recensione di Vincenzo Capodiferro pubblicata su Insubria Critica
Como una ebrietad / Come un’ebrezza è una raccolta di poesie di Gladys Besagoitia Dazza, scrittrice peruviana, edita da Fara, Rimini 2025.
«La poetessa italo-peruviana» scrive Alessandro Ramberti nella postfazione, «ci invita a scovare il buono nel quotidiano, a godere degli affetti, dell’amicizia, della natura, a inebriarci di relazioni in cui il tu e l’io diventano un noi, che esonda, contagia, moltiplica il bello che c’è un ogni persona».
Ogni giorno sono più vicina
alla fine del mio viaggio
sento il volo veloce delle ore.
Gladys nei sui versi, come un sismografo preciso, registra i palpiti del vitalismo cosmico. Siamo immersi nel fiume eracliteo del tempo, che è la struttura stessa dell’esistenza, come ci insegnano gli esistenzialisti, questo fiume, che - riprendendo la nota di Alessandro - spesso esonda: il Bene, nel linguaggio antico dei neoplatonici, è proprio come questa inesauribile sorgente d’acqua che sovrabbonda e sgorga, è come Sole, inesauribile sorgente di luce. Ed i versi di Gladys sono fluidi e luminosi, come quel Bene inesauribile.
Dopo le ore tenebrose,
vivere respirare ridere
amare sorridere rinascere
entrare con gli occhi
nel giardino del mare.
Poesia è specchio di vita che si dimena tra “luce e ombra”: in questi versi rigogliosi che si iscrivono nella cornice della vitalità, senza punteggiatura, cioè senza pause, in una continuità assoluta; in Natura vige il principio di continuitas. Si inneggia al vigore che sorge e risorge dall’erlebnis, si respira aria di dannunziano panismo, come l’albero che
mi penetra mi cresce dentro,
radici tronco foglie musicali
respirano come i miei respiri.
La Natura è fatta di cause e forze interne e cause interne. Questa potenza vitale è divina. La poesia diventa espressione di vita, non è un puro esercizio musicale. Come un’ebrezza è un canzoniere attento e vispo che risente di uno scientifico e intuitivo coglimento del flusso di un bruniano universo, di quello spirito, che in fondo è il respiro del mondo stesso. La poesia crea appunto quella dionisiaca ebrezza e si connette con l’emotività cosmica. Non c’è nei versi di Gladys rielaborazione, ma espressione pura, così come all’anima si presenta il palpito emozionale, puro flusso di incosciente coscienza, non ancora riflessa, prima del tocco magico della ragione, che come Mida, trasforma tutto in oro. Leggere i versi di Gladys ci riporta quasi in contesto originario della poiesis, intesa come mimica, impulsiva creatività, imitazione della divina creazione.
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