venerdì 24 luglio 2026

La distanza necessaria

Gennaro Grieco, Indizi per il giusto riposo
Rimini, Fara editore 2026, € 12,50

recensione di Enrico Cerquiglini



Quando, nel 2007, recensii Apprendimento di cose utili, osservavo come Gennaro Grieco concepisse la poesia non come un esercizio estetico, ma come una forma di conoscenza, un «percorso didattico di trasmissione di realtà» capace di opporsi alla deriva nichilista e mercantile del nostro tempo. A distanza di quasi vent’anni, Indizi per il giusto riposo non smentisce quella lettura: la approfondisce e la porta a una maturazione ulteriore. Se allora il poeta cercava le «cose utili» per comprendere il mondo, oggi sembra cercare gli «indizi» necessari per abitarlo senza esserne travolto.

La prosa introduttiva, Quando ormai abitavo l'altrove ovvero breve storia di uno stacco e uno scatto, ha il valore di una dichiarazione di poetica. Quell’«altrove» non è fuga dalla realtà, ma la distanza necessaria per poterla osservare con maggiore lucidità. Da qui prende avvio un percorso articolato in cinque sezioni (Consapevole di tanta considerazione, Io so essere, Ci cattura un lembo di cielo, di aria, Trittico dell’arduo disincanto e Indizi per il giusto riposo), che si leggono come le tappe di un’unica meditazione sull’uomo, sul tempo e sulla possibilità di conservare una misura interiore.

È proprio la parola misura una delle chiavi della raccolta. «Il tempo è una misura ed il ritorno / può essere una speranza»: in questi versi si concentra il nucleo del libro. Grieco continua a interrogare il presente senza abbandonarsi né al pessimismo sterile né all'illusione consolatoria. La speranza esiste, ma va conquistata; il ritorno non è nostalgia, bensì recupero di ciò che la contemporaneità rischia di cancellare.

Ritroviamo la stessa tensione etica che caratterizzava 
Apprendimento di cose utili. La poesia rimane un atto di resistenza contro l’impoverimento dell’umano. Lo dimostrano versi come «Ciascuno abbia il sale e la rosa, l’esile / giunco legato al polso a ricordare», dove la memoria diventa un gesto quotidiano di fedeltà alla vita, oppure l'invocazione «Ditemi di un nido, di un orizzonte, / di quanto ancor vivo sia un sentimento», che sembra condensare l’intera ricerca del poeta.

Accanto alla dimensione più intima permane quella civile. Grieco guarda il nostro tempo con severità, senza mai cadere nella declamazione. «Solo uomini di massima sciocchezza / zelanti camerieri di un re pazzo» è un giudizio che vale ben oltre la contingenza politica, così come «Pietà per la luna che non ha colpe / per le ire di questa terra disfatta» restituisce l’immagine di un mondo ferito, incapace di ritrovare armonia con sé stesso.

Anche sul piano stilistico il poeta conferma una progressiva essenzialità. Il linguaggio è ormai completamente liberato da ogni compiacimento letterario; il verso procede con naturalezza, sostenuto da immagini limpide e da una meditazione che non rinuncia mai alla tensione lirica. È una scrittura che non cerca l’effetto, ma la necessità.

L’epigrafe dell”ultima sezione, affidata a Nicolás Gómez Dávila – “Chi non volta le spalle al mondo attuale si disonora” – offre una preziosa chiave interpretativa. Non si tratta di rifiutare il mondo, ma di sottrarsi alle sue logiche dominanti, di difendere uno spazio di libertà e di coscienza. È, in fondo, la stessa funzione che Grieco continua ad attribuire alla poesia.

Indizi per il giusto riposo si pone così in perfetta continuità con 
Apprendimento di cose utili, ma con un accento diverso. Se nel libro del 2007 la poesia insegnava soprattutto a vivere, oggi insegna anche a resistere, a custodire il tempo, la memoria e il sentimento in un’epoca che sembra averli relegati ai margini. È il libro di un autore che ha raggiunto una piena maturità espressiva senza rinunciare alla propria originaria vocazione: fare della poesia uno strumento di conoscenza, di responsabilità e, soprattutto, di umanità.

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