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PARADISO
Non senti il fiato della fisarmonica?
Sono i ricci o i cespugli
del cantante, un filo della chitarra
al cuore un taglio
e resta aperto,
e fiori guardo prima di morire.
Basta andare là ai piedi del balcone
guardare ancora verso il basso paese
e il mare là oltre le case e il cielo
dalle sbarre verdi, dalle porte-finestre
delicate di vetro.
Ghirigori sopra le case,
il filo per stendere
un gruppo di tegole davanti
ghirigori le sbarre della ringhiera
piastrelle di cotto ancora tiepide
– nel vento e stare a guardare
la linea prima delle colline
Le tende verdi al sole di giorno che sbattono
dal vento forte che batte sulla punta
della collina dov’è il condominio,
le verdi tende che sbattono
sulla struttura loro preda
la cordicella che dondola
dalla ringhiera giù
qualche piano sull’edera
e Pietra.
In preda al vento sulla punta della collina
in mezzo alle piante in rigoglio silenziose
tutto intorno
nel sole ruvido asfalto e le lamiere
verso la spiaggia nel fondo
Molti anni prima a San Lorenzo
dalle barche a remi i lumini
sul mare e spiagge illuminate
oltre la costa, dalle due parti
nel buio a guardare l’idea
delle stelle le luci
Era qualcosa senza fine che i giorni
da sopra a sotto per le strade strette
in infradito nel sole – improvviso
nella calura della vegetazione.
Santa Maria Annunciatrice
veglia sulla piazzetta
verso la via Aurelia
sulla vecchia torre
il giornalaio che non trova i libri,
e l’altro giornalaio che ne ha sempre
sulla via Aurelia, Lele
chiede un cappuccino, sorride
//
I fiori viola sulle pareti si arrampicavano
ai lati qualche erba ribelle fra i tombini
e giù verso il centro del paese
Era come il tremare del vetro
delle finestre ad ogni spinta del vento
e oltre il mare, come certezza
come sole la mattina
come certezza le rotonde
e il molo lungo che aspetta
e le pareti della chiesa
alte nel carruggio – e il buio
della piazza, il duomo dentro
le porte alto,
sui disegni dei sanpietrini
Il mare oltre il piccolo sottopasso
dietro il palazzo di Corrado le palme
in fila prima della sabbia in basso
tra i bar,
lo Stella Maris prima delle spiagge
e il centro del paese
odore di benzina,
gente nel sole
c’era il vento nel vicolo verso
la spiaggia la vespa azzurra
che Mattia usava
e una lunga strada sui margini
della collina
un luogo vicino al mare:
il cinema, il Santo, la farinata
di Virginia, il cantiere navale verso la stazione
le barche sulla spiaggia libera
che si apre con dita di scogli
il cantiere ingrigito da anni
E in cima la vegetazione e la croce
che a perderci abbiamo trovato un giorno
io e Matteo sopra le ville nei sentieri,
l’autobus a Finale Ligure
gli ulivi, la torre diroccata
su Varigotti e dopo Spotorno
A piedi nudi sull’asfalto
per comprare birre, il panettiere
apriva per le brioche calde
e su di mattina nel buio
una gamba nel canale ubriaco
all’alba
//
E il buio che viene appena
dopo la grazia del grigio
e della quiete in superficie
potremmo chiamarla paradiso
paradiso. Un momento prima della cena
un momento dopo una
chiacchiera con qualche amico
e sul balcone sulle sedie di vimini
cigolano nel buio in mezzo
a queste due pareti una immensa
nel buio spenge la lampadina
Il mare dentro uno spazio per il paradiso
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