”E intendi che puoi superare il vano”: la poetica di Piero Mastroberardino

(nota e scelta dei versi a cura di Antonietta Gnerre)

Piero Mastroberardino è nato in Irpina nel 1966. Laureato in Scienze Economiche con indirizzo manageriale, divide le proprie esperienze professionali tra l'attività di ricerca universitaria, come professore ordinario di Discipline Economico-Aziendali, e la guida del gruppo imprenditoriale familiare omonimo, operante da generazioni nel campo della viticoltura e della produzione di vini di pregio. Ha pubblicato vari volumi e articoli su riviste scientifiche e il romanzo Umano errare, Albatros, Roma, 2011. Un romanzo, ricco di intrecci carrieristici di manager ambiziosi che si confrontano con le inquietudini dell’esistenza. In questa rubrica proponiamo alcune poesie che sono il percorso di una visione espressa tramite memorabili immagini e un infallibile senso ritmico. Un verso intimamente musicale che lega i frammenti del tempo e le ombre dello spazio. Una parola che si fa carne dello spirito.


1.
Terra

Il tuo sapore intenso porge il vento,                                               
Aggrappa l'uomo alle radici stanche,  
Donando senso a delle trame antiche.                                      
Il senso del ritorno alla memoria                                                  
Spazza le angosce, dolce fa il tormento.

Ti raccoglie nel ventre della storia                                                
E ti riporta tra le mura amiche.                                                           

Vago sentiero ove spirito erra                                                           
Ad appagare le pulsioni inquiete.                                               
Per aspirare ad ascendere al trono                                                  
Troppo fugace appare il gesto umano,                                                  
Che traccia il solco al cuore della Terra.                                                

E intendi che puoi superare il vano,                                                  
E stare in pace, a contemplare il dono.





2.
Ti porto nel cuore

Come grida d'aiuto di un bambino,
La mano stanca non perde la presa,
Mentre l'animo tuo si libra in volo.
Scivola via, ch'è tempo di lasciare,
A briglia sciolta, scevro da destino.

E già dilaga il vuoto da colmare,
E sento e spero di non esser solo.

Ora sembianza tua si fa ricordo,
Forme, colori, suoni nella mente,
Prima scolpiti a vivo sulla pietra,
Di giorno in giorno sfumano nel sogno.
E li reclami, urlando a orecchio sordo,

Di meno incidi, e più ne hai di bisogno,
Triste navigator su un’onda tetra.


3.
Rivelazione

Parla, spirito, come avessi voce,
E fa' che intorno il senso non sia ignoto.
Nel mentre ti concedi a quel cospetto,
Respira piano, lasciati cadere.
Lascia che ti soverchi quella croce,

E a coloro che non sanno vedere,
Non annunciare il fine maledetto.

La tua visione, parto fantasioso,
Poco credito acquista di ragione,
Poi che così diverge dal reale,
Da rendere l’attesa velleitaria,
E il suo manifestarsi più gravoso,

Per esser la sorpresa planetaria,
ed avvincente, e tragico, il finale.



4.
Apparizione

Uno sguardo soave, ingenuo, fresco,
Si è posato sulla tovaglia bianca
E vi ha riflesso il suo animo puro.
Si è poi levato lentamente in volo:
Non reco turbamenti, adesso esco,

Ti lascio completare questo assolo
E me ne torno in un angolo oscuro.



5.
Anima e corpo

Anima e corpo, avvinti nel destino,
Fusi in unico stampo all'apparenza,
Si rivelano autonomi sentieri,
Che incrociano le rotte e pur le lame,
Fino ad ostacolarsi nel cammino,

E scatenare furibonde trame,
che dilaniano docili pensieri.


6.
Immobile.

Immobile.
Osservo quel fluido che scorre solcando rotondo.
Non traccia alcun solco.
Compone le immagini con le parole…
Non reco rumori,
Non turbo la pace che vibra nell’animo e muove la mano
Leggera, non poggia, appena lambisce…
E libera petali morbidi
che sfiorano il fiore dell’acqua di un lago.
Immobile.


7.
Espianto.

Estrarre la tua anima da un foro,
Restare ad osservarla, sguscia via,
Esproprio radicale di emozioni.
Dapprima si dimena, cerca un varco,
Furiosa, in un principio d’asfissia,
Spende residue forze, pare un toro…

Quanto resisti, spirito malato,
Divelto, poi reciso dal tuo stelo.
Provo a stringer le mani in una morsa,
Le mani nostre, ci fanno del male.
Non allento la presa, stendo il velo…
Ti sento e vedo gemere, provato.

Mentre la vita repentinamente
Esce di scena, vola lo spartito.
Osservi sofferente, intrappolato,
Spossato, di quel gesto chiedi il fine.
L’animo si dilegua ora smarrito,
Scacciato in modi bruschi dalla mente.

Lo vedo rallentare in lontananza,
Vagabondare inerme nella neve,
Ricercare improbabili ragioni.
Poi mi lascio cullare, dolcemente,
Prima d’abbandonarmi a un sonno lieve
È un sonno senza forze. Né speranza.


8.
Pace.

Inafferrabile.
Nel mentre tu la invochi, si dissolve.
Incomprimibile.
Quando la cerchi, nella concitazione, fugge.
Svanisce in un momento per tornare,
Inaspettata,
Quando il tuo cuore è in...
Pace.




9.
Outro

C’è buio fuori, e gelo.
Vedo il rifugio… cerco riparo dentro…
Busso…
Non mi rispondo. Devo essere uscito…
Aspetto?
Vado.  



10.
Catarsi

Acqua, lava la terra dai pensieri
Artefici di contaminazioni.
Ingolla toni chiari e tinte scure,
Non ti curare delle differenze,
Travolgi, con i deboli, i guerrieri.
Trascina i pregiudizi e le sentenze,
Liberando, dall’uomo, le paure.



11.
E guardo il mare

L’occhio si perde in universo informe
Che ingurgita le forme, e le espressioni.
È liquido, ti lasci risucchiare…
Risacca, scava tombe a questi piedi,
Sommergi dentro il nulla, da riempire,
Saturare lo spirito, donarti
Sensazione di gonfio, tracimare,
Talmente gonfio che ti manca l’aria…
Socchiudi l’occhio, che si perde… in mare.



12.
Vento freddo

Soffia vento sferzante, radi il suolo,
Strappa la vita a stanco combattente.
Chi ha le armi spuntate, e lotta ancora,
Chi le ha deposte volontariamente,
Chi le aborrisce per partito preso.
Chi confida nelle difese altrui,
Chi si arrende, ed osserva avvizzito,
E chi declina ogni ulteriore invito,
Ché preferisce stare lì sospeso,
Per non inabissarsi, dalla prora.




13.
Vita

Intimamente abbarbicata a un giunco,
Non pare suscettibile di espianto.
Anzi, è un unico corpo col suo scafo.
Forte nelle espressioni, nei sorrisi,
Nelle movenze e nel respiro stanco,
Sta sempre lì, radice dentro un corpo,
Che non si ferma ad apprezzarne essenza,
Dandone per scontata resistenza,
Fin quando non decide il suo commiato.
E lascia gli altri a contemplare il vacuo,
A interrogarsi, finché dura il pianto,
Nell’impotenza, al cospetto del fato.



14.
Amaro

Son cresciuto convinto che odio e guerre
Appartenessero a storia passata,
A un mondo di barbarie, di saccheggi,
Impiccagioni, esecuzioni in piazza,
Crudeli arbitrii e lotte fratricide,
Crocifissioni, e uomini in corazza.
Appena risvegliato da quel sogno,
Mi accosto ad un’angusta feritoia,
E dedico uno sguardo alla vallata…
Poi indosso l’armatura… e scendo in strada.

0