“Io” I (Diletta Saracino)

1.

L’angolo della scrittura
non esiste,
è solo un anfratto della mente,
un ripostiglio in disuso
che ho – di nascosto – risistemato.
Ma il suo accesso è
A Te interdetto
e non cercarlo
che non puoi trovarlo,
l’angolo delle parole ballerine
l’angolo
delle parole canterine.
L’angolo della scrittura,
l’angolo
nella mia mente.


2.

Come sempre
troppe penne sul tavolo per scrivere
che ogni giorno è uguale
pieno solo
della stessa voglia grigia del niente
del giorno prima.


3.

Contrabbando sogni
commercio in parole
ma non sono un buon acquisto
neanche sul mercato nero.


4.


Io ho lavorato finora.
Fuori.

È dentro
che non voglio lavorare.

È per me che non voglio faticare
e quindi guadagnare
giorni migliori
verità
calore.

Il saldo del conto
alla fine del mese
sale,
ma dentro
dentro
è sciopero perenne, abituale.



5.

Io appartengo alla terra di mezzo
non indosso divise
e non porto bandiere,
sostengo una causa
e poi un’altra e un’altra ancora
tuttavia per nessuna
combatto davvero.
Resto in superficie
e non scendo mai
consapevole
in profondità,
perché degli abissi ho paura
perché una volta
ho gettato gli occhi nel mio
e quando li ho ripresi
non erano più gli stessi.
E ora quando mi guardo allo specchio
– raramente e solo per necessità –
so bene che non sono intera
e neanche integra
so bene di non appartenere
a nessuna persona
a nessuna causa,
perché non appartengo
prima di tutto a me stessa.


6.

Io me la so cavare
senza mio padre
senza delegare
senza mia madre.

Io me la so cavare
senza di te,
senza sperare
miracolose guarigioni
senza fuggire
dalle mie cattive azioni.

Alla mia festa
decido io la musica
decido io chi entra
decido io chi esce.


7.

Per amore o contratto
nessuno ti tiene,
perché nessuno
deve tenerti.
È tua l’altalena
e tu decidi
quando salire
e quando scendere,
se gettare gli occhi al cielo
o chiuderli
– saracinesche serrate al vento –
al tempo di là
che è diverso
dal tempo di qua.
Mani strette attorno alle catene,
coordinate esatte
per la spinta veloce delle gambe.

È vero
nessuno tiene
ma così tu voli
da sola.


8.

Tira fuori i denti e combatti
per quello in cui credi
o solo
per quello che senti.

Combatti.


9.

Un buco nel cuore,
per principio
per sua finalità naturale,
non ha scale.

È fatto per precipitare
e poi non si risale.


10.


C’è un modo giusto d’amare
e uno sbagliato.
Il tuo è giusto
il mio
sbagliato.
Il tuo produce
il mio
distrugge.
Il tuo semina,
il tuo
raccoglie.
Il mio è arido
il mio è vuoto.
Il mio disperde
Essendo volatile di natura
Essendo
di forma pura.

Con il tuo si creano famiglie
di pensieri e di radici,
con il mio si resta soli
seppure insieme.

Il tuo è sano
il mio
è malato.


11.
Lezione n. 1

Raccontarti della mia pena
è semplice
e io ho un vocabolario
davvero misero,
davvero limitato.

Da piccola non sono stata amata
e da grande, amata,
non ho amato.
Nessuno me l’ha insegnato

o meglio dirò
“Non ho imparato”.


12.


Il limite ha forma
spessore
colore.

Il limite è vivo
respira
si muove.
E quando parla
dismette
rovina
devasta.

Il limite è mio
e diverso anche tuo.

Il limite uccide
distacca
allontana.

Il limite è
informe
spazio
incolore.


13.


Parlami di me,
Raccontami.
Perché non so chi sono,
perché nello specchio non mi riconosco:
una
estranea invadente
abita il mio corpo.


14.


Che strana tinteggiatura
ho scelto per la mia stanza.
Senza stelle e senza il cielo
il buio così è pieno.
La mia pena così non ha fondo
senza luccichii d’emergenza,
appigli luminosi per riposare.


15.


Mi scopro in buona compagnia
io e il mio silenzio
io e la mia pena,
con la quale vado a braccetto.
Non più estranea
Lei adesso è ben contenta
di non viver relegata in un cassetto.
Scoperta,
respira finalmente
e come per magia s’acquieta,
incredibilmente.
Lieve è la mia pena
e dolce
il mio silenzio.


16.

Arde il fuoco solitario.
Nel regno quotidiano
di vitale valore non è sempre
impastare nero su bianco
ma colore su colore
di voce su voce e di silenzio.

Incandescente.
A tratti priva di scrittura.
Così ora mi garantisco l’esistenza.


17.
Lezione sugli elementi

Sui bracieri,
in fondo alla gola
prendono fuoco le parole,
con poco vento
con scarso mestiere,
una fiamma da niente
senza valore.

E la mia pelle scintilla
scintilla alla vista
ma cela l’inganno.
Al tatto rivela
che è fatta di scaglie
di scaglie di ghiaccio.



Una sequenza-confessione questa di Diletta Saracino: “sostengo una causa / e poi un’altra e un’altra ancora / tuttavia per nessuna / combatto davvero. / Resto in superficie (…)“; una confessione in parte riassuntivo dello sfinimento pseudoatarissico di noi abitanti dell'Occidente. C'è però anche una consapevolezza della situazione che è una base da cui ripartire: “Il limite è vivo / respira / si muove.“; “una / estranea invadente / abita il mio corpo.“
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