I baci sputi, i cazzotti pugnalate (Roberto Ceccarini)


Poesie forti, impegnate, agganciate anche alla storia (personale e collettiva) di qualche decennio fa (e mi viene in mente il parallelo con la poetica, forse leggermente più brumosa, di Luca Ariano): le immagini restano e trasportano il cuore e il pensiero evitando melensaggini e artificiosità letterarie: cos'altro chiedere a un poeta?


da: la guerra sparita (giorni manomessi)

Stava col bavero alzato e gli occhi fissi. maciullato dalla magrezza.
chi lo avrebbe detto che quello fosse mio padre. I capelli parevano
cespugli arruffati, come soldati in guerra. Quello che lo circondava poi,
non doveva essere gran che, se fissava al centro dell’obiettivo con dignità
partigiana. In lontananza, nella foto, si notavano un recinto e dei cani smunti,
così smunti, da sembrare fantasmi in volo, nel cielo pasticciato e grigio.

***

venne l’ora delle scelte difficili
quelle dei denti addentati alle giacche
di giorni fucilati dall’oppressione dei vivi.
che le gambe diventarono zampe,
i baci sputi, i cazzotti pugnalate
tignose all’andatura delle cose;
e le cose, che molte volte hanno
un nome, restarono criptate
nella storia, smarrite nei bauli
epocali di silenzi da dopoguerra;
nelle fiamme alte degli stenti
nelle albe timide - approssimative
dove un paio d’ali dovevano bastare,
per giorni spauriti finiti dritti nell’acquaio

***

c’eravamo cascati dentro. c’eravamo cascati tutti.
come se fino allora non era esistita la notte.
c’eravamo dentro fino al collo. e ballavamo
come in mezzo ad un banco di nebbia
senza musica, ad occhi chiusi. sospesi quasi.
difesi dalla nebbia, lontano dagli spari,
lontano dalle guerre - dai protocolli.



Da: Collezione privata - appunti

al via, un frammento di te
esplode sulle cose come un figlio.
ogni notte dalle ombre
snelle della nostra scolpita solitudine

imploriamo un silenzio di occhi vivi
un percorso domestico - rettilineo
un inverno lattescente
dalle tele magiche e morbide
come questo divano senza sonno
che attende nuovamente
due corpi c u r v i - uniformati

così non sostano più negli occhi le cose
come facevano quando eravamo giovani
si spostano velocemente come se
non fossimo più presenti in questo
bicchiere di vita lasciato a metà



da: Consuntivazioni

ai lati la sera sborda coi suoi bui precipitosi
le sue camminate offuscate nello spazio
lasciato libero dagli accadimenti del giorno
accadimenti catastrofici che ci portiamo dietro
come se stare soli fosse poi così crudele

***
scegliere il lato. il dato. il te. il me. schiodare l’inversa
preghiera. la parola estensibile, pronta a dare. ad innaffiare
campi, piante, icone, prima che guasti
la vita. che il tempo peggiori, divori occhi,
cancelli memorie, radici… passaggi mai visti.



da: Dintorni urbani


l’ho rivisto in fondo al viale si teneva un dente
come se fosse un'ostia - una reliquia.
la gente non lo perdeva d’occhio prendendolo
per un messia che intasava il chiostro con le sue vesti larghe
la barba lunga e crespa su un volto fragile - irriconoscibile.

***

fu una palla di tela a rivelarci la corsa
tirare i calci al pallone ci piaceva
come correre dietro alle “ragazzine”
le panchine del giardino facevano da porte
e noi si giocava ad oltranza fino a che
le luci dei lampioni ci “accendevano” i volti
come una fulgida presentazione di star.



Roberto Ceccarini nasce e risiede a Latina dal 18/01/1967. Lavora in una Società Chimica Farmaceutica nell’area risorse umane.
Suoi testi sono presenti su alcuni blog, tra cui la Costruzione del verso e altre cose; Poesiaespirito; Erodiade e figura in alcune antologie delle case editrici Montedit, Pagine, Lietocolle dove è presente (nel poetico diario il segreto delle fragole 2008 curato da G. Neri e F.Alborghetti).
Inoltre ha partecipato come co-autore ad una rappresentazione di “musica e poesie al teatro Cafaro di Latina il 07/12/2005 dal titolo “Memorie di questa terra” dalla quale è stata stampata una edizione cartacea.
È gestore del blog oboesommerso dove con “progetto lettura” ospita settimanalmente testi e letture di poeti contemporanei.
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