Punti fermi quasi mai… (Marco Statzu)

Questi inediti sono di una sincerità che svela l'anima del poeta nei suoi chiaroscuri di uomo, di testimone e di portavoce di un oltre (non a caso i riferimenti biblici sono molteplici) che urge in tutti noi, se non in maniera religiosa, quantomeno nella declinazione esistenziale dell'assurdo (Camus docet) o nella modalità di un rifiuto che o resta debole (sospeso) o finisce per diventare una nuova religione. Spero che Marco mi perdoni questa digressione e ritorno subito ai versi. C'è una emotività (cfr. Ianua cordis) razionalmente e linguisticamnte controllata (e sofisticata, direi, cosa fra l'altro assai gradevole al mio palato di ex linguista, si veda Sintassi di vita) ma pervasiva: lo stesso riferimento ai polisindeti, alle ripetute congiunzioni, è un ribadire che la vita ha bisogno di “legarsi”, di rapportarsi, di ritrovarsi, di smuovere e smuoversi in maniera sempre nuova (anche se apparentemente ripetitiva) come appunto sanno fare le e-mozioni : «“Isolano, isolato, isolante” / mi definisco per scherzo / davanti a chi mi si avvicina troppo. / Ma quanto desiderio di unione! / Una spiaggia non può contenerlo: / affonda e trabocca nello stesso momento.»
Per il rapporto quasi epico con il mondo naturale, e per la cadenza vibrante degli accenti tonici, ci vengono in mente le visioni e le, a volte tremende, “domande” in versi di uno Hopkins o di un Turoldo, ma la voce è il timbro sono del tutto moderni e caratterizzati da un understatement che è forse una cifra importante in Statzu (cfr. Esercizi di conversione).


TUTTO IN TUTTI

Tutte le ingiustizie di questo mondo io sopporto,
ogni pianto di dolore sparge le mie lacrime.
Tutti i sorrisi dei bambini
allietano la mia faccia.
Ogni capello strappato
manca alla mia testa.
Tutte le mani offerte in aiuto
mi sollevano.
Ogni goccia di sangue versato
indurisce le mie vene.
Ogni carezza amica
addolcisce la mia ruvidezza.
Ogni ora sottratta a qualcuno
manca alla mia vita.
Mi trovo spesso a sognare
i desideri delle persone che incontro.
Muoio ogni giorno in ciascuno dei miei fratelli.
E vivo altrettanto.

(Guspini, 27 dicembre 2008)


Onora il Padre

In memoria di Rino Gaetano

È questo lo scandalo incomprensibile:
che sei venuto – e sei morto persino!
per i peccatori, le puttane,
i farabutti, gli ubriaconi,
i ladri e i puttanieri.
E la schiera delle anime elette,
le nostre brave persone,
entreranno alfine in paradiso?
Sì. Ma solo per tua benigna concessione,
e ultimi nella fila.
Chi non ha mai provato ad avere la testa immersa nell’acqua
fino al penultimo spasimo poco prima che i sensi lo abbandonino
ti pone superbo una domanda:
«È giusto esser redenti per una lacrima
in fondo alla vita?»
È giusto. La seduta è tolta.



GUIDATO COME UN CIECO DI NOTTE
(Dopo la passeggiata a Piazza del Popolo quando sono diventato cieco)

Puntini di sospensione…
La mia vita ne è piena…
Punti fermi quasi mai…
Tanti a capo
costellano di nuovi inizi
il susseguirsi dei giorni
e una serie infinita
di polisindeti:
ho scoperto che anche la Bibbia
ne è piena



SINTASSI DI VITA

Sto forse intuendo
– per la prima volta –
non più di essere sbagliato
ma di avere sbagliato:
questo nuovo, sconosciuto ausiliare
cambia anche il tempo composto
della mia anima.
E sto errando tanto
– come negarlo? –.
Ma non sono errato.
Potenza del gerundio
sulla fissità del participio.



IANUA CORDIS
(Dove si prova a descrivere il rapporto di libertà e gratuità che l’amicizia richiede e invoca)

La chiave
nelle mie
o nelle sue mani:
sottile differenza
tra ospite e ostaggio.

(La notte tra 1 e 2 marzo 2006)



SERATA DI VENTO DENTRO E FUORI

Ventoso è il mio cuore
come la mia terra.
Ma esplode di sole
come lei.
Circondato da un mare
trasparente
a volte calmo
a volte burrascoso.
«Isolano, isolato, isolante»
mi definisco per scherzo
davanti a chi mi si avvicina troppo.
Ma quanto desiderio di unione!
Una spiaggia non può contenerlo:
affonda e trabocca nello stesso momento.



ESERCIZI DI CONVERSIONE

Dove va la zanzara di giorno
all’oscuro di tutti
io voglio andare.



SONO STATO ZITTITO DA UN BARBONE

– Le piacciono i cavalli, padre?
Mi chiese una volta seriamente
Mario che fu
antico maniscalco.

– Io lavoravo in un maneggio, sa?
– Ne sono molto affascinato.
Pensavo fosse sincera la mia risposta.

– Ha mai provato a cavalcarne uno, padre?
– Mai, dissi. Mai avuto tempo, purtroppo.
– Allora non le piacciono i cavalli.
Fu la sua sentenza perentoria.

Da allora sto sempre attento
quando parlo
a non avere davanti un barbone
che mi sbugiardi pubblicamente.

(17 gennaio 2008, h 16.55)



È difficile dire qualcosa di sé che scenda in profondità: si rischia di fare la fine di quegli adulti che secondo il Piccolo Principe di Saint-Exupery quando parlate loro di un nuovo amico non fanno mai domande sull’essenziale, del tipo: «Com’è la sua voce? Quali giochi preferisce? Colleziona farfalle?». Essi chiedono invece quanti anni ha, quanto pesa, quanti fratelli ha, quanto guadagna suo padre… «I grandi amano le cifre», conclude il Piccolo Principe (cap. IV).
Così lascio che per me parlino le mie poesie.
Marco Statzu
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