Testi inediti di Eugenio Lucrezi

 

 


 


Lo scimmione e gli uomini illustri

per Tonino Taiuti

 

 

Sopravanzare la scrittura, esautorarne la possanza a forza di peli foltamente neri e impenetrabili al senso, al linguaggio articolato che li sottende inerme, cancellato, azzerato con tutti i portati di significazione ridondante e multipla, elegante per infinita polluzione di modulate frequenze accomodate ad orecchi fini e di luce che incerta balugina senza mai spegnersi, senza smettere il vanto del dire che incanta e non definisce se non l’accrescimento dei saperi che la natura sovrastano, e sovrastando sanciscono un dominio millenario che è superamento della morte ed infinita nascita di umani, uno dopo l’altro e ad uno ad uno illustri di sentenze parlate e scritte, consegnate ai simili in spregio a tutti gli altri viventi.

Frequenze infrequentabili, quali il fruscio dei rami nel bosco e le selvatiche grida delle bestie che per spazi insondati si rincorrono o si sfuggono in codice di fame e di amore, di bramosia e di terrore, in spasimo di sofferenza e di godimento, di morte e di nascita, si accordano uguali, all’orecchio suprematico del sapiens sapiens, nella placida distesa del sottofondo, del sottobosco, della sottovita naturale; del contorno. Da servire ogni volta a corredo della pietanza, appunto, suprematica, che è indifferentemente delizia di un’elevazione sentimentale decorosamente decorata o piatto asciutto e forte del logos: stiletto e sciabola del dominio, l’una e l’altro, della specie più inconsapevole di tutte, nell’abominio di una consapevolezza illusoria che incessantemente, da tutte le altezze, veramente precipita.

Alla luce suddetta, che incerta, senza mai spegnersi, balugina, rispondono nell’opera di Tonino Taiuti − senza che gli sguardi, nell’incrociarsi, si degnino, senza che mostrino un’onta di sdegno − le luci puntute dell’animale, duramente confitte nello spettatore: l’Autore (che dell’opera, va da sé, è il primo spettatore; ma anche, per estensione solidale e di specie, tutti i suoi simili, che stiano guardando in direzione del quadro o da qualche altra parte) che da ogni dove lo circonda: d’avanti, per l’appunto; e da dietro, in quanto estensore, il sapiens sapiens, delle sentenze, di certo magnifiche di adornata sensatezza, di stilistiche virtù e di profonde vertigini filosofiche, contenute nel libro del quale la pagina che alla pittura fa da sfondo funge da frontespizio.  Gli occhi puntuti dello scimmione scintillano inopinati e di luce, questa sì, al contrario dell’altra, certa; accesa, com’è in evidenza, della mutevolezza intelligente e dell’inquietato all’erta del vero vivente. Non è ignaro, l’animale, della situazione di circondato che lo costringe. Eppure il quadro ce lo consegna supremamente libero. Il vello folto che lo fa scuro, glorioso di tutte le sue pulci, oblitera scritture perché è trionfante trofeo di quella lingua che, per essere nascente e postuma allo stesso tempo, non ha nostalgia di alcun significato (lo sguardo puntuto è quello della vita e dell’arte, che soltanto artefici molto audaci come Tonino Taiuti riescono ad affratellare).

 

Star Wars (recitato patafisico)

 

Boris Vian, soldato semplice, ardito della brigata d’assalto, legione terrestre, esercito intergalattico:

 

«Perché, mio comandante, ciascheduno

dei prigionieri viene giustiziato

in un modo diverso?»

 

Alfred Jarry, sergente maggiore, comandante della brigata d’assalto, legione terrestre, esercito intergalattico:

 

«Ardito Boris, ciascuno dei nemici

nacque a suo tempo con un suo vagito.

Perciò sua dignitate vuole che

muoia ciascuno con diverso grido.»

 

Eugenio Lucrezi, leccese, vive a Napoli. Medico, musicista e giornalista, è Gran Ciambellano dell’Institutum Pataphisicum Partenopeium. Ha pubblicato il romanzo Quel dì finiva in due, Manni, Lecce 2000, e diversi libri di poesia, tra cui Arboraria, Altri termini, Cuma 1989, L’air, Anterem, Verona 2001, mimetiche, Oèdipus, Salerno 2013, Bamboo Blues, Nottetempo, Milano 2018, Autoritrarsi, con fotografie di Marco De Gemmis, Oèdipus, Salerno 2021. È stato direttore della rivista di poesia Levania (2012-2020). Per la redazione napoletana del quotidiano La Repubblica cura dal marzo del 2019 la “Bottega della poesia”.

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