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venerdì 25 settembre 2026

I poeti si raccontano

AA.VV. Come nasce la voce. I poeti si raccontano, puntoacapo 2026, pp. 206

recensione di Giancarlo Baroni


La casa editrice “puntoacapo” ha rivolto a  88 poeti  questa precisa, articolata  e concisa domanda: «Puoi raccontare la tua formazione, i tuoi rapporti con la scrittura poetica, i punti chiave della tua poetica personale?». Le risposte di ognuno dei numerosi scrittori formano il volume appena stampato da “puntoacapo” intitolato Come nasce la voce. I poeti si raccontano. 

Nella breve Introduzione l’editore-curatore scrive a proposito del libro: «Ne esce uno spaccato indicativo della poesia contemporanea e della sua ricchezza tematica ed espressiva, un libro vivo, intimo e polifonico; storie di folgorazioni e di ferite, di maestri incontrati sui banchi di scuola o all’Università; di silenzi, ossessioni, resistenze e scoperte. Un viaggio nella fucina interiore della poesia di oggi, dentro il mistero stesso di come nasce una voce poetica individuale».

Leggere il libro è come entrare nelle stanze fisiche e mentali dove ogni singolo poeta compone i suoi versi,  dove si confronta idealmente con altri poeti e con i suoi maestri, nel laboratorio dove elabora la sua poetica.

Sarebbe troppo lungo e faticoso considerare ogni singolo poeta presente nel testo. Mi limiterò dunque a individuare una frase significativa di alcuni di loro; frase che può acquisire il valore dell’aforisma. 

Per Giuseppe Carlo Airaghi la poesia è «una forma di resistenza, di testimonianza e di ricerca di verità». «La poesia», afferma Eleonora Bellini, «è etica, non solo per la sua onestà intrinseca […] ma anche perché si avvicina al profondo degli esseri umani e li interroga». Sottolinea Remigio Bertolino che «La genesi poetica è sempre misteriosa. Vi sono in campo forze fuori del pieno controllo dell’Io». Da parte sua Luigi Cannone confida: «Si lavora sulla parola per liberarla dal superfluo, perseguendo un ideale di essenzialità ed autenticità». «Concepisco la poesia», dice Roberto Casati, «come un lavoro di ascolto e di sottrazione». Sinteticamente Cinzia Coppola scrive «per me la poesia è innanzitutto un atto di resistenza e una ricerca di bellezza». « Scrivere poesia è davvero un corpo a corpo tra gioia creativa e disperazione» confessa Annamaria Ferramosca. Mauro Ferrari, ideatore di Come nasce la voce. I poeti si raccontano, aggiunge che la poesia deve «essere considerata una forma di conoscenza, una indagine della realtà che il poeta conduce con i mezzi della poesia». Marco Incardona va dritto al cuore del problema: «Scrivere significa ribellarsi al destino tragico della condizione umana, transitoria e votata alla vanità». Dario Marelli preferisce parole più morbide ma non per questo meno pregnanti: «la poesia è espressione autentica del mio vivere quotidiano». «In fondo, la poesia continua a essere questo:», sostiene Claudio Pagelli, «un respiro, uno spazio di libertà e una forma di interrogazione continua, rivolta tanto all’interiorità quanto al mondo che ci attraversa». Per Francesca Piovesan la poesia «non dissolve il mistero, ma lo rende abitabile». Altrettanto concisa questa frase di Daniele Ricci: «La poesia è soprattutto consolazione e conforto dal dolore». Secondo Ricci la poesia è anche «intuizione profonda della verità delle cose». Per Marco Righetti poesia è «voce del verbo conoscere. Finestra aperta sul presente, sul mistero dell’altro e della vita». Antonella Sica cerca «una parola che non consoli ma che tenga aperto lo sguardo». Giancarlo Stoccoro afferma che «la poesia è disciplina dello sguardo, più che scrivere sento di essere scritto dalla poesia stessa». Fra i tanti poeti che nel libro si raccontano, ci sono anch’io: «mi sono chiesto quale sia alla fine il sentimento prevalente che mi spinge a scrivere: “Una incerta beatitudine”, mi sono risposto, insicura, precaria, travagliata, tormentata, inquieta ma pur sempre beatitudine».

Assai utili e dettagliate le Note bio-bibliografiche in fondo al volume.



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