, tra i quali Umberto Eco: l’uomo che sapeva troppo (ETS, Pisa 2009), Fallire ancora, fallire meglio. Percorsi nell’opera di Samuel Beckett (Joker, Novi Ligure 2009) e Temperamento Sanguineti (libro + DVD; Joker, Novi Ligure 2011; con Tania Lorandi). Ha inoltre ideato alcuni libri-oggetto tra i quali l’Aforismario da gioco (Edizioni Joker, Novi Ligure 2010). Attivo nel mondo della ‘Patafisica, è Reggente del “Collage de ‘Pataphysique”. E’ vicepresidente dell’Associazione Italiana per l’Aforisma.
Come musicista, è attivo in qualità di direttore e compositore. Ha pubblicato anche diversi scritti di argomento musicale e cinematografico su riviste specializzate. Svolge la professione di bibliotecario.



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