recensione di AR
“I cipressi accolgono i morti tra le radici / con le chiome accarezzano i vivi.” (p. 78)
“Un’ultima lucciola solfeggia la fine dell’estate / si mette via la legna per l’inverno.” (p. 76)
“Il silenzio scende i gradini / unisce tutti i respiri / setaccia il dolore in polvere più fine / lo accompagna / fino al penultimo passo / l’ultimo è un lieve respiro scambiato con il cielo.” (p. 73)
“Respira il cielo a fisarmonica / un concerto di stelle brilla nelle mani. / Il suono delle campane fa volare via uno stormo / il cielo diventa chiesa. // Siamo custodi della vita.” (p. 67)
“Mi soprende l’umile borragine / (…) / prega per i margini del mondo.” (p. 13)
Veniamo abbracciati, letteralmente, in queste pagine da fiori, alberi, cieli, stelle, vento… che Leda ci presenta come amici da sempre: per questo le sue parole ci arrivano cariche di affetto, colme di quell’energia immediata che non ha bisogno, di profilazioni, di “inquadrature” ad hoc iperrealiste, ma si esprime con verità, semplicità, vicinanza che derivano da una conoscenza esperita, vissuta:
“Hanno un modo di guardarsi le mani / le persone fragili e stanche / le tengono intrecciate come ceste sulle ginocchi. / Aspettano colui che ha la forma del vuoto.” (p 20)
I versi sono intrisi di un senso religioso che mette in profonda relazione umanità, pensiero, natura, sensi, desiderio di eternità, ricerca dell’Alto, sequela del Figlio dell’uomo in cui siamo salvati:
“Nel chicco di grano tutte le spighe / nel volto di Cristo ogni uomo.” (p. 49)
“Quando cerchi Dio, Dio è lo sguardo dei tuoi occhi / canta Rumi il persiano. / Ho sentito quel canto ch’ero bambina” (p. 30)
“Abbiamo una scala nel cuore / che da piccoli scendiamo e saliamo / due gradini alla volta con gioia. / (…) / I bambini lo sanno / pregano giocando / è così che rendono grande il mondo.” (p. 47)
Attraverso il suo rapporto così stretto con la natura, Leda mantiene, come san Francesco, un cuore ricettivo al lato spirituale di quanto ci circonda, nel micro- e nel macrocosmo, nella rete sociale fatta di persone in carne, sangue, pulsioni che respirano di vita ben oltre le connessioni messe in atto da intelligenze artificiali sempre più sofisticate e “realistiche”.
Il soffio dei versi di Leda si insinua discretamente nei nostri polmoni e li fa esultare con immagine di una bellezza assoluta.
“Il bosco veglia / su ogni foglia che cade.” (p. 61)
“L’esile luce attraversa la cruna del gelo.” (p. 45)
“L’esile luce attraversa la cruna del gelo.” (p. 45)
“Perché continuare a bussare a una porta già aperta / quando basta abbassare la maniglia / e portare avanti il cuore?” (p. 44)
“Le stelle maturano appese al cielo / scuoto la notte come l’albero di albicocche.” (p. 27)
“Dal fontone si alzano in volo / zampe d’airone / le ali si uniscono per indossare il cielo.” (p. 21)
“Un grande viaggio / comincia all’altezza di un filo d’erba.” (p. 16)
“Il vento si è portato via l’inverno / (…) / Ha seminato un alfabeto d’aria / che si è fatto memoria.” (p. 14)

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