Intervalli ardenti (Daniele Bottura)


C’è sempre un posto vuoto nelle tavole su cui mangio. Ogni volta immagino che vi sia seduto qualcuno. Nessuno mi dice il suo nome.

Il tavolo della cucina è sempre apparecchiato per due, la bottiglia di vino mezza vuota, i giornali piegati di lato. Magari arrivi da un momento all’altro.

Certi giorni tra me e il mondo c’è una distanza infinita colmabile solo con il sonno. Niente altro mi avvicina agli umani nei giorni in cui il vero non si appiccica ai sogni.

Di un abbraccio mi piace quello che c’è in mezzo.

Faccio fatica a stare in piedi su questa terra, con queste gambe stanche, con questi pensieri pesanti.

Un abbraccio silenzioso nella notte, ovunque, ogni tanto se proprio anche nel passato.

Non mi piacciono le definizioni. Le trovo strette come le magliette di un neonato e sgualcite come il soprabito di un defunto parente.

Quando ti guardo vedi il mio sorriso?
Mi leggi dentro?
Riesci a capire cosa penso quando ti guardo mentre ti sorrido formalmente?

Perdersi tra le strade del centro di Verona non fa badare al cielo grigio.
Essere accompagnati nella vita da uno spirito vivo e allegro è la stessa cosa.

I passi che facciamo sono le idee che abbiamo.

La felicità è un incrocio a doppio senso di circolazione.
La felicità è un rimbalzo.

Vivo aspettando una tua telefonata. So che questo non sconvolge te quanto me.

Il solo modo per fare pace col passato è scrivere, che sembra essere il solo modo per parlare.

Certe relazioni sono alimentate da qualcosa.
Non si può scrivere quel che non si può dire.


Ci si sposa per paura di rimanere soli.
Si rimane soli in amore per paura di soffrire.


La prima volta che ti ho vista ero più attento a me che a te.

C’è questo guardarsi tra le persone. Irrispettoso, indiscreto,
intimo senza conoscersi.
Sguardi che vanno subito al sodo senza un respiro che li sostiene.

Ovunque mi trovo tengo alto il volume della radio nella speranza che tu la possa sentire.

Ciò che accade è necessario.

Il tempo è in scadenza sugli scaffali del supermercato.

La somma delle cose non dette produce una malattia.

La somma delle incomprensioni da un risultato insopportabile.

Ho unito su un foglio bianco i puntini che avevo stampato nei pensieri. È apparso il tuo volto.

Ci siamo persi nell’idiozia dei giorni, scambiando l’abitudine per la vita. Non poteva andare peggio.



Questi aforismi sono davvero belli, scavano e vanno ben oltre il gioco di parole perché dietro c'è un percorso e davanti il desiderio di dargli una meta per cui valga la pena camminare: "Di un abbraccio mi piace quello che c’è in mezzo."
Daniele Bottura vive a Mantova e lavora in ambito socio-culturale. Ha pubblicato Transatlantici di carta.
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